Intervista a Alessio Puleo

Alessio Puleo
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Mi sono permessa di contattare Alessio su Facebook per condividere con lui la mia recensione di un suo libro, timorosa di un giudizio molto severo oppure di incontrare una persona fredda che sarebbe rimasta indifferente, sulle sue. E invece no. Alessio, palermitano, classe 1981, si dimostra una persona solare, disponibile ed entusiasta di soddisfare tutta la mia curiosità per la storia di Domenica Lupo e non solo. Ti va di iniziare raccontandoci come è stato il tuo primo incontro con Mimma, la protagonista del tuo La mamma dei carabinieri?
Nel 2001, decisi di prestare il servizio di leva nell’Arma dei carabinieri. Fu proprio in quell’anno che ho conosciuto Zia Mimma, durante uno dei miei servizi di vigilanza svolti davanti casa del buon giudice Paolo Borsellino. Lei abitava proprio di fronte quella casa e al primo giorno di servizio mi si presentò davanti, con il cappello dell’Arma e i gradi sulla giacca. Inizialmente pensavo fosse fuori di testa, ma quando cominciò a parlare, capii che quella donna  ragionava perfettamente bene. Tutti le portavano rispetto: dai gradi semplici, agli ufficiali. Lei ci stava sempre accanto, ci dava consigli… e anche rimproveri. Stava con noi 24 ore su 24, sotto il sole, sotto la pioggia. Ci comprava sempre di tutto: caffè, the, panini… e tanto altro ben di Dio. Fu proprio per questo che è stata da noi ribattezzata con il nome di “Mamma dei carabinieri”. Si comportava come una vera mamma, e per tutti quei giovani carabinieri provenienti da altre regioni e quindi lontani dagli affetti familiari, lei era un vero punto di riferimento con cui confidarsi e chiedere consigli. Io intuii subito che alla base di questo suo comportamento c’era qualcosa che lei cercava di nascondermi, e così domanda dopo domanda, in quelle sei ore giornaliere passate insieme a lei, riuscì a convincerla a raccontarmi la sua storia, venendo così a scoprire cos’era che la portava ad avere questo forte amore per i carabinieri dell’Arma: un’incredibile storia d’amore con un brigadiere dei carabinieri, che partiva nella Palermo degli anni Trenta arrivando poi ai giorni nostri, incrociandosi anche con il triste destino del giudice Paolo Borsellino. Decisi che quella storia non poteva andare persa quando un giorno lei se ne fosse “andata” per sempre: era una storia che tutti dovevano conoscere!


C’è qualcosa che non hai raccontato nel libro, ma che ti ha comunque colpito nella vita di questa donna?
In effetti sì, riguarda la mamma di Mimma e la sua storia travagliata. Il motivo per cui non ne ho mai parlato si basa sul fatto che è una storia tanto interessante da poter diventare, forse, uno dei miei futuri lavori. Una storia, quella di Mimma, che nella tua mente all’inizio doveva sposarsi più con un progetto cinematografico che con uno letterario. Poi, però, i costi di produzione erano elevati e allora… Decisi che comunque questa storia doveva “restare in vita” per sempre e così, avvalendomi delle collaborazione del mio carissimo amico Filippo Vitale romanzai quella sceneggiatura su cui io per 4 anni avevo lavorato e la rilanciai quindi sotto forma di progetto editoriale. Il romanzo fu subito preso in considerazione dalla “Navarra Editore” una piccola casa editrice siciliana, che decise di pubblicarlo subito e di distribuirlo in tutta la Sicilia. Sin da subito il libro suscitò l’attenzione dei media e in pochissimo tempo, andò in ristampa arricchendosi della prefazione di Rita Borsellino. Non contento del fatto che il libro fosse rimasto solo in Sicilia, contattai il gruppo Mauri Spagnol con la speranza di convincerli a ripubblicare il mio libro per distribuirlo in tutta Italia. La risposta del gruppo fu “sì” e dal 12 maggio 2010 il mio libro è stato ripubblicato dal pregiatissimo marchio Longanesi e distribuito in tutta Italia diventando in brevissimo tempo un “caso editoriale” di grandissimo successo di cui hanno parlato i più noti programmi televisivi del palinsesto nazionale e le più note testate giornalistiche italiane.


A distanza di 18 anni dal suo attentato, come viene ricordato Paolo Borsellino in Sicilia?
Basta pronunciare il suo nome da suscitare una grande emozione, sicuramente orgoglio e anche tanto risentimento. Ancora oggi, infatti, sono molti i ragazzi che quotidianamente fanno visita a casa Borsellino promettendo di portare avanti la lotta contro la mafia.


In quali aspetti della tua vita ti senti veramente siciliano? In quali meno?
Nei costumi, tradizione ed usanze. In effetti mi sento un Siciliano DOC se non fosse per l’aspetto fisico che induce gli altri a non credere alla mia sicilianità.


Il teatro è un’altra tua grande passione. La tua associazione teatrale no – profit si chiama “Attori per caso”. Con quali scopi è nata?
L’associazione è stata creata da un gruppo di ragazzi di paese accomunati dal desiderio di fare teatro. Così abbiamo deciso di mettere su qualcosa che ci permettesse di farci divertire, coltivare le nostre passioni e allo stesso tempo fare qualcosa di utile per il paese. È nata così l’associazione degli “Attori per caso”.


Ed infine, ci concederesti un accenno ai tuoi progetti letterari futuri?
Ho già pronto un secondo libro per la pubblicazione, dal titolo Il mio cuore ti appartiene. Qui viene affrontato il delicato tema della donazione di organi ed in più si parla di un avvincente storia adolescenziale tipica dei nostri giorni. Attualmente mi sto occupando della stesura di un terzo progetto, ma non posso dirvi di più.

I libri di Alessio Puleo

 

 

 
 
 
 
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