Intervista a Andrea Fontana

Andrea Fontana
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Andrea Fontana, giornalista, dopo le esperienze giovanili in radio e nei periodici locali di Monza fonda uno studio di grafica e comunicazione. Diviene caporedattore di settimanali e direttore responsabile di numerose testate online. Sarà la collaborazione con la Soleado Energia a spingerlo però ad interessarsi in maniera sempre più approfondita al settore del fotovoltaico e delle energie rinnovabili, che lo porterà a pubblicare una scottante inchiesta. Ecco cosa ci ha raccontato in proposito.




In un Paese come l'Italia 'del vento e del sole' perché non è stata promossa una politica a sostegno dell'energia da fonti rinnovabili?
In realtà dal 2007 è stato introdotto un sistema di incentivazione (conto energia) che ha permesso di sviluppare soprattutto il fotovoltaico. Il problema è che non è stato programmato in modo armonico e le installazioni hanno raggiunto in pochi anni una potenza di 17 GW, più del doppio di quanto ipotizzato dalle previsioni più ottimistiche del governo. Quando è stato evidente che ci si trovava di fronte a un vero e proprio boom, si è cercato in tutti i modi di ostacolarne lo sviluppo. Modificando le tariffe incentivanti e i regolamenti (cinque versioni del Conto Energia dal 2007 ad oggi) impedendo una pianificazione e una programmazione più graduale. Nonostante il rallentamento, le installazioni continuano a buoni ritmi e allora si cerca di ostacolarne la crescita con pastoie burocratiche tipicamente italiane. In Germania bastano 5 documenti per ottenere l’autorizzazione per un impianto da 3 kW, da noi ne servono più di 50.


A chi conviene che l'Italia rimanga dipendente da altri paesi per l'approvvigionamento energetico?
E’ la domanda che ho posto per prima quando ho pensato di scrivere il libro. La risposta è stata: ai poteri forti. Ma chi sono questi poteri forti? Già dal titolo del mio libro, Enel black power, credo si capisca. Ovviamente non soltanto ENEL vuole fermare la corsa alle rinnovabili. Ci sono anche ENI, Snam, petrolieri vari e tutti quelli che guadagnano dallo status quo. La nuova Strategia Energetica Nazionale varata da Passera e Clini, per esempio, prevede che l’Italia diventi un HUB del gas. Mario Agostinelli, uno degli esperti che ho intervistato, ha dichiarato che metanodotti e i rigassificatori nascondono interessi diretti di Berlusconi, Passera e delle grandi banche che dovranno finanziare i progetti.


Pensi che i risultati delle recenti elezioni aprano uno spiraglio sulla situazione attuale?
Mi auguro di sì. Purtroppo il tema dell’energia è stato completamente trascurato in campagna elettorale, ma credo che la vittoria del Movimento 5 Stelle sia in parte legata alle prese di posizione chiare in favore delle energie rinnovabili e che l’esclusione di esponenti EcoDem dalle liste del PD per favorire le candidature di personaggi come Massimo Mucchetti, che ha sempre attaccato le rinnovabili dalle colonne del Corriere della sera, abbiano contribuito a una perdita di consensi difficile da prevedere soltanto pochi mesi fa.


Sei stato in qualche modo ostacolato nel reperimento dei dati che hai pubblicato in Enel black power?
No. La maggioranza dei dati si può trovare sul web. Certo in molti non hanno voluto rispondere alle mie domande. Per esempio i responsabili del ministero dello sviluppo economico e l’ex ministro dell’ambiente, Corrado Clini, ma era prevedibile. Mi ha dato più fastidio il silenzio di FIAMM con i quali avrei voluto parlare dello sviluppo degli accumulatori. La paura di inimicarsi ENEL e TERNA con i quali hanno firmato due importanti contratti per la sperimentazione delle batterie al sale ha prevalso. Sinonimo di una mentalità vecchia, di una contrapposizione per schieramenti che non ha nessuna ragione di esistere. Tu stai attaccando un mio amico, dunque sei mio nemico. Non importa quello che dici, con te non parlo.


Le grandi associazioni ambientaliste italiane hanno realmente gli strumenti per opporsi ai signori della finanza?
Non credo, ma possono sensibilizzare l’opinione pubblica che è stufa di farsi prendere in giro e non capisce perché il costo dell’energia elettrica nelle ore serali sia improvvisamente lievitato. Ma come, fino a ieri mi hai invitato a consumare dopo le ore18 perché l’energia costava meno e adesso che grazie al fotovoltaico il costo del kW/h è crollato durante la giornata, mi aumenti quello serale? C’è qualcosa che non quadra. Smettetela di trattarci come se fossimo tutti stupidi. Trovo, inoltre, molto interessante l’approccio di Greenpeace che, conti alla mano, ha dimostrato quanto sia antieconomico per la collettività continuare a puntare sul carbone. A Enel conviene perché nessuno le fa pagare i danni diretti e indiretti che causa.


Com'è la situazione nel resto d'Europa?
Problemi ci sono ovunque, anche in Germania. Loro però si sono prefissati degli obiettivi chiari e li centreranno come hanno sempre fatto. In Italia si ha sempre l’impressione che si agisca un po’ a casaccio per accontentare ora questo, ora quello, ma quasi sempre gli stessi. Gli esempi più interessanti, in questo momento credo vengano dalla vicina Svizzera.


Cosa concretamente possiamo fare in Italia?
Smetterla di comportarci da sudditi e iniziare a essere cittadini attenti che verificano le informazioni. Riprendere l’esortazione di Alberto Bertuzzi, il “difensore civico” scomparso ormai venticinque anni fa, che invitava a dubitare, disobbedire e combattere. Quando parliamo di energia stiamo parlando di quale Paese vogliamo.


Sarà possibile in un prossimo futuro utilizzare tecnologie diverse per i nostri spostamenti?
Il costo degli accumulatori è destinato a scendere e le innovazioni tecnologiche dovrebbero consentire la ricarica delle batterie in pochi minuti. Raggiunti questi traguardi l’auto elettrica dominerà la scena. Se, però, l’energia per alimentare le batterie nelle stazioni di ricarica arriverà ancora da gas, carbone e petrolio, non avremmo risolto granché.

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