The walking dead – Nati per soffrire

The walking dead – Nati per soffrire
Michonne ha lasciato il corpo del sadico Governatore a terra convinta di aver estinto ogni scintilla di vita da quelle carni martoriate a colpi di katana, ma ha sottovalutato la sua tempra. Soccorso dai suoi scagnozzi e rimesso in sesto alla meno peggio da un ex dottore militare divenuto ormai un patetico ubriacone, il Governatore è ora senza un braccio e un occhio, ma ancora letale e deciso alla vendetta a tutti i costi contro la comunità di sopravvissuti guidata da Rick Grimes. Convocati tutti gli abitanti di Woodbury, racconta loro una versione del tutto falsata dei fatti, dipingendo gli occupanti della prigione come assassini e traditori che minacciano la vita stessa della cittadina. L'attacco viene scatenato con grande spiegamento di forze, ma le cose sin da subito non vanno come il Governatore aveva previsto: la prigione è assediata da centinaia di zombie che fanno da cuscinetto, e la gente di Grimes comincia a decimare gli assedianti a colpi di fucile. Ciononostante, la morte sta per bussare alla porta di Rick e dei suoi...
Dopo la calma di due trade paperback relativamente avari di azione e dedicati soprattutto all'approfondimento delle dinamiche tra i personaggi, era chiaro che sarebbe arrivata la tempesta: e la tempesta arriva, dura, spietata, implacabile con questo Nati per soffrire, ottavo volume rilegato di The walking dead, che raccoglie i numeri 43–48 della serie scritta da Robert Kirkman e disegnata da Charlie Adlard. Senza indulgere in spoiler da galera, possiamo dire che alcuni dei protagonisti moriranno (e non siamo in un fumetto supereroistico, qui si muore davvero e definitivamente, eh: a meno di non essere trasformati in zombie, ovviamente) e che la serie fatalmente subirà una svolta decisiva da tali eventi luttuosi, uscendo finalmente dall'empasse in cui la formula “assedio alla prigione” - pur preziosa per approfondire l'interiorità dei personaggi e i loro rapporti - l'aveva gettata. Le sequenze ultraviolente si susseguono, il ritmo è convulso, i colpi di scena martellano il lettore: era ora. Io senza adrenalina non so stare.

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