Intervista a Antonio Messina

Antonio Messina
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Quella di Antonio Messina è una delle proposte più originali del panorama letterario italiano. Partire dagli stilemi della fantascienza classica degli anni '50 e '60 per esplorare l'esistenzialismo, la filosofia, il metafisico. Nato a Trapani e trapiantato - suo malgrado - a Padova, Antonio è per giunta una carissima persona. Eccolo che si racconta in esclusiva a Mangialibri...

Come nasce la tua scelta di 'riscoprire' proprio la fantascienza come mezzo di espressione dei tuoi messaggi, delle tue idee, delle tue emozioni? In fondo è un genere letterario da sempre (ingiustamente) accusato di essere soltanto 'popolare', banale, infantilistico...

L’arte del raccontare, e la conseguente gioia del leggere, è in decadenza; la causa è certamente da ricercare nella crisi della ricerca dell’intimità interiore, che esce ogni giorno di più dal nostro costume per accordare la preferenza, sia all’interno delle mura domestiche, sia, soprattutto, nei luoghi di consumo del tempo libero, alla televisione, ai mass media in genere, agli spettacoli frivoli, che stordiscono l’uomo, svuotandolo spesso dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti. La nostra educazione intellettuale, forse per una sorta di eccessiva fretta della storia, non ha trovato un passaggio sufficientemente ampio per evitare ai più un salto brusco, dalla vera cultura al fenomeno giornalistico, pubblicitario e cinematografico che tocca i sensi, ma sfiora appena i sentimenti e fa guerra all’immaginativa. Ha colto bene il nocciolo della questione una letterata francese, Jeanne Cappe: “I nostri contemporanei – scrive – non hanno fede se non in ciò che vedono; considerano l’immaginazione come la nipote povera della ragione, una nipote un po’ pazza e farneticante, riservata tutt’al più ai ragazzi”. Da qui parte la mia ricerca, il privilegio per un genere letterario che molti considerano di serie B, ma che secondo me ha prodotto una serie di capolavori… possiamo considerare scrittori di genere e dunque di serie B il grande Lem di Solaris, l’Orwell di 1984 e de La fattoria degli animali, il magnifico Asimov di Nemesis, il raffinato Clive Staples Lewis di Lontano dal pianeta silenzioso? E dove collochiamo, in letteratura intendo, Cronache Marziane del superbo Bradbury? Hai detto benissimo, David, la fantascienza è stata ingiustamente considerata un genere letterario popolare, banale, tranne poi accorgersi che J.R. R.Tolkien ha incantato con le sue storie milioni di lettori, che il maghetto Potter continua a far sognare… mi pare, e qui termino di argomentare, che la fantascienza non può più essere considerata letteratura di serie B, perché è esigenza, sogno, desiderio d’altrove, come il mito per gli antichi Greci… caduta l’immaginazione, l’anelito, il sogno, distrutta ogni utopia, resta la cruda realtà, ecco dunque l’urgenza di raccontare storie fantastiche, e così tracciare un ponte immaginario verso l’immortalità.

 

Un altro ingrediente dei tuoi libri è senza dubbio il richiamo alla mitologia classica. Ti senti un neoclassico, hai forse un rifiuto per la modernità (letterariamente parlando)?

