Intervista a Andrzej Sapkowski

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Andrzej Sapkowski, polacco classe 1948, è l’autore della saga fantasy dello Strigo, incentrata sulle avventure magiche di Geralt di Riva. I suoi libri sono stati trasposti nel panorama videoludico con successo: il terzo capitolo del videogioco (The Witcher 3 – Wild Hunt, lanciato nel maggio del 2015) ha venduto oltre quattro milioni di copie in un paio di settimane dall’uscita. Lo incontro nell’enorme padiglione Games del Lucca Comics & Games allo stand della casa editrice Nord, dove conoscerà i suoi lettori italiani e presenterà il quinto romanzo della saga. Too much noise: “C’è troppo chiasso qui, troppo chiasso!” e allora andiamo a scoprire qualcosa in più su di lui e sui suoi libri nell’ovattata stanzetta della segreteria dell’organizzazione. La foto è di Emiliano Billai.




La saga di The Witcher nasce da una serie di racconti brevi pubblicati su delle riviste letterarie. Qual è il processo che ha portato alla pubblicazione dei tuoi libri?
Quando ho iniziato a scrivere The Witcher il format è stato quello dei racconti brevi, soprattutto perché in Polonia si pensava non ci fosse un mercato. I lettori erano affascinati dalle saghe fantasy e di fantascienza americane. Una delle prime critiche che mi vennero mosse riguardava proprio il nome della saga, a nessun editore piaceva quel finale in “ski” (il protagonista della saga è Geralt di Rivia, un mutante sterile con poteri magici, cacciatore di mostri di professione; “wiedźmiński” è la parola polacca per definirne le capacità, tradotta in italiano con “lo strigo” e nelle lingue anglofone con “the witcher”). Mi dicevano di dargli un nome più accattivante, non polacco, cose tipo Simon Templar, americanizzarlo insomma, perché avesse un impatto più immediato sul pubblico. Cercavano di convincermi di non chiamare un eroe in “ski” e il grande errore è stato mio, che ci ho messo un po’ a far pubblicare la prima parte della mia saga in cinque volumi, e quando ci siamo riusciti è stato un rischio sia per me che per il mio editore polacco. Un rischio che è diventato una vittoria quando, dopo il riassetto politico e sociale della Polonia e il riavvicinamento alla Russia, avere un fantasy prettamente polacco, con un nome polacco all’interno ha venduto moltissimo ed è stato un vantaggio, perché c’era già un pubblico pronto ad accoglierlo. Le prime lingue in cui sono stati tradotti i miei romanzi sono state appunto il russo e il ceco, solo successivamente la saga ha avuto successo nel resto dell’Europa (in Italia la casa editrice Nord ha pubblicato Il sangue degli Elfi, il primo romanzo della saga, edizione polacca del 1994, nel 2012).

Quanta Polonia c’è nei tuoi libri?
Io non penso ce ne sia così tanta, ma è normale che ce ne sia. Ho letto la letteratura polacca, scrivo in lingua polacca e sicuramente il mio modo di approcciarmi alle cose si rifa alla mia tradizione linguistica e culturale. C’è molta più Polonia nelle versioni originali che in quelle tradotte, in cui è difficile che rimanga. Alle volte i traduttori non colgono le sfumature, i colori del testo, le battute scherzose che forse rendono solo in lingua orginale e son difficili da riportare tali e quali in un’altra lingua.

È per questo che chiedi agli editori stranieri di tradurre direttamente dal polacco, senza passaggi intermedi?
Sì, mi importa che il risultato finale sia quanto più possibile aderente all’originale polacco. In realtà mi importa molto, ma mi importa dopo, nel senso che durante il processo di traduzione nessuno mi chiede mai niente così mi accorgo della resa a traduzione già avvenuta. Alcuni traduttori mi fanno un sacco di domande, alcuni qualcuna, ma la maggior parte nessuna, e in questo modo forse delle sfumature si perdono. Poi ci sono le eccezioni certo, per esempio il mio traduttore in lingua ceca, che secondo me è il migliore di tutti, non mi chiede mai nulla!

Quanto è importante l’originalità nel fantasy contemporaneo? Lo strigo è un personaggio originale, seppur immerso in un mondo di elfi, nani e creature del fantasy classico...
È originale perché io sono originale!

The Witcher è anche un videogame di successo. Ti piace come l’universo di Geralt di Rivia è stato trasposto nel mondo dei videogame?
Non saprei, non ho nulla contro i videogames ma non conosco per nulla questo mondo... Mi piace come hanno realizzato le grafiche, la copertina e i personaggi sono davvero belli, aderenti all’idea originale dei miei libri, però non vado oltre. Non è un intrattenimento che fa per me. Conosco della gente davvero appassionata, vedo che il videogame di Geralt ha successo ma proprio non è il mio mondo. Non ho mai giocato né a The Witcher né a nessun altro gioco... a eccezione di quelli di corse automobilistiche.

I videogiochi possono essere un ponte verso la passione per la lettura per i più giovani?
Non parlarmi di videogiochi, non so nulla di videogiochi! Non parlarmi di giovani, non so nulla neppure di loro! Mio figlio ha quarantacinque anni... non so molto di giovani lettori.

Hai modo di incontrare e confrontarti con i tuoi lettori?
Sì li incontro spesso, il mio editore organizza degli incontri nelle scuole, nei laboratori, nelle librerie e anche gli editori stranieri lo fanno, anche qui oggi incontrerò dei lettori che si sono appassionati alla saga di Geralt lo strigo. A volte mi capita che i ragazzi che incontro siano più giovani dei miei libri! Anche molto più giovani, dato che il primo volume della saga è stato pubblicato nel 1994 e i ragazzi in sala invece avranno sedici, diciassette anni.

Che consigli daresti a un aspirante autore di romanzi fantasy?
Fai qualcosa di utile... qualcosa come il meccanico. Cambia professione!

I LIBRI DI ANDRZEJ SAPKOWSKI


 

 

 

 
 
 
 
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