Il diritto di opporsi: dalla cronaca al libro, dal libro al film

A trent’anni dallo svolgersi degli eventi raccontati, arriva sugli schermi di tutto il mondo l’adattamento cinematografico del bel libro di Bryan Stevenson Il diritto di opporsi. Dalle memorie personali del giovane avvocato statunitense, pubblicate nel 2014 in patria con il titolo Just Mercy: a story of justice and redemption e in Italia da Fazi, nasce il film Il diritto di opporsi di Destin Daniel Cretton. E il regista de Il castello di vetro (trasposizione delle memorie di Jeannette Walls con Brie Larson, Woody Harrelson e Naomi Watts), e soprattutto del sorprendente Short Term 12 del 2013, non appare intimidito dall’impegno. Né dalle sue implicazioni. D’altronde non è la prima volta che il cinema statunitense affronta le ombre del proprio passato, in particolare quelle che ancora oggi potrebbero porsi come esempi edificanti. E che denuncia le difficoltà di molti ad affrontare una questione razziale che ancora oggi miete vittime. “Una persona che decide di fare qualcosa può fare la differenza”, spiega non a caso il regista, che parla della vicenda messa in scena come della “genesi di un eroe”. Sullo schermo Stevenson ha il volto di Michael B. Jordan, splendido protagonista al fianco di un superlativo Jamie Foxx di un legal drama che ha quasi le stimmate di un road movie. Paradossale, considerati gli ambienti claustrofobici nei quali si svolge e il ritmo non particolarmente incalzante. Eppure il respiro che acquista la narrazione, negli sconfinamenti che ci mostrano la vita reale della comunità nera dell’Alabama del 1989, è lo stesso di illustri precedenti del genere. Si parte dall’ingiusta condanna a morte comminata al Walter McMillian “colpevole sin dalla nascita”, ma il suo caso esemplare finisce per regalare uno sguardo a tratti emozionante sul tema dei diritti dei cittadini afroamericani nella terra della libertà. Una storia che a suo modo ha già prodotto dei frutti, l’ennesimo cambiamento ispirato dalla “stella polare” dell’autore del libro, se è vero – come sottolineano le note di regia - che Il diritto di opporsi è il primo film prodotto dalla Warner Bros. nel quale son stati garantiti eguali ruoli chiave da un lato e dall’altro della macchina da presa a donne, persone di colore e membri della comunità LGBTQ.



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