Intervista a Ann Beattie

Ann Beattie
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Negli Stati Uniti Ann Beattie è considerata una scrittrice ai livelli di Raymond Carver. Una di quelle con la S maiuscola, insomma. Autrice sia di romanzi che di racconti, classificata dai critici come una delle massime esponenti del minimalismo americano. E anche se lei non si riconosce tanto in questa definizione, bisogna dire che la sua prosa è veramente capace di far vibrare il lettore con poche parole. Da poco è stato pubblicato per la prima volta in Italia il suo libro d'esordio, datato 1976, Gelide scene d'inverno. E noi abbiamo l'abbiamo intervistata, sperando che quelli di Minimum Fax riescano a fare con la Beattie quello che hanno fatto con Carver.

Nella nuova introduzione al tuo romanzo d'esordio dici che rileggendo Gelide scene d'inverno a distanza di trent'anni ti sembra più autobiografico di prima. Perché?
Quando si guarda di nuovo una cosa dopo tanto tempo possono succedere due cose: o all'improvviso scopri qualcosa di personale che riesce a toccarti, oppure trovi una distanza ancora maggiore. Nel mio caso ho ritrovato molto di quello che sono. In particolare ho ritrovato un tipo di umorismo che aveva molto a che fare con l'epoca in cui la storia è ambientata e nella quale ho vissuto, gli anni di Nixon e del Vietnam.
 

Infatti l'umorismo è una componente molto importante di questo libro, al punto da rendere la storia quasi comica...
Effettivamente il tipo di umorismo che ho usato rende la storia piuttosto allegra. Questo ha a che fare con il fatto che all'epoca mi interessava molto il teatro di Beckett. Perciò non si tratta di un tipo di umorismo divertente, piuttosto è qualcosa di più perverso e macabro. Proprio perché negli anni in cui mi sono messa ascrivere “Gelide scene d'inverno” mi interessavo molto al teatro dell'assurdo.
 

Sempre nell'introduzione citi, tra i tuoi autori di riferimento, scrittori come De Lillo, Carver, Barthelme. Come mai non citi nessuna donna?
In effetti non cito nessuna donna. Ma all'epoca nessuna mi piaceva al punto da influenzarmi. Però mi piacciono molto Alice Munro o Jane Austen. E anche se non mi ispirano direttamente sono voci con cui mi sento di dialogare. In compenso leggo molte poetesse, come Sylvia Plath o Louise Gluck.
 

Perché in Gelide scene d'inverno la musica è sempre presente, e come mai ha un ruolo così importante?
Semplicemente perché un po' tutti ascoltano la musica. Oggi ci sono molti più gruppi, tanti per ogni genere di musica. In effetti oggi si potrebbe caratterizzare molto meglio un personaggio facendo ricorso alla musica. Ma all'epoca c'era solo un numero limitato di gruppi che riuscivano a mettere d'accordo tutti. Inoltre quando scrivo mi piace avere in testa una colonna sonora. Quando devo descrivere un ambiente tra le varie cose che ho bisogno di immaginare c'è anche il tipo di musica che può esserci in una stanza, magari proveniente dalla radio o dal palazzo vicino.
 

Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando pensi a com'è cambiata, a distanza di trent'anni, la società che descrivi nel tuo libro?
Nel '75 c'era molta più gente che viveva nelle comuni. Rispetto a oggi era molto più insolito scegliere di farsi una famiglia propria. Questo secondo me è il sintomo di qualcosa di più grande. All'epoca c'erano molte più possibilità, molte più scelte da poter fare che non oggi. E la vita costava di meno.
 

Visto che insegni da molti anni scrittura creativa che consigli dai a un giovane scrittore?
E' difficile rispondere con formule esatte. La scrittura è un'attività che ti isola. Prima di tutto bisogna fare pace con questo fatto. Bisogna saper rivoltare a proprio vantaggio questa condizione di solitudine. Anche se è una sfida che richiede una sforzo continuo.
 

Ti senti una minimalista?
No, non mi ci si sono mai sentita. Nemmeno per un attimo. A nessuno andava a genio essere definiti così. E' stata soprattutto un'invenzione dei critici, una categoria di comodo che ha raccolto scrittori anche molti diversi tra loro. In realtà questa definizione ha impedito di vedere la ricchezza individuale di ogni scrittore, abbassando un po' il livello della lettura. Perciò no, non mi ci riconosco affatto.

 
I libri di Ann Beattie

 

 

 

 
 
 
 
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