Intervista a Alessia Fava

Alessia Fava
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Alessia è una giornalista di origini marchigiane ma romana di adozione, che ama la poesia. Specializzata in quel settore della editoria dedicato al pubblico dei teenager, Alessia racconta le sfumature del suo mondo interiore e le contraddizioni della società attraverso i versi: parole che le vengono dal cuore e nelle quali è facile immedesimarsi, specialmente per il pubblico femminile. Davanti a un bicchiere di vino bianco, in una tiepida serata romana, Alessia mi ha raccontato, con un dolce e disarmante entusiasmo, della sua passione per i versi e del suo sogno di vedere una poesia aperta a tutti, soprattutto ai più giovani.
Cosa ti ha ispirato per la realizzazione di Pancia di carta, la tua prima raccolta di poesie?
Il desiderio di dare visibilità, importanza, profondità a due concetti-valori che oggi sembrano essere scalzati dal nostro incedere veloce a ritmo di web: l’emozione e la carta. Emozione e, quindi, passione, energia, sensualità, amore che si cela dietro ogni piccolo grande evento della vita di ogni giovane donna. La carta, contenitore importante al quale tornare a consegnare l’intensità autentica delle emozioni che restano nel tempo.


A quale età hai scritto la tua prima poesia?

A 14 anni, ho iniziato a scrivere su diari, taccuini, bigliettini. Ero la classica ragazzina che, a ogni occasione, fissava sulla carta parole, immagini, emozioni. La poesia mi ha sempre accompagnato inconsapevolmente, immagina che mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere con una tesi di traduzione di un poeta inglese. Ma, solo un anno fa, ho iniziato a farlo seriamente: è nata in me la consapevolezza dell’importanza della condivisione e, quindi, della pubblicazione. Che senso avrebbe avuto continuare a scrivere versi per riporli nel cassetto? Grazie all’atto di fiducia del mio editore, Michelangelo Camelliti di LietoColle, piccola casa editrice, attenta alla poesia contemporanea italiana e straniera, poi la consapevolezza è divenuta realtà.


Qual è a tuo parere la maggiore difficoltà che incontra oggi la poesia in Italia?
I pochissimi lettori, ahimè, appassionati che entrano in libreria e acquistano libri di poesia. E i pochi contenitori nuovi, moderni che accolgono e fanno vibrare i canti poetici. Una poetessa greca mi raccontava che nel suo paese i versi dei poeti contemporanei appaiono sui video-tabelloni della metropolitana. Inventare spazi moderni dove ospitare la poesia, viverla, fruirla nel quotidiano come accade in altri paesi sarebbe un bel modo per diffonderla, per farla arrivare in strada, non relegarla in ambienti prettamente poetici e accademici. Anche se è bello notare che in molti - associazioni, amministrazioni e artisti - stanno lavorando già in questa direzione con i tanti festival di poesia aperti al pubblico, organizzati in ogni parte del nostro paese. Sarebbe utile, però, forse partire dalle future generazioni, dalle scuole, inserire nei programmi scolastici i poeti contemporanei viventi, organizzare incontri e dibattiti nelle aule sul senso e significato di fare poesia oggi.


Il linguaggio poetico ai tempi del web e degli sms come pensi che venga percepito dal pubblico più giovane?
Il linguaggio poetico risente della trasformazione della lingua in generale. Penso che un poeta testimone del tempo porti nel suo stile necessariamente anche quei cambiamenti linguistici, quelle nuove parole, immagini e modi di dire che nascono dalla lingua vissuta. Altro discorso è il modo in cui la poesia cattura le emozioni dei più giovani, che sono multitasking, cioè sono abituati a comunicare con immagini, musica, parole contemporaneamente perché figli del Web e del videotelefonino. Ho realizzato due video per due dei miei componimenti contenuti nella raccolta, scegliendo immagini da film e musiche che si sposano con le mie parole e ne farò sicuramente degli altri. Perché penso sia questa un’utile modalità per raggiungere il pubblico più giovane, disabituato alla lettura lineare. Anche se ritengo che sfogliare in intimità e in silenzio le pagine del libro sia il modo migliore per apprezzare la poesia.


Oltre a scrivere leggi anche poesia? Quali sono i poeti che maggiormente ti attraggono?
Credo che un bravo poeta sia prima di tutto un infaticabile e accanito lettore. Mi nutro di tante pubblicazioni, alternando i grandi del passato – tra i miei preferiti Arthur Rimbaud, Fernando Pessoa, Federico García Lorca, Sandro Penna, Pedro Salinas – ai poeti del presente, tra le tante voci di spicco del panorama italiano amo in particolare Anna Maria Farabbi e Pierluigi Cappello.


Quale tipo di pubblico vorresti che leggesse e apprezzasse i tuoi lavori?
Vorrei che i miei versi arrivassero al cuore dei giovani lettori, delle ragazze in particolare, in quanto Pancia di carta è un viaggio poetico di donna che tocca temi legati proprio alla sensibilità femminile.


Quale tra le tue poesie è quella a cui sei più legata?
Sicuramente Pancia di carta che dà il titolo alla raccolta e che è anche il componimento-guida di questo viaggio poetico di donna scandito in tre momenti, ognuno raffigurante un particolare e ben definito microcosmo emotivo femminile consacrato alla poesia. Immagino, in questi versi iniziali della raccolta, che la poesia sia “una pancia di donna”: da questa sensuale culla anatomica nascono, infatti, per metafora le emozioni istintive, ma nasce anche la nuova vita. E l’ispirazione, secondo me, muove i primi passi proprio da lì, dall’istinto, dalla pancia bianchissima di donna, di carta che attende “in giochi d'inchiostro, l'anelito di te – poeta”. La poesia nasce sempre dall’incontro con l’altro, con la vita, con le emozioni.


Qual è quella, invece, che meglio esprime l'universo femminile?
Essendo una raccolta femminile, quasi tutte. Ma vorrei ricordare Contiguità, nella quale emerge una sensualità delicata e, allo stesso tempo, dirompente, squisitamente femminile… cito i versi finali: “Potessi saziarti di sorpassi/e sanguinanti assenze,/sfiorarti le labbra con gli occhi,/sfumarne i contorni./E non saper distinguere/il tuo corpo:/dove finisci tu, comincio io”.


Pensi che la poesia, nonostante non sia uno dei generi più accessibili, abbia la capacità di graffiare ancora ed arrivare in profondità?
Sì, penso che un bravo poeta debba assolutamente porsi prima di tutto questo obiettivo: raggiungere gli animi, uscire dalle torri d’avorio, scendere in strada tra la gente, lanciare e lasciare un messaggio importante, dar voce a un malessere come nel caso di Bulimica, o incidere sull’attualità, denunciare l’assurdità delle guerre che distruggono l’infanzia di tanti bambini, come si propone di fare Bimbi di guerra.


Pensi di continuare in questo tuo percorso poetico?
Sì, il mio desiderio grande è di continuare a lavorare con entusiasmo ad altri progetti poetici. Un amico poeta mi ha detto che, quando si inizia a scrivere, non si riesce facilmente a fermarsi… è vero, il desiderio di volare nel cielo della poesia è talmente intenso, autentico, prezioso che non saprei davvero immaginare neanche un solo giorno senza la mia penna e il taccuino su cui appuntare versi e immagini, emozioni da condividere.

I libri di Alessia Fava

 

 

 
 
 
 
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