Intervista a Anna Stothard

Anna Stothard
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Mi è sembrata una scrittrice dolorosa. Non saprei come altro definirla. Il suo stile tagliente, visionario, liquido e narcotizzante (in senso positivo) mi hanno colpita al punto che non vedo l'ora che qualcuno pubblichi ancora le sue parole, se ne avesse altre nel cassetto. Forse per i temi che affronta, i legami di sangue che diventano paranoici, asfissianti e irrinunciabili, mi è sembrata un’ottima promessa anche relativamente alla sua giovanissima età. Che si stia dedicando completamente al cinema, sua grande passione non seconda ai libri? Speriamo di no.
So che può sembrare una domanda inflazionata, ma vorrei sapere chi è Anna Stothard, quanto il personaggio di Isabel sia vicino alla tua interiorità e per quale ragione hai deciso di scrivere questo romanzo…

Una parte consistente del personaggio di Isabel è il desiderio di restare volontariamente segregata nell’infanzia unita all’incapacità di relazionarsi con il mondo adulto. Il suo personaggio è a metà tra la volontà di essere un essere maturo e il terrore di chi sta sulla difensiva per proteggersi dall’esterno, che è esattamente la sensazione che provavo in quel momento. Un giorno mi trovavo completamente ubriaca di tequila di infima qualità mentre mi dimenavo su un cubo e il giorno dopo decidevo di non volermi muovere per dei giorni da casa perché stavo cercando di creare qualcosa di solido – parole su carta – che non avrei potuto esprimere se fossi già stata vecchia. Credo che Isabel e Rocco siano la rappresentazione della mia paura di crescere e di affrontare il mondo reale.

 

Il rapporto tra Isabel e Rocco è qualcosa di fortemente radicato, lo è a tal punto che risulta difficile capirlo e giustificarlo, anche perché basato su un legame di sangue. Sicuramente cresciamo con una serie di divieti e siamo invitati a percepire un rapporto di frattellanza/sorellanza con grande moralità. Il fatto è che Isabel ama Rocco al punto di essere completamente dipendente da lui, fino all’ossessione. Puoi spiegare questa scelta e il suo significato? É una sorta di perversione incestuosa?

Isabel e Rocco vogliono amarsi come si amano i bambini anche se loro, bambini, non lo sono più da tempo. Vogliono essere innocenti ma la tensione esplode quando rifiutano di interiorizzare la loro crescente natura sessuale. Proprio come i bambini dividono la stessa stanza, cosa c’è in fondo di male a dividere lo stesso spazio quando si è ragazzini? Come i bambini passano tutto il loro tempo insieme e, poiché escludono dal loro mondo la realtà esterna, continuano a vivere in uno spazio creato dalle loro menti. Anche se la loro relazione si trasforma in un senso di intimità perversa non credo che questo romanzo abbia una vena incestuosa. Si tratta più di una esplorazione in un concetto confuso e travisato di innocenza.

 

Come hai dato vita al personaggio di Rocco? Hai mai incontrato un ragazzo come lui nella realtà?

Da quando il libro è stato pubblicato una marea di ragazzi sono venuti da me con fare ammiccante chiedendomi perché avessi scritto un libro a proposito di loro. Ho sempre roteato gli occhi dicendo che Rocco è pura invenzione! Forse Rocco era la realizzazione di un desiderio della mia mente adolescenziale, nel qual caso avrei probabilmente bisogno di una terapia!

 

Il tuo stile è dark come un giorno piovoso di novembre e malinconico come una strada vuota. La descrizione che fai di Londra e di Camden Town è sempre connessa allo stato d’animo dei protagonisti. Il modo in cui ritrai le falene, collezionate una per una e conservate con ordine in una scatola da scarpe, è un tentativo disperato di fare chiarezza nella mente tormentata di Isabel. Vorrei spiegassi il senso della presenza degli insetti…

Gli insetti si insinuano nel corso di tutto il libro. Credo che l’infatuazione per gli insetti derivi dalla fugacità della loro vita e dalla fretta che caratterizza la loro esistenza nel tentativo di realizzarsi prima di restare secchi. Ero terrorizzata dalla morte e ossessionata da Nabokow mentre scrivevo Isabel, quindi è possibile che gli insetti fossero una metafora naturale dello stato mentale nervoso di Isabel stessa.

 

Come ti sei sentita quando hai terminato il romanzo? Quali sono i tuoi progetti attuali, stai già lavorando ad un nuovo romanzo?

Ho terminato il libro su un eurostar da Parigi verso Londra. C’è stato un ritardo sotto il tunnel e quindi ho scritto l’ultimo capitolo. Ricordo di aver scritto che pioveva “come cadessero soldatini di metallo caldo dal cielo” e mi sentivo così strana al pensiero di aver terminato un progetto per cui mi sono letteralmente sotterrata per lungo tempo. Quasi subito dopo ho cominciato a scrivere sceneggiature. Ora abito a Los Angeles e scrivo sceneggiature, appunto, e lavoro ad un nuovo romanzo. 

 

I libri di Anna Stothard
 

 

 
 
 
 
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