Intervista a Anilda Ibrahimi

Anilda Ibrahimi
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Anilda Ibrahimi nasce a Valona nel 1972. Frequenta la facoltà di Lettere Moderne all’Università della capitale albanese. Nel 1993 inizia a viaggiare in Europa, trasferendosi in Svizzera e successivamente in Italia, dove tuttora vive con la sua famiglia. Si occupa di diritti umani e scrive per diversi quotidiani e mensili. E scrive il suo primo romanzo, Rosso come una sposa (Einaudi, 2008) in italiano, mostrando oltre a un’innegabile padronanza della lingua, anche una grande capacità di usarla per scrivere con estrema sensibilità.

 

Esiste nel tuo libro Rosso come una sposa un forte legame con un mondo 'altro' e intangibile, quello dei morti che sembrano dettare le regole da seguire nella vita di tutti i giorni. Saba ci parla, li aggiorna, cantando loro versi in rima. Questo approccio deriva da un tradizionale sentimento di rispetto verso i defunti tipico della tua famiglia?

In verità la tradizione letteraria del lamento funebre deriva da una tradizione esistita in tutto il bacino del Mediterraneo, che poi abbracciando paesi di culture e lingue diverse cambia. Oltre al dolore, la mancanza e la nostalgia che provano per loro, ai morti si canta anche ciò che succede ai vivi, affinchè la catena delle generazioni non si spezzi.

 

Il tuo é un romanzo dal grande piacere sensoriale: si percepiscono gli odori, i sapori dei dolci preparati (i gurabie, i llokum), del caffé turco, delle mele cotogne. Questo e l'elemento magico esistente nella vita quotidiana mi hanno fatto pensare ad alcuni scrittori sudamericani come Jorge Amado o Gabriel García Márquez: riconosci un legame con questi o altri scrittori?

A dire il vero non riconosco nessun legame con questi scrittori, anche se mi piacciono molto. Gli elementi di magia nel mio romanzo sono pochi, forse qualcosa ereditata da una cultura prevalentemente orale che poi nel libro prende forme simili al realismo magico. Invece volutamente ho usato una scrittura scarna, (almeno nelle intenzioni)essendo io, nella vita, una grande chiacchierona, amo la scrittura schietta e essenziale. Si sente una certa lirica, ahimè non sono riuscita del tutto a "ripulire" la mia scrittura, non possiamo, poi, uscire dalla nostra vera natura. Per quanto riguarda i piaceri sensoriali, il fatto è che la mia scrittura è quasi materiale, non amo "i monologhi metafisici" e quindi questa mia fisicità si sente in questi profumi, sapori, odori... e di questo sono veramente felice.

 

L'Albania di Hoxha appare come una prigione, o meglio una cella di isolamento dal resto del mondo, in cui però tutti riuscivano anche in parte a vivere con un certo equilibrio. Dopo il 1990 questo seppur effimero equilibrio continua ad esistere nelle vite degli albanesi?

Stiamo parlando di epoche diverse. La natura umana è così, si adatta e cerca a tutti i costi di trovare una normalità, un equilibrio anche se precario. Era questo aspetto della dittatura che ho voluto raccontare nel mio romanzo. Dopo il 1990, l'equilibrio se è stato trovato, sicuramente sarà costruito su valori e problematiche diverse. Credo che in Italia si è giocato e anche abusato tanto con la parola "comunismo". Esistono "diversi comunismi", sicuramente da noi non si mangiavano i bambini. Era una dittatura sì, infatti si chiamava "dittatura del prolettariato" dove c'era la chisura totale e la guerra delle classi, ma parlando in termini economici o di istruzione pubblica, l'albanese medio era messo molto meglio che l'italiano medio odierno. Se non altro, tutti erano in possesso di una casa che ti spettava di diritto e aveva anche ammortizzatori sociali molti simili al nord Europa. Mancava la libertà di parola e di opinione, ma se posso permettermelo vi chiedo: che ve ne fate voi della parola che usate in abbondanza?

 

Una domanda diretta: come si sta adesso in Albania? C'è l'agognata libertà o è solo una trovata pubblicitaria del governo?

L'Albania è un paese libero e democratico, almeno nel senso in cui gli italiani usano queste parole. La dittatura è caduta nel 1991 e - ripeto - non ha più senso parlare di comunismo. Almeno in Europa, dopo il muro di Berlino e la morte di Ceaucescu le cose sono cambiate in fretta per tutti gli altri paesi. Spero che la ricchezza del paese non si concentrerà come in Italia che è un paese polarizzato dove per il gap tra ricchi è poveri è il sesto paese più squilibrato dell'OSCE. Spero anche che abbia una classe dirigente diversa da quella italiana.

 

Mi sono chiesto alla fine del libro: sei riuscita poi a trovare le mele cotogne a Roma?

Certo, le ho trovate quest'anno per caso, vicino a casa mia. Al mercato di via Andrea Doria (non è che sto faccendo pubblicità occulta?) le aveva solo un banco. Ho preso tutta la cassa, ne terrò qualcuna per il suo profumo, e con il resto farò la marmellata. Comunque, non avevano lo stesso odore di quelle della mia infanzia. Perchè nulla ha l'odore della nostra infanzia. 

 

I libri di Anilda Ibrahimi

 

 

 
 
 
 
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