Intervista a Alessandro Tota

Alessandro Tota
Articolo di: 

Alessandro è un coraggioso disegnatore che come tanti ha lasciato il sud Italia - e più precisamente Bari - ha studiato all’Accademia delle Belle arti di Bologna, ed è riuscito a esportare il suo lavoro in Francia, vera Mecca dei fumettisti. Amato dai grandi del fumetto italiano come Igort e Gipi, Tota si è fatto le ossa con tante piccole pubblicazioni in riviste specializzate fino ad approdare al mondo delle graphic novel. I suoi lavori affrontano temi sociali molto attuali: immigrazione, disoccupazione, globalizzazione. Utilizza colori dalle tonalità tenui, quasi come volesse addolcire le storie e i personaggi che le rendono reali e dure. In questa breve intervista Alessandro ci parlerà del suo lavoro e della vita di un giovane disegnatore che vive del suo sogno e che grazie ai suoi disegni riesce a trasmettere ai suoi lettori emozioni. Forti.

Chi è Yeti, il protagonista della tua omonima graphic novel?
Yeti è una specie di Barbapapà catapultato in una Parigi realisticissima. Il gioco era quello di prendere un personaggio fantastico, che ispirasse tenerezza, e farlo muovere in un contesto il più realista possibile. Per esaltare le differenze attraverso il contrasto.


Il rosa che hai scelto per rappresentarlo simboleggia la sua innocenza?
Simboleggerà quello che i lettori vorranno vederci, come per qualunque altra scelta che faccio.


Nel fumetto salta agli occhi il mal di vivere di un ragazzo qualsiasi immigrato che cerca una nicchia tutta sua a Parigi, una città difficile. Quanto c’è di autobiografico nel viaggio verso la grande metropoli dello Yeti?
Il libro parte da esperienze autobiografiche, i lavori precari e lo spaesamento della grande città. Queste sono situazioni che si soffrono particolarmente appena si arriva: Parigi, come tutte le grande città, ha delle problematiche di alienazione e disagio, che si infiltrano nelle persone e ne determinano il carattere e la vita intima. Col tempo ci si adatta, e ci si trova anche bene in alcuni casi.


L’amore in questo caso è disarmante, è un sentimento che fa impazzire il tuo personaggio, o lo fa rinsavire (dipende dai punti di vista). Yeti s’innamora, prova un sentimento nuovo ed è spaventato, decide quindi di ritornare nell’unico posto sicuro che conosce, La Collina. L’amore, la tua compagna, rappresentano qualcosa di sicuro nel quale rinchiuderti?
Nel mio caso la mia compagna è una fonte di stabilità indiscutibile, mi mantiene sano di mente. Tra l'altro non so come faccia a sopportarmi. Vivere con un disegnatore è difficile, per tanti motivi. Sono molto fortunato in questo.


Voglio sapere tutta la trafila che hai dovuto subire, parti da Bari e approdi a Parigi, cosa succede? Come riesci a inserirti nel mondo del fumetto
francese?
Beh, non è che sia tanto inserito ancora, ho pubblicato solo un libro.
Comunque: dopo essere andato a Bologna a studiare Belle arti e aver partecipato alla fondazione della rivista Canicola, ho fatto le valigie e sono andato a Parigi per cercare di lavorare nel disegno. Siccome il mercato francese é completamente diverso da quello italiano, e l'idea di fumetto che hanno loro non ha, tranne rari casi, molto a che fare con la mia, ho cominciato a guardarmi attorno, a leggere molto, eccetera. Ho studiato, ho trovato quello che mi interessava nella loro cultura e me ne sono lasciato influenzare. Un processo che in ogni caso sarebbe stato inevitabile. Questo mi ha permesso di diventare comprensibile agli occhi di una parte del pubblico e degli editori. Ci ho messo due anni e mezzo.


Ti seguo sul tuo blog splinderiano (http://pupazzetti.splinder.com) e ho letto che ci sono novità editoriali, anticipaci qualcosa...
A febbraio uscirà un libro per Fandago, Palacinche, un reportage sull'esodo istriano, con la fotografa Caterina Sansone. Poi ad aprile uscirà Fratelli, un libro ambientato a Bari negli anni novanta. Il primo di una trilogia, si spera.


Come trascorri una giornata di lavoro? Quanto hai impiegato per “costruire” Yeti?
Ci ho messo un anno di lavoro costante. La mia giornata di lavoro è semplice: lavoro dalle 9h00 alle 18h00/19h00. Con pausa di un'ora per mangiare. Niente musica mentre scrivo o disegno. Il nostro è un lavoro che richiede soprattutto disciplina.

I fumetti di Alessandro Tota

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER