Intervista a Andrea Camilleri

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Se lo fai parlare a ruota libera, ti porta dove vuole lui e ti travolge con uno tsumani di aneddoti, citazioni, ricordi, approfondimenti, divagazioni: quindi addio alla magari grama ma utile simmetria delle domandine che ti eri diligentemente appuntato sul tuo taccuino. D'altronde, è pur vero che le cose che dice sono così travolgentemente interessanti, emozionanti, divertenti che... chi se ne frega degli schemi. Imprigionare Camilleri in uno schema e costringere questo affabulatore tra gli affabulatori al compitino è pressoché impossibile, dicevamo. Ma non solo: è anche criminale.




Dove affonda le radici il tuo interesse, più volte dichiarato, per la figura del Diavolo?

La mia curiosità per il Diavolo risale alla mia giovinezza. Nella sagrestia della cattedrale di Agrigento viene conservata una lettera attribuita al Diavolo in persona, e mi ricordo che vederla da bambino mi fece un'impressione enorme. Era bellissima, scritta in una lingua misteriosa, con dei caratteri che sembravano una via di mezzo tra arabo ed aramaico. Anni dopo corrompevo un fattore in Sicilia per raccontarmi le storie della tradizione contadina. Gli regalavo pacchetti di sigarette Milit destinate ai soldati, sigarette davvero terribili che forse ci aiutano anche a capire i motivi dei continui rovesci militari dell'esercito italiano in guerra. Ad ogni modo nelle leggende contadine il Diavolo non è necessariamente malvagio: la siccità, ad esempio, è opera di Dio e non sua, e spesso il demonio finisce per avere una sorta di ruolo di tramite tra i contadini e le cose ultraterrene".

Sono innumerevoli i letterati che si sono occupati della figura del Diavolo: cosa rende l'approccio di Cazotte così speciale per te?

Fino a Cazotte il Diavolo era al massimo coprotagonista (penso per esempio al Diavolo zoppo di Lesage, che scoperchia le case e spia i vizi degli uomini): con lui diventa protagonista, in un libro elegantissimo che dimostra uno straordinario gusto per la parola.

C'è chi si è dichiarato perplesso per la tua passione per Cazotte, noto reazionario...

Io non sposo gli autori, ma le loro opere. Ho sempre amato Cèline, ma della sua vita nun me ne po' fregà de meno, come dicono dalle vostre parti. Poi certo sono attirato dagli opposti: non so suonare nessuno strumento musicale ma amo la musica da impazzire, sono materialista ma il Pirandello teosofico mi piace da morire, non ho la patente ma non perdo un Gran Premio di Formula 1. Di Cazotte non stimo per niente la sua idea che Dio interviene continuamente nelle faccende della vita. Qui al massimo sono i cardinali che intervengono...

Il tuo diavoletto Bacab è rigorosamente inquadrato in una gerarchia: è un parto della tua fantasia o hai rispettato i canoni in materia?

Sono un avido lettore di trattati di Demonologia, ad esempio quello splendido di Michele Psello, studioso bizantino che definisce i diavoli 'specialisti', ognuno in un diverso campo umano: diavoli ignei per lo spirito, terrestri per il corpo, acquei per le sensazioni, sotterranei per l'inconscio e lucifughi per l'inconscio collettivo. L'Inquisizione, quando interrogava una persona, gli somministrava purghe e diuretici per espellere tutti i diavoli minuscoli che infestavano il corpo. Ecco, Bacab è uno di questi diavoletti, a costante rischio-espulsione, mandato a tentare sessualmente una monaca, tale Gertrude. Vi dice niente il nome?



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