Il mio è un ruminare di pensieri, di percezioni, di emozioni, sento la necessità di dover confessare, di dover urlare a tutti perchè si sappia, si aprano gli occhi, si ponga rimedio; oppure perchè si canti, si inneggi all’amore, si promuova “l’uomo del cuore”. Parto da una tragica constatazione: nel nostro mondo, luce e tenebre si combattono; fuoco e terra, caldo e freddo, amore e odio (secondo il modo di pensare dei filosofi presocratici) si scontrano, anche in noi stessi. Ne La Memoria dell’Acqua amaramente Thana (la protagonista femminile) dice: “La verità è che non riusciamo ad accettare la parte malata di noi; quanti segreti e orribili desideri agitano i nostri sogni, quanto odio coviamo. La ragione ci ordina di essere saggi, caritatevoli, buoni con il prossimo e invece tradimenti, guerre, ingiustizie, potere e denaro, carriera...” L’opera nasce, quindi, dal bisogno di dare una risposta ai problemi esistenziali, di comprendere la ragione del male, di trovare una soluzione agli affanni umani, provocati dalla tecnologia e dalla scienza. Così sentenzia Melibeo ne La memoria dell’acqua: “Gli uomini credono che solamente con la ragione si possa mutare il destino e, infine, annullare la morte ... pensano che il progresso porterà pace e prosperità ... Questi insani di mente non hanno immaginazione, sono solamente profeti del nulla. Io invece affermo che i mondi si costruiscono con la fantasia” E qui salta subito agli occhi ancora la “profezia” della letterata francese, Jeanne Cappe. Nelle mie storie c’è sempre un io narrante in profondo conflitto col mondo, di cui non sopporta la spietatezza, la competitività, l’odio, ma non è il mondo dei “vinti” di verghiana memoria… sì, è un canto di dolore, ma a questo si fa seguire la speranza. I “vinti” di Verga alla fine si lasciano travolgere dal destino, opponendo soltanto una dignitosa rassegnazione, gli “antieroi” delle mie storie, invece, cercano la rinascita in un mondo migliore, opponendo alla forza deleteria dell’intelletto, la forza del sentimento, dell’istinto, che trova nell’elemento primordiale dell’acqua la scaturigine dell’armonia, condizione essenziale della felicità. Da questa aspirazione nasce il bisogno di “altrove”. Di volta in volta il protagonista del racconto si proietta in un mondo fantastico, collocato fuori del tempo, oltre lo spazio, verso il mare, verso la sorgente della vita, in cui ritrovare il proprio stato di natura. Per Estasio, ne La memoria dell’acqua, questo mondo sarà Egretus, un pianeta magico da cui può partire. Sono un neoclassico?

 

I tuoi detrattori ti accusano di ermetismo, di scrivere in modo esoterico e poco comprensibile. Come rispondi?

Naturalmente rispetto, e lo dico sinceramente, pure coloro che definiscono la mia scrittura esoterica e poco comprensibile, ma non sono d’accordo con loro; in verità sono i lettori che li smentiscono, basta vedere le recensioni uscite sulla stampa e i commenti su IBS. La Memoria dell’acqua è stata recensita con note di eccellenza sulla stampa e riviste telematiche (pure su Mangialibri), e ha venduto un buon numero di copie in libreria, senza nessun supporto pubblicitario, grazie anche alla passione del mio editore, che ritengo una delle persone più oneste e intelligenti nel panorama delle piccole realtà editoriali. Non vado oltre nell’argomentare, un autore deve saper accettare le critiche quando sono supportate da solide argomentazioni, ma mi pare che i giudizi vanno in altra direzione, La Memoria dell’acqua continua a ricevere elogi, e se fosse davvero scrittura esoterica come affermano i miei detrattori, i lettori avrebbero subito demolito la raccolta di racconti. Stesso discorso vale per Le Vele di Astrabat, e qui di seguito riporto alcuni commenti dei lettori, tralasciando la stampa, che pure ha espresso giudizi lusinghieri; questo detto in assoluta umiltà, rispettando l’altrui pensiero, in questo caso quello dei miei detrattori: Angela Betta Casale – Volevo farle i miei complimenti e anche quelli di molti amici che hanno letto il suo libro Le vele di Astrabat. Ha sicuramente conquistato una schiera di ammiratori. Ivana – Un libro dal fascino sottile, pieno di dolcezza, ma anche di dolore, che vi colpirà al cuore e che vi costringerà a pensare e a rivedere, forse, qualcuna delle vostre convinzioni più