Intervista a Abha Dawesar

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Abha è nata a Nuova Dehli, ma si è trasferita negli Stati Uniti all’età di 17 anni, e là si è laureata (ad Harvard) in Filosofia. Artista eclettica (si dedica anche alla fotografia e alla pittura), attualmente divide la sua vita fra New York e Parigi: e proprio in Francia il suo romanzo Family Values è uno dei favoriti nella sezione Letteratura straniera dei prestigiosi premi Médicis e Femina, come ci tiene a farmi notare lei stessa con malcelato orgoglio. L'abbiamo sentita in esclusiva per i lettori di Mangialibri.
Tu sei nata in India, abiti a New York e trascorri lunghi periodi a Parigi…potresti quindi essere definita “cittadina” di tre diverse nazioni, addirittura di tre diversi continenti…quali sono le differenze (e le similitudini) che più ti colpiscono? Come e quanto influenzano i tuoi libri?
Un argomento come questo meriterebbe almeno due o tre libri! Stiamo parlando di tre differenti stili di vita, tre società complesse, strutturate su nozioni di tempo e spazio molto diverse le une dalle altre. Quando dico “spazio” mi riferisco principalmente alla distanza fra gli individui…una distanza che è sia fisica che emotiva. Ci sono tante similitudini…la natura umana, nel profondo, spesso è la stessa ovunque: la gelosia, l’amore e l’odio sono sentimenti presenti in tutti e tre i paesi. Ho scritto libri ambientati sia a Nuova Dehli che a Parigi e New York. Adesso sto lavorando ad un libro le cui vicende hanno luogo in tutte e tre queste città e che quindi, in parte, affronta anche la questione della globalizzazione. Da un lato, l’esposizione a una pluralità di culture regala una ricchezza incredibile, dall’altro. c’è il rischio di fare errori di prospettiva, di assumere il punto di vista di un paese mentre, fisicamente, si è presenti altrove…Questo può essere destabilizzante, ma gli scrittori ci sono abituati. E’ un rischio del mestiere.
 

La protagonista del tuo romanzo Babyji è un’adolescente lesbica. Come sono viste in India l'omosessualità e la diversità in generale? Dagli anni ’80 (quando è ambientato il libro) ad oggi, è cambiato l’atteggiamento della società e delle istituzioni al riguardo?
Vorrei puntualizzare che Babyji non sposa una specifica identità sessuale e dalle mail che ricevo, mi rendo conto che ogni lettore da al libro l’interpretazione che più si adatta alle proprie inclinazioni. Detto questo, l’atteggiamento nei confronti dell’omosessualità è molto cambiato negli ultimi anni perché la gente è più aperta nei confronti della sessualità in generale. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di una società dove ogni discorso riguardo al desiderio fisico era taboo assoluto, indipendentemente da quale fosse l’orientamento sessuale. Recentemente il parlamento ha modificato l’articolo 377 del Codice Penale Indiano che rendeva illegale l’omosessualità, ma il modo in cui la stampa ha seguito la vicenda ha creato molte controversie. Da un’indagine successiva è emerso che apparentemente, il 60% della popolazione intervistata considerava l’omosessualità una malattia. Il 90%, oggi nel 2009, non affitterebbe il proprio appartamento a una coppia dello stesso sesso.
 

Quando hai cominciato a scrivere e perché? E’ sempre stato un tuo sogno o è successo diciamo “per caso”?
Ho sempre scritto e non c’è mai stato un momento in cui mi sia chiesta perché lo faccio. Dal primo momento in cui sono stata capace di leggere e scrivere ho “letto” e “scritto”. Scrivere era il mio modo di osservare il mondo e anche un modo di veicolare i sentimenti. Io sentivo attraverso le parole, lo faccio ancora. Per molto tempo neppure ho saputo che si potesse provare qualcosa senza l’uso della parola, tanto lo davo per scontato.
 

Qual è il tuo approccio alla scrittura: ispirazione o studio sistematico e pianificato? Quanto lavoro di ricerca compi di solito per la stesura un libro?
Non ho l’abitudine di pianificare i miei libri. Appena inizio a scrivere, comincia a delinearsi una certa struttura, che pian piano focalizzo, dopodiché continuo a scrivere seguendo questa struttura emergente. Non sempre il risultato è soddisfacente. Con Babyji, quando avevo scritto già ¾ del libro mi sono trovata come imprigionata in una palude e ho dovuto fare un enorme lavoro di editing. Il suo personaggio continuava a portarmi verso nuove destinazioni e mi sorprendeva costantemente. Con That Summer in Paris invece l’editing è stato semplicissimo. Ogni libro è diverso dagli altri. Attualmente sto lavorando a un progetto che richiede un enorme lavoro di ricerca, soprattutto nel campo delle scienze, e consultazione anche di testi di matematica, scienze sociali e storia. E’ sempre difficile dire “basta con le ricerche, adesso proseguo senza ulteriori approfondimenti”. In ogni testo che leggo c’è sempre qualcosa che mi spinge a saperne di più. Ammiro gli accademici che sono capaci di porre un limite alle loro ricerche e scrivere quasi a comando! Per Family Values la ricerca si è concentrata soprattutto sugli archivi giornalistici e dato che gli eventi politici che volevo rievocare erano circoscritti in un certo contesto, il lavoro è stato molto più semplice.

Hai qualche modello di riferimento fra gli scrittori passati e/o contemporanei? Quali libri consiglieresti?

Non ho modelli di riferimento. Sono una lettrice “vorace”, leggo di tutto. Ultimamente ho dovuto sacrificare la narrativa per fare spazio ai testi scientifici e i giornali. Non vedo l’ora di potere ricominciare. Consigliare un libro è difficile. La reazione che si ha leggendo un testo dipende dalle circostanze. Mi rendo conto che adoro certi libri anche perché li ho letti in determinato momento…comunque direi Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, Boyhood (Gioventù. Scene di vita di provincia), la biografia romanzata di J.M. Coetzee e, anche se non è un libro di narrativa, il Simposio (o Convivio) di Platone, che ha comunque una struttura drammaturgica.
 

Qual è il tuo rapporto con il Web? Pensi che i moderni social network come ad esempio MySpace e Facebook siano strumenti utili al lavoro dello scrittore?
Penso che internet sia un’arma a doppio taglio. Permette a scrittori e lettori, artisti e spettatori, musicisti e ascoltatori di entrare in rapporto diretto, senza intermediari, però i network virtuali generano anche un falso senso di vicinanza e intimità. Non si può ignorare che l’uso di questi social network stia cambiando noi e il nostro modo di creare una rete di contatti. Se uno scrittore vuole tener conto di questi cambiamenti deve parteciparvi, anche se occuparsi di certi siti richiede parecchio tempo. Da un punto di vista pratico, per chi viaggia molto, il web è uno strumento indispensabile per mantenere i contatti con le persone a dispetto della distanza.

 
I libri di Abha Dawesar

 

 

 

 
 
 
 
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