Volt Che vita di mecha… ‒ C’era una volta la fumetteria

Volt Che vita di mecha… ‒ C’era una volta la fumetteria
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“Vi era un tempo in cui sulla Terra esistevano dei luoghi mistici. Portali, attraverso i quali era possibile accedere a mondi e universi fantastici. Potevano trovarsi ovunque, in qualunque città. Il nome di questi luoghi straordinari era... Fumetterie”. Inizia così il racconto di un vecchio robot, guercio da un occhio, barba lunga e bastone per camminare. Ad ascoltarlo i suoi nipotini. Egli ora è un Guardiano, ma per arrivare a come lo sia diventato bisogna partire da molti anni prima quando era un giovane robot. Giovane e soprattutto senza né arte né parte, disoccupatissimo e con una madre leggermente oppressiva con un pallino per la totale manipolazione della vita di suo figlio, nonchè una altrettanto leggerissima somiglianza con Darth Vader...Volt ha un sogno, diventare un fumettista, ma di fumetti non si campa: o forse sì, perché con una madre così puoi ritrovarti a lavorare dentro una fumetteria senza neppure accorgertene. Un piccolo inganno e Volt viene catapultato nel magico mondo del lavoro, dall’altro lato del bancone e con una nidiata di nerd pronti a rendere le sue giornate pressappoco infernali...

Il personaggio di Volt nasce nel 2009, sotto forma delle striscie online Che Vita di Mecha ed ha alle spalle una lunga storia editoriale. Inizialmente amatoriale, con delle storie ciclostilate dallo stesso autore, poi con la Shockdom ‒ che ha condotto ad un iniziale interessamento anche della Panini, presto sfumato ‒ e successivamente come vera e propria autoproduzione. Nel 2014, finalmente, la Saldapress ha aperto le sue porte a Volt per un lungo processo di rielaborazione coronatosi nel 2016. Nel corso degli anni le storie di Volt si sono evolute tantissimo, da brevi sequenze ambientate in fumetteria fino ad una storia a più lunga gittata e, sebbene sia inevitabile pensare al Ratman di Leo Ortolani quale illustre predecessore e come pietra di paragone, ci sentiamo di smorzare immediatamente qualsiasi raffronto. Volt, infatti, ha una sua autonomia editoriale e concettuale che lo rende un caso interessante, senza bisogno di ingombranti riferimenti. L’aspetto che più di tutti risulta intrigante è l’ambientazione, ossia la fumetteria. Chi ne frequenta una sa benissimo che possono essere un bellissimo luogo di aggregazione, ma anche il porto sicuro di veri e propri personaggi in carne ossa, dei fenomeni dell’assurdo e delle richieste impossibili. Volt puccia serenamente da questo universo per dargli una forma, delle fenomenologie ricorrenti e raccontare i lati bizzarri e comici che la gestione di un negozio di fumetti può avere. Senza contare che lo stesso Volt è un aspirante fumettista e che anch’egli stampa il suo primo fumetto in una copisteria per poi andare in cerca di un editore che lo pubblichi. In altre parole, Volt è riuscito ad inserirsi in quello spazio interlocutorio tra lettori, fumetti e fumettisti e questo ne fa un qualcosa di più di un semplice fumetto comico dallo stile superdeformato e dalle gag a tema.



 

 

 

 
 
 
 

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