Intervista a Anna Pavignano

Anna Pavignano
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Da dove è nata l'idea del tuo libro Da domani mi alzo tardi?

Intanto dall'esigenza di fare qualcosa che parlasse di Massimo; avevo anche pensato ad un film però poi ci sarebbe stata la grossa difficoltà di non avere lui come attore. È un'idea che ho coltivato per un po' di anni ed è un'intuizione che mi è venuta così come vengono le idee narrative, all'improvviso, come delle fantasie tue. L'idea di ignorare la morte e di far tornare una persona che è morta può venire in mente a chiunque abbia avuto un rapporto importante con una persona che non c'è più. Questa trovata mi ha permesso di raccontare tutto senza sentire quella sensazione di inadeguatezza che avevo tutte le volte che parlavo di Massimo.

 

Quali erano i gusti letterari di Massimo Troisi?

Quando l'ho conosciuto Massimo era uno che leggeva poco. Questa cosa della scoperta della lettura che io racconto nel libro in effetti era vera nel senso che poi ad un certo punto della sua vita, negli ultimi anni, ha cominciato a leggere probabilmente anche perché i ritmi delle sue giornata sono diventati più tranquilli. L'amore per Pier Paolo Pasolini era dominante; dopo averlo scoperto ne è stato completamente rapito.

 

Come nascevano le vostre sceneggiature?

Facevamo tutti e due tutto, e insieme: facevamo le riunioni, che in sostanza voleva dire parlare della storia, e poi scrivevamo a quattro mani. C'era una cosa divertente, più per Massimo che per me, e cioè che ero io a fare il lavoro manuale perché lui non aveva voglia di battere a macchina, diceva che era lento e che non riusciva a coordinare le dita. Ma mentre le costruzione dei personaggi era comune, le battute fulminanti erano le sue. Spesso ridevamo per alcune battute che lui faceva e non necessariamente le inserivamo nella sceneggiatura alla prima scrittura perché magari non erano adatte al personaggio che stavamo tracciando; poi in fase di revisione, per un meccanismo involontario, alla fine veniva un momento in cui ci dicevano "Ah vedi, qui si può mettere quella battuta!".

 

Come è stato per te scrivere, dopo?

Per me scrivere è prima di tutto un'esigenza, un modo di comunicare con me stessa e poi con gli altri. Dopo Massimo è le situazioni sono state diverse perché con lui c'era questo rapporto di feeling totale con ruoli codificati, una situazione di privilegio anche se abbiamo scritto solo cinema. Dopo è stato come quando non hai un rapporto di coppia ma hai rapporti sparsi per cui a volte ci sono situazioni belle, a volte meno.

 

Come hanno reagito i lettori, fan e non di Troisi, a questo libro?

Molti, che hanno conosciuto Massimo, mi hanno detto che hanno avuto la sensazione di sentirlo rivivere che è un po' la suggestione in cui mi sono persa io mentre scrivevo il libro; ma io questo libro non l'ho scritto per chi lo conosceva, amici o parenti, che comunque avrebbero avuto il loro personale ricordo. Ho scritto il libro per persone che non lo hanno conosciuto e che neanche artisticamente si erano fatta un'idea molto chiara di lui; per esempio mi ha fatto molto piacere che questo libro sia piaciuto ad una ragazza di 19 anni, che ho incontrato, che sapeva a malapena chi era Troisi ma che si è semplicemente immedesimata nella storia d'amore raccontata nel libro.

 

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