Intervista ad Andrea Landolfi

Articolo di: 

Andrea Landolfi è un professore universitario, quotato germanista. Lo incontriamo al Pisa Book Festival 2019, dove presenta una nuova traduzione per i tipi di Del Vecchio dell’opera incompiuta di Hugo Von Hoffmannsthal Andreas o I riuniti.




Non accade molto spesso che l’opera incompiuta di un autore venga definita il suo capolavoro. Ci racconta quali sono le peculiarità che fanno di Andreas o I riuniti il capolavoro che è?
Andreas è un romanzo incompiuto, ma, a mio giudizio non ha nulla di quel mito oi di quella mitologia del frammento che negli ultimi trent’anni va molto di moda. Hoffmannsthal voleva scrivere un testo perfettamente concluso; tutti gli appunti, frutto di un lavorìo durato vent’anni, lo testimoniano. Ha cominciato a lavorarci nel 1907 e tutti gli appunti sono del 1927. Il penultimo di questi appunti rimanda allo schema iniziale, quindi, questo ci dice che l’autore voleva scrivere il romanzo esattamente come è descritto nelle sue fasi iniziali.

Grazie a te il romanzo torna sugli scaffali italiani dopo una prima, timida comparsa del 1930 e una più robusta traduzione di Gabriella Bemporad del 1948. Ci racconti quali sono le novità di questa edizione filologica da te curata e quali sono le differenze che il lettore può scoprire in questa nuova edizione?
Come dico anche nella mia introduzione, la traduzione di Gabriella Bemporad è meravigliosa e su di essa io e intere generazioni di italiani ci siamo formati. Si tratta però di una traduzione che ha settant’anni e nessuna traduzione resiste così tanto. Il testo andava, quindi ritradotto. La Bemporad stessa non si è fermata al 1948, ma ha continuato a rivedere il testo fino al 1974, ma, da allora a oggi è successo moltissimo da un punto di vista editoriale: è uscita in Germania l’edizione critica del romanzo di Von Hoffmannsthal che ha messo una serie di punti fermi e ha anche causato tutta una serie di problemi filologici molto ardui. La necessità di ritradurre questo testo nasce dal fatto che l’originale di cui disponeva Gabriella Bemporad è molto cambiato. Lei disponeva di un numero limitatissimo di appunti per la continuazione, mentre questa edizione è la prima al mondo che propone quasi integralmente gli appunti relativi all’opera.

Il fatto che la crisi del protagonista si apra in una città ultra-simbolica come Venezia è un manierismo legato ai tempi e all’impressione profonda dell’imprinting culturale a cavallo dei due secoli o secondo te, alla luce di questa nuova mole di appunti, nasconde un senso più profondo?
Venezia era, allora, assolutamente di moda, ma per Hoffmannsthal stare a Venezia era qualcosa di molto più profondo. Venezia è il luogo dove Hoffmannsthal ragazzo ha avuto in maniera evidente la rivelazione della propria creatività. C’è un suo racconto meraviglioso che si intitola Ricordo di giorni belli in cui è tematizzata esattamente l’esperienza della improvvisa e quasi drammatica rivelazione, in un giovane della propria creatività. Tutti i suoi soggiorni veneziani sono stati benedetti da una prodigiosa capacità creativa. Lui era legatissimo a Venezia, poi chiaramente Venezia è importantissima per la cultura tedesca: da Goethe a Mann, Venezia è luogo mitico per eccellenza.

Cosa può raccontare Andreas al lettore di oggi?
Secondo me leggere Andreas o I riuniti è come leggere l’Iliade, sono testi assolutamente eterni che non finiscono mai di parlare e di dire. La storia di Andreas è la storia di una formazione, di un percorso attraverso incertezze, paure, chiusure, che riguardano qualsiasi giovane che si appresti ad essere una persona compiuta. Io credo che sia un libro assolutamente esemplare. Mi dispiace per chi in un libro del genere non dovesse ritrovarsi.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER