Intervista a Alice Malerba

Alice Malerba
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Arte, musica, spettacolo. Quindi, poesia e prosa. Premi, concorsi e riconoscimenti di prestigio. Inoltre: attività per l’infanzia e recitazione, che passione! Se vi capita di passare tra Torino e Zurigo, provate a cercare Alice Malerba. Da quelle parti si aggira, quasi quotidianamente, tra affetti famigliari e impegni professionali. Trent’anni e poco più, Alice si è distinta nella narrativa contemporanea italiana e nel teatro, concentrando su di sé l’attenzione di pubblico e critica. Ma come fa a conciliare le sue molteplici anime, di scrittrice e attrice e insegnante e…? Chiediamolo direttamente a lei, in pausa viaggio.




Come riesci a dividerti tra le tue attività di scrittrice, di blogger, di attrice e di insegnante presso vari laboratori teatrali per l’infanzia?
Da quando mi sono trasferita all'estero non lavoro più in teatro a livello professionale; per cui attualmente le mie giornate si dividono tra l'insegnamento che è il "lavoro ufficiale" e la scrittura, che citando Erri De Luca, rappresenta il mio "tempo salvato"; una sorta di ricongiunzione con la "bestiolina chiassosa" che mi abita dentro e che ogni tanto va ascoltata. Solitamente però sono i mesi estivi, durante la pausa scolastica, quelli in cui dedico più tempo a tradurre in scrittura le storie che mi ronzano intorno. Poi c'è la lettura...quella sì che occupa spazio, tutto quello che rimane e Libramos.it è il mio modo per condividere con altri questa passione, scrivendo, che è la mia modalità comunicativa preferita.


Qual è l’anima che senti a te più vicina? La scrittura oppure la recitazione? Non pensi anche tu che, in fondo, l’una e l’altra siano complementari?
Indubbiamente entrambe partono da un intento comune: raccontare. Cambia la modalità ma l'urgenza di dire, che spinge a esprimersi attraverso il corpo o con la penna ( o i tasti di un computer) è la stessa, tanto che spesso si incontrano, si compensano, si riscoprono (penso a una trasposizione teatrale di un racconto che spesso svela tratti, suggestioni o interpretazioni che la sola parola scritta non mostrava).
Detto questo però ammetto che la scrittura mi è più immediata. Tra lo scrivere e il dire io scelgo sempre lo scrivere. La recitazione è stato un percorso di indagine e messa in discussione tosta e spesso dolorosa mentre la scrittura, per quanto a volte più faticosa, mi restituisce a me stessa con una leggerezza che in teatro non ho mai trovato. Ecco potrei dire che la recitazione è croce e delizia, la scrittura sollievo.


Come è nata Alice scrittrice? Quando? Ricordi il momento di quell’epifania?
Alice che scrive più che Alice scrittrice. Non mi definisco una scrittrice, non ora, con all'attivo un esordio. Gli scrittori, quelli che io definisco tali, sono esseri sovrumani, dei veggenti e ci vuole una vita di tentativi, secondo me, per permettersi questo "titolo".
Alice che scrive invece credo esista, nelle sue forme più acerbe, dal tempo delle medie, dove la mia collocazione all'ultimo banco aveva uno scopo strategico ben preciso: nascondere il più possibile la mia attività segreta da amanuense con la quale riempivo fogli e fogli protocollo di storie incredibili, intrighi internazionali, Amore del quale conoscevo solo la parola, avventure in paesi visti in televisione. Magari avessi conservato qualcosa di tutta quella carta fitta fitta di parole.


Mea culpa: vuoi confessarci il viaggio che ti ha condotto a questa raccolta di racconti? Li hai scritti tutti insieme o in epoche diverse?
Mea culpa è nata da un'urgenza reale: provare a raccontare una situazione che stavo vivendo nella mia vita e che non riuscivo a gestire. La situazione in questione partiva ovviamente da una distanza (che è il tema intorno al quale ruota tutto il libro) quella spaziale, che mi divideva dal mio compagno, residente all'estero. Con il passare del tempo mi ero resa conto che alla prima e più palpabile distanza materiale se ne erano aggiunte altre; distanze affettive, psicologiche, culturali, che inevitabilmente andavano a corrompere il legame. Così un pò per provare a rivedermi da fuori, ho abbozzato il primo racconto incentrato su una coppia di ex amanti che si rincontrano dopo anni e rimettono in discussione tutte le decisioni prese per la loro vita in netto contrasto con quel sentimento ancora vivo che li lega. Dopo questo racconto è scattato qualcosa e non sono più riuscita a fermarmi. Ho cominciato a ragionare su tutti i tipi di distanze diverse che gli uomini si creano per separarsi dagli altri, delimitare dei confini di sicurezza o che subiscono involontariamente o con le quali convivono, con grande disagio senza però prenderne realmente atto. Da questi pensieri sono nati gli altri racconti.


Se dovessi salvare soltanto una delle tue storie, quale sceglieresti e perché?
Che domanda difficile! Per me Mea culpa è come una collana di dieci palline. Se ne tolgo nove non è più una collana, ma un ciondolo, cambia proprio definizione. Comunque sia, per la vicinanza che sento in questo periodo della mia vita all'emigrante Nicola, direi che sceglierei Mare nostro. Ricordo ancora la sua gestazione...è stata molto intensa.


Il racconto appartiene alla nostra tradizione letteraria. Quali sono i motivi che ti hanno spinta ad approcciare questo specifico genere?
Avevo troppe storie in testa per raccontarne una sola. Volevo provare a fare un affresco e dal punto di vista stilistico, lavorare sulla sintesi: aprire finestrelle e richiuderle subito, prima di affezionarmi troppo. La vera unica protagonista che doveva restare dall'inizio alla fine è la distanza, un mostro dalle mille teste.


Ci sono autrici o autori che hanno segnato la tua strada di donna e scrittrice?
La mia fame di libri è sempre stata onnivora; ad eccezione forse del Fantasy ho provato a leggere quasi di tutto. Da un pò di anni a questa parte sono più selettiva. Sicuramente sono stata folgorata da autori e autrici del passato o contemporanei ma è molto difficile per me definire dei "maestri". Vado molto per innamoramenti brevi ma intensi. Per esempio in questo preciso momento credo che Melania Mazzucco sia la migliore autrice italiana, la più ricca, la più sorprendente e la più preparata. Per quanto riguarda gli autori stranieri Agota Kristof, Paul Auster e Josè Saramago. Ma domani potrei risponderti già con altri nomi.


Cosa pensi della letteratura contemporanea in Italia e, soprattutto, qual è la tua percezione circa la scrittura femminile di oggi?
Credo che la letteratura contemporanea italiana sia una fucina di talenti e sorprese continue. Sono molto attenta a tutti gli autori contemporanei italiani, credo inevitabilmente. Mi piace respirare l'aria che tira. Anche in questo caso però la selezione è d'obbligo. Togliendo di mezzo un pò di elefanti ingombranti si aprono scorci meravigliosi. Proprio di recente ho letto un libro davvero notevole "Dentro" di Sandro Bonvissuto ed è anche un esordio! E' vero che in Italia ci sono più scrittori che lettori ma credo anche ci sia un' offerta davvero ricca e succosa. Prediligo alcune donne combinazione, ma non voglio parlare di scrittura femminile; per me la scrittura non si divide in generi ma in persone. Definire una scrittura femminile presuppone una scrittura maschile della quale sinceramente non riesco a identificare dei parametri a meno che quella femminile sia come al solito ridotta a quei triti e ritriti luoghi comuni che preferisco lasciare alla non-letteratura.


Cosa significa pubblicare oggi nel nostro Paese? Cosa significa pubblicare un libro di racconti oggi nel nostro Paese?
Significa tempo e tanta pazienza. Il tempo è il primo selezionatore: ti fa desistere o imparare a convivere con il tuo Ego. Perchè, a meno che non hai contatti diretti con qualche casa editrice, le tempistiche sono eterne e molto frustranti. L'unica soluzione credo sia trovare il modo di spostare le priorità: dalla pubblicazione a qualcos'altro; nell'attesa di qualche segno di vita concentrarsi su un nuovo progetto di scrittura e non pensarci troppo, come se il progetto precedente non esistesse quasi più. Inviarlo dove lo si vuole inviare e poi dimenticarsi di lui. Comunque imparare ad aspettare è la cosa più difficile del mondo, secondo me.


Per te, è stato facile “arrivare”?
Arrivare alla pubblicazione no, ma ammetto che ad un certo punto ho cominciato a pensare che un libro di racconti se non sei nessuno, ha ancora meno speranze di un romanzo, per cui mi sono concentrata su altro, pensando che sarebbe rimasto un esercizio di scrittura. Ho ricevuto la proposta di pubblicazione quando ormai avevo smesso di crederci per investire tempo e energie sul nuovo romanzo. Non dimenticherò mai l'emozione e soprattutto l'urlo dopo aver letto la mail della direttrice editoriale di CartaCanta. Ci tengo però a specificare che è stato difficile ma ce l'ho fatta. Molti altri, bravi e talentuosi non ancora, quindi mi reputo fortunata.

I libri di Alice Malerba

 

 

 

 
 
 
 
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