Intervista a Andrei Kurkov

Articolo di: 

Alla fiera romana della piccola e media editoria, PiùLibriPiùLiberi, ho avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Andrei Kurkov, uno degli autori ucraini contemporanei più seguiti dal pubblico e maggiormente apprezzati dalla critica. Con lui abbiamo parlato dei suoi ultimi lavori, della questione ucraina, di Michail Bulgakov e, in generale, della vita di uno scrittore “post-sovietico”.




La tua produzione letteraria spazia dai racconti per l’infanzia ai romanzi veri e propri. Come mai hai iniziato a scrivere racconti per bambini?
Ho scritto libri di racconti per bambini all’inizio della mia carriera. Li scrissi quando ero nell’esercito e lavoravo come guardia carceraria. Forse era una sorta di compensazione psicologica, volevo fuggire nella mia immaginazione fingendo di essere un bambino.

In passato hai lavorato per la polizia militare e, più in generale, per l’Unione Sovietica. Quali erano le tue sensazioni in quel periodo? Avevi la consapevolezza che l’Unione Sovietica stesse per crollare?
Sebbene fossi abbastanza antisovietico non pensavo che l’Unione Sovietica sarebbe crollata fino ai suoi ultimi giorni. Prendevo tutto con grande senso dell’umorismo e a tredici anni iniziai a scrivere storielle politiche e per questo fui pubblicato solamente negli ultimi giorni dell’Unione Sovietica.

Hai avuto molti problemi  legati alla pubblicazione del tuo primo romanzo. Hai affermato di aver ricevuto cinquecento rifiuti anche se ora sei famoso in ogni parte del mondo. Qual è il consiglio che vuoi dare ai giovani scrittori in cerca di pubblicazione?
In primo luogo di continuare a scrivere e provare a cercare un editore. Bisogna essere molto sicuri di sé, perché se hai un dubbio non vincerai. Inoltre è importante lavorare sodo perché a volte il duro lavoro può compensare una certa mancanza di talento.

Nell’opera Diari ucraini scrivi dei recenti fatti avvenuti in Ucraina con uno stile giornalistico e un attitudine da cronista. Cosa pensi della percezione della situazione ucraina in Europa? Pensi che i media stiano riportando i fatti accuratamente o che ci siano manipolazioni legate a interessi politici?
C’è di tutto. Ad esempio ci sono giornalisti filo-russi che non scriverebbero nulla di male sulla Russia ma non credo che ci sia una vera e propria censura. È più che altro una censura tecnica: quando a un giornalista viene chiesto di scrivere un articolo di 200-300 parole sulla situazione ucraina ad esempio. Mi è capitato che mi venisse chiesto di scrivere un pezzo sulla situazione ucraina in 200-300 parole ma ho rifiutato perché non è possibile riassumere la situazione con tutte le sue sfumature in così poco spazio.

Lo spirito nazionalista degli ucraini è forte e veemente e in molti punti del tuo libro ciò traspare. Perché un popolo così nobile e passionale ha dei politici così corrotti e illiberali?
La tradizione politica ucraina è ereditata dall’URSS. Anche i nazionalisti ucraini sono figli della politica dell’ex Unione Sovietica. Ad esempio il primo presidente dell’Ucraina, in età sovietica era il principale ideologo comunista in Ucraina. Questa tradizione sta iniziando a cambiare solamente adesso. Questa elite politica è sempre più separata e distaccata dal popolo ucraino. In questo senso i normali cittadini ucraini sono molto più moderni dei loro politici.

Nel romanzo Il vero controllore del popolo ci sono molte situazioni oniriche e surreali che mi hanno fatto tornare in mente le opere di Michail Bulgakov. Cosa pensi di questo autore?
Era uno dei miei autori preferiti quando avevo 17-18 anni. Vivo nella strada dove è nato e la strada dove ha vissuto e scritto La Guardia Bianca è vicino casa mia. Non rileggo i suoi libri ora ma li ho sempre in mente. È una persona che ha avuto una vita difficile a causa dei suoi controversi rapporti con Stalin. Stalin non voleva punirlo e mandarlo nei gulag ma allo stesso tempo voleva che nessuno gli offrisse un lavoro. Bulgakov non riusciva ad avere nessun contratto di pubblicazione e scrisse a Stalin chiedendogli di lasciarlo andare all’estero se non gli piaceva. Stalin in persona gli rispose e gli chiese se avesse qualche problema. Bulgakov, come un bambino, si lamentò con Stalin della sua situazione, di non avere un lavoro e di non avere soldi e Stalin gli disse di presentarsi al Teatro dell’Armata Rossa il giorno dopo per ottenere il lavoro. Riuscite a immaginare qualcuno che sia stato così in contatto con una persona che potesse deciderne il destino?

La tua produzione letteraria è spesso descritta come letteratura post-sovietica. Sei d’accordo con questa definizione? E quali sono le peculiarità di questo genere?
Tutto ciò che è post-sovietico è connesso con ciò che è stato sovietico. Ho vissuto per trent’anni in Unione Sovietica e ventitré anni in età post-sovietica. Ho scritto di luoghi e mentalità post-sovietica ma non si tratta di un genere vero e proprio, è più una questione di storie raccontate in età post-sovietica, non riguarda tanto lo stile.

I libri di Andrei Kurkov

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER