Intervista a Alek Popov

Alek Popov
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Il suo è il tipico sorriso sornione, quello che sposta guance (e una certa quantità d'aria) dal basso verso l'alto, ma che, a fissarlo per più di un secondo, assume le inquietanti fattezze di un ghigno. Non si capisce se è la sua faccia a metà tra il tenerone e il figlio di madre libertina ad aver definito i capisaldi della sua sfiziosissima scrittura o se invece siano le fattezze ad essersi adattate alle vicende bizzarre e allo stile sarcastico. Dove le sue parole sono effervescenti, lo sguardo è appassionato; quando l'ammiccare letterario è diabolico e quasi sempre politically uncorrect, il sopracciglio sinistro di Alek si sarà alzato già da un pezzo. Bulgaro, di formazione classica ma di tradizione grottesca, ha gentilmente risposto alle mie domande tra l'infervorato e il distratto. Non sembra uno di quelli che sgomita per il microfono, ma anche per questo glielo avrei lasciato volentieri.
Sei molto eclettico: scrivi e hai scritto tante short stories, romanzi, sceneggiature sia per il teatro che per il cinema. Hai anche dato una mano con il recente adattamento di Missione Londra... com'è andata?
Ho avuto la fortuna di adattare per il cinema il romanzo a molti anni di distanza dal momento in cui lo scrissi e ho quindi avuto il giusto tempo per prendere le distanze dal testo, capirne i difetti ma anche gli elementi che era fondamentale tenere perché passasse il concetto, l'idea più che il “vestitino”, che rimane comunque molto caratterizzante. Infatti mi sono dovuto battere per difendere alcune cose rispetto a varianti proposte! Non c'era bisogno che la sceneggiatura seguisse pedissequamente il romanzo, che comunque è legato ad un momento storico e personale ben preciso, ma che cogliesse lo spirito soprattutto quando metteva in scena la commedia satirico-sociale. Credo che questo fosse ed è l'elemento più interessante e che spiega il grande successo in Bulgaria... da noi ha superato perfino "Avatar"!


L'ironia è l'arma prediletta per dire cose non troppo simpatiche sulla contemporaneità. Questo ti accomuna a molti autori dell'Europa dell'est. Quanto è difficile far ridere scrivendo? Ci sono stati dei momenti in cui te ne sei reso particolarmente conto? Ti accorgi istintivamente che qualcosa funziona?
Di solito il momento in cui penso a quanto sia difficile far ridere con la scrittura è quello in cui non mi riesce di farlo! La satira e lo humor funzionano più come la poesia che come la prosa: non c'è molto spazio per la pianificazione. Si tratta di un lampo, bam!, e poi lavoro di fino. Mi fido molto di me stesso: quando qualcosa mi viene bene io sono il primo che ci ride sopra! Se non fa ridere me non capisco perché dovrebbe far sganasciare gli altri!


Sono passati molti anni dalla scrittura del primo romanzo, Missione Londra (2001). Se fossi costretto a riscriverlo adesso cosa cambieresti della rappresentazione della cultura bulgara trapiantata a Londra? Le cose sono cambiate o è sempre lo stesso teatrino allucinato che regge le fila della tua cronaca?
Adesso? No, non credo che avrei mai potuto scriverlo ora...


Come mai?
Missione Londra è stato scritto in un momento preciso, quando il tempo era quello adatto. E se non lo avessi prodotto allora non lo avrei fatto mai più. La stesura è iniziata appena dopo il mio ritorno da Londra, dove ho effettivamente lavorato come stagista all'ambasciata bulgara... dovevo scrivere lì, subito. Certe cose, certe storie possono aspettare, altre no.


Un conato più che un romanzo...
Ma più che altro un modo un po' banale ma efficace di ripensarci, di rielaborare l'esperienza e per capire qualcosa di più della mia identità culturale. Non c'entra molto se le cose siano cambiate o no. Importa quel che è successo a me...


