Intervista a Angelica Tintori

Angelica Tintori
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Intervistare una sceneggiatrice e studiosa di entertainment cinematografico e televisivo come Angelica è soprattutto una buona scusa per fare due chiacchiere su argomenti che mi interessano molto da sempre. Se poi il tema principale della conversazione è la coppia Peter Cushing-Christopher Lee e io posso tirare fuori dalla manica l'asso di una cena romana di dieci anni fa tête-à-tête con quest'ultimo, cena che ovviamente che annovero tra i più piacevoli ricordi della mia carriera di appassionato-addetto ai lavori, beh c'è ancora più gusto. E posso anche fare finta di non avere un crampo letale alla mano mentre prendo appunti in piedi accanto allo stand della Gargoyle Books durante una affollata fiera libraria. Soffro, sì: ma col sorriso sulle labbra.
Perché scegliere proprio questa 'strana coppia' Peter Cushing-Christopher Lee per un saggio?
Non è poi così strana come coppia, erano i Brad Pitt e George Clooney degli anni '60 e '70, in fondo, legati da una profonda amicizia. Hanno impersonato tutti gli archetipi e sono andati anche oltre, percorsi da grande sensibilità artistica. Le loro sono biografie indimenticabili, soprattutto quella di Lee, e se li conosci ti accorgi che non c'è nulla di strano nella coppia Peter Cushing-Christopher Lee.

 

Il libro è ricco di gustosi retroscena: vuoi raccontarcene qualcuno che ti ha divertito o colpito particolarmente?
Beh, c'è solo l'imbarazzo della scelta, ma per esempio quando i due dovevano girare "The curse of Frankenstein", il loro debutto per la Hammer, Lee - che interpretava la creatura e quindi nel film non parlava - irruppe nel camerino di Cushing lamentandosi "Non ho neanche una battuta!", al che Cushing tagliente ribattè: "Sei fortunato. Ho letto il copione".


Dopo The Dark Screen, che era dedicato alla figura del vampiro sul grande schermo e non solo, ci aspettavamo tutti un saggio dedicato a un altro sottogenere del cinema fantastico o horror, invece ci sorprendete con questo libro: voglia di non ripetervi o allergia alle soluzioni scontate?
Eravamo contentissimi del lavoro svolto per The Dark Screen, ma non volevamo cadere nella trappola di occuparci in sequenza di tutti i sottogeneri dell'horror. Ci siamo detti - anche grazie agli input di Paolo De Crescenzo della Gargoyle Books - facciamo una cosa diversa, raccontiamo queste due storie che si intrecciano. Poi se vai a vedere nella vita e nella carriera di Peter Cushing e Christopher Lee ci sono tutti i nomi importanti dell'horror del post dopoguerra, che si specchiava nei cambiamenti sociali in corso, nel '68 incombente, anzi in qualche modo li preannunciava. Ci sono tanti film, veri classici del genere: insomma era un'occasione imperdibile per noi.


Tra tutti i film interpretati dalla coppia Cushing-Lee che analizzate nel libro, qual è il tuo preferito e perché?
Direi "La furia dei Baskerville" (The Hound of the Baskervilles, 1959). Senza dimenticare "La casa dalle ombre lunghe" (House of the Long Shadows, 1983). Il primo perché - a più di cinquant'anni di distanza - rimane un film assai valido per ritmo, scrittura, interpretazioni e musica. Il secondo per la pura delizia di vedere accanto ai Nostri, anche Vincent Price e John Carradine. Tutti e quattro impegnati in una commedia nera più che godibile.


Da dove nasce la scelta di non soffermarsi troppo sulla biografia dei due attori e più sulla loro filmografia?
Semplicemente dal fatto che Peter & Chris - I Dioscuri della notte non vuole essere un libro biografico. Quello che c'interessava era certamente raccontare un rapporto umano e professionale estremamente fecondo, ma soprattutto il ruolo culturale, sociale e di evoluzione del costume che molti tra i film interpretati da Cushing e Lee hanno avuto.


Sei già al secondo libro realizzato in tandem con Franco Pezzini: come è nata la vostra collaborazione e vi organizzate durante la scrittura?
La "colpa" del tandem Pezzini/Tintori è di Paolo De Crescenzo, il nostro editore. Ci ha fatti incontrare per realizzare The Dark Screen e, poiché ci è piaciuto molto lavorare insieme, abbiamo ripetuto l'esperienza. Gargoyle è a Roma, Franco vive e lavora a Torino, io vivo a Milano, quindi si organizza un gran vorticare di scambi di materiale e poi ci si divide il lavoro. Una volta ultimate le prime stesure, comincia un gran vorticare delle medesime, che produce - miracolosamente - un amalgama anche stilistico.


Sei una grande esperta di serie televisive sci-fi: qual è il panorama attuale? Quali sono le serie più hot?
Il momento attuale delle serie tv non è buonissimo, a parte "Battlestar galactica" che si è chiusa dopo 4 stagioni ma in fondo va bene così, c'è di interessante "Stargate Universe" perché è diversa dalle altre della saga, ha quelle caratteristiche che furono di "Star trek Deep Space 9" per capirci, che tanto spiazzarono i fan ingenerando la tipica reazione amore/odio, ma è più sporca e cattiva. Comunque, anche in un momento di stanca, il mondo della serialità televisiva è sempre il più fertile, il più creativo, ci sono storie e personaggi più interessanti e molta più libertà per gli sceneggiatori che al cinema, e si vede. Le serie splendide sono tante ("Mad Men", "The Good Wife", "Dexter") e anche quelle che non avevano ingredienti di partenza così strabilianti, come "Grey's Anatomy", sono arrivate al traguardo della settima stagione e sono sempre più appassionanti.

 

Dalla posizione privilegiata di chi ha lavorato come sceneggiatrice delle serie a fumetti Legs Weaver e Nathan Never per la Sergio Bonelli Editore, come vedi la situazione del fumetto italiano? Cosa bolle in edicola?
Non sono più aggiornatissima come quando lavoravo alla Bonelli, ma come appassionata mi guardo in giro e non mi pare che in edicola ci sia granché. Del resto in Italia il fumetto è considerato di serie B. Per superare l'empasse servirebbe uno scatto di reni, ma spesso non si lascia spazio all'iniziativa degli autori, li si ingabbia troppo. Anche alla Bonelli per un po' abbiamo potuto affrontare anche temi importanti, poi non si è potuto più fare, davvero un peccato.

I libri di Angelica Tintori

 

 

 
 
 
 
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