Intervista a Alessandro Bottero

Alessandro Bottero
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Alessandro è uno dei protagonisti della scena fumettistica italiana. Lo ricordo al timone delle serie supereroistiche Play Press nei primissimi anni '90, quando ero un avido lettore e collezionista e tutti noi appassionati avevamo la sensazione che finalmente l'enorme massa di testate edite negli Usa e in Gran Bretagna e dedicate ai nostri eroi preferiti sarebbero state tradotte in tempo reale o quasi in italiano. Oggi che entrambi - data la nostra età - abbiamo imparato a conoscere l'amaro sapore della delusione e della crisi, Bottero è comunque un punto di riferimento importante, con il suo www.fumettodautore.com e con le sue proverbiali polemiche che lo rendono un personaggio temuto e stimato al tempo stesso nell'ambiente degli addetti ai lavori. Attendevo da anni l'occasione di intervistarlo, e quale migliore pretesto dell'uscita di un bel volume dedicato a una vera icona dei comics, il mitico Batman?




Perché una storia editoriale di Batman?
Perché è un personaggio che amo e conosco, e perché indubbiamente è uno dei più immediatamente riconoscibili anche dal lettore occasionale. Per il via alla collana serviva un nome forte per imporsi.


Quali sono le caratteristiche che secondo te hanno reso Batman un personaggio immortale, un'icona?
Sicuramente la presenza nelle edicole americane dal 1939 ad oggi ha generato una “familiarità”. Poi il telefilm del 1966 che è stato visto da quei 40/50enni che ora sono ai posti di comando dell’industria dell’intrattenimento. Poi i film, partendo da quello del 1989. Esistono molti personaggi con la stessa caratura di Batman, ma pochissimi che siano riusciti a penetrare ogni aspetto del mondo dell’intrattenimento come lui. E la familiarità genera l’abitudine, e questo fa sì che Batman diventi “uno di famiglia”, quello che quasi tutti conoscono. Una immortalità data dalla familiarità.


Qual è il Batman che preferisci? Il rozzo giustiziere degli esordi, il buffo eroe camp di Dick Sprang, il tormentato detective di Neal Adams, il Dark Knight di Frank Miller, l'eroe visionario di Grant Morrison o cosa?
Assolutamente Frank Miller, e l’ho scritto nel libro. Accanto a lui quello degli anni ’50 e ’60, che nasconde molte più cose di quante ne appaiano a una lettura superficiale. E infatti Morrison non inventa nulla, ma prende al 90% tutti gli elementi delle sue storie in quegli albi.


Il disegnatore che secondo te ha saputo meglio catturare l'essenza del Cavaliere Oscuro? E lo sceneggiatore o il disegnatore che come fan avresti sognato alle prese con questo personaggio ma che non hanno mai scritto/disegnato Batman?
Il Batman più bello (come puro elemento grafico) che abbia mai visto è quello di Marshal Rogers in Strange Apparitions. Il disegnatore che avrei voluto vedere all’opera su Batman è Leone Frollo.


Come è cambiato il panorama editoriale fumettistico italiano da quel 1990 (o era il 1991?) in cui diventasti curatore delle testate Play press? Io all'epoca ero un avido lettore di fumetti seriali, e ricordo ancora l'atmosfera che si respirava...
Iniziai a lavorare con la Play Press nel gennaio 1991, e collaborai con loro fino a dicembre 1998 quando Alessandro Ferri decise che non dovevo più lavorare con la Play Press, per motivi che tuttora ignoro. L’atmosfera del periodo 1991-1997 era di grande passione, fermento e voglia di fare, di scoprire progetti nuovi. Il picco di vendite si ebbe tra il 1995-1996, poi iniziò un calo. Dell’ultimo periodo (marzo-dicembre 1998) preferisco non parlare, perché non mi occupavo più della programmazione, ma solo della traduzione d alcune serie. Oggi il panorama è cambiato nel senso che non si ha più voglia di rendere chiaro al lettore da edicola cosa stia leggendo. Le note, che erano una cosa BASILARE per una edizione italiana negli anni ’90, sono quasi sparite, o se ci sono si limitano a pochi paragrafi promozionali. Io trovo che sia fondamentale la presenza delle note in un albo Marvel o DC Comics, e trovo stupido non metterle, o metterle come se ci si rivolgesse a bambini dementi. Da anni gli editori si sono convinti che le note con troppi dati e informazioni spaventino i lettori nuovi, perché invecchierebbero il prodotto. Beh, secondo me questa è una idiozia. Purtroppo se l’editore non sei tu devi sottostare a quello che ordina chi ti paga. Come è cambiato il panorama… è cambiato in peggio. Ora dominano il marketing e il settore contabile. Editori veri ne vedo pochissimi in giro. Anzi, quasi nessuno.


DC o Marvel?
Entrambe. Ma anche Image, Dark Horse, Zenscope, Bonelli, Humanoids, Soleil, IDW, Dynamite, Dargaud, Aurea, Disney, Delcourt, Paquet, Fantagraphics, NBM, Avatar e mille altri editori. Attualmente posso dire di leggere circa 300 fumetti al mese tra italiani, americani, francesi, spagnoli e manga, sia per passione sia per motivi di aggiornamento.


Se ti proponessero di diventare l'editor in chief di una collana supereroistica americana, quale sceglieresti e perché?
Legion of Super Heroes, perché lo trovo uno dei concept più incredibilmente ricchi di potenzialità mai ideato.

I libri di Alessandro Bottero

 

 

 
 
 
 
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