Tempo fa hai detto che chi sostiene che non esista uno spazio letterario bulgaro è un provocatore. La letteratura bulgara c'è e si vede. Ok, ma che mi dici del mercato editoriale? Come siete messi? Noi non tanto bene...
In questo momento, fortunatamente, sta crescendo un grosso interesse per gli autori nazionali, come d'altronde dovrebbe essere. Voi qui avete scaffali con molti libri internazionali e d'oltreoceano ma anche altrettanti di autori italiani, indipendentemente dalla qualità. Prima da noi non era così: c'è stato un periodo lungo più di dieci anni in cui la gente non voleva comprare i libri di autori bulgari semplicemente perché gli scrittori godevano di una pessima reputazione essendo totalmente assoggettati al potere comunista: non facevano che scrivere cose che lodavano ideologia e operato del  regime, e questo anche al di là del loro credo politico! Ovvio che la gente non volesse leggere certe cose... erano il riflesso di una determinata situazione politica e sociale... Ora invece le cose sembrano andare meglio. Pur essendo quasi “minoritaria” (enormi virgolette!) di fronte ai colossi europei, la letteratura bulgara è apprezzata in patria e anche all'estero e sta pian piano riguadagnandosi lo spazio che nel passato è stato mal gestito... anche gli editori stanno capendo, di conseguenza, ora che la letteratura nazionale può diventare forma di profitto, che è il caso di non ignorarla.


Hai accennato ai quarantacinque anni di regime comunista. Il 1989 e il cosiddetto “Autunno delle Nazioni” sono stati data e avvenimento cruciali per la storia della tua nazione. Quello che sta avvenendo in Nord Africa è in qualche modo paragonabile? Siamo all' “Inverno delle genti”?
Certo che c'è una connessione, la situazione è molto simile. Alla fine la gente, come dici tu, a dispetto delle differenze etniche e culturali, a livello molto profondo, si somiglia in modo impressionante. Come fu per noi è per gli egiziani, i libici: non si parla solo delle pretese economiche delle popolazioni, che certo sono importanti, ma soprattutto dello spirito di libertà e di liberazione che muove le masse, che in certi contesti risulta ben più importante dei vantaggi economici che si possono trarre da un cambio di governo o di assetto politico. Perché, vedi, la libertà fine a se stessa non porta conseguentemente una prosperità di tipo economico, ma senza un presupposto come la libertà non è possibile, almeno secondo me, anche solo pensare a raggiungere un qualsiasi tipo di abbondanza (culturale, produttiva... perfino di consumo!) e delle condizioni di vita dignitose, proprio perché dire di dignità e di libertà non è parlare di due cose diverse.


A proposito di libertà e nazioni: sono 4 anni che la Bulgaria è entrata a far parte della UE. Ma com'è questa storia, europei si nasce o si diventa? O è come la maggiore età, che ad un certo punto si raggiunge senza che succeda nulla?
Essere europeo vuol dire tante cose... cose forse un po' impalpabili, per questo sembra che non cambi nulla. Europei si nasce e si diventa. In qualche modo, geograficamente, veniamo al mondo in un insieme di nazioni chiamato Europa, quindi anche noi bulgari siamo sempre stati europei, anche prima del 2007. Ma c'è un'altra parte dell'essere europei che impone il superamento della provincialità del pensiero e della chiusura mentale, perché il concetto di uomo europeo in sé porta l'idea di molteplicità, di apertura, di mancanza di pregiudizio e liberalità. Quindi possiamo avere un parigino che è solo etnicamente europeo, e si perde tutto il bello. Alla fine credo sia uno status connesso ai valori della democrazia liberale... almeno io al intendo così.


Nel tuo immaginario narrativo c'è grande spazio per il potere: desiderato, abusato, strumentalizzato. Molti degli omuncoli facinorosi che muovi sono o intimoriti o assuefatti da un uso del potere fine a se stesso: comandare con il solo scopo di comandare. Chi dei leader europei, secondo te, potrebbe essere il più adatto a ricoprire il ruolo di protagonista di uno dei tuoi racconti?
Tempo fa mi era venuto in mente di scrivere una storia romanzata della vita di Lenin. L'idea c'è ancora, e viaggia tra assurdo e biografia, ma non è nelle mie priorità al momento. La verità è che non mi sento particolarmente e letterariamente attratto dalle figure dei leader autoritari, di cui l'Europa è fin troppo piena! Se dovessi scegliere, però, il nostro (Bojko Borisov) è uno tra quelli più comici, ma mi sembra che anche voi con il vostro premier (Silvio Berlusconi) non siate messi male. Si assomigliano molto, credimi.

I libri di Alek Popov

 

 

 

 
 
 
 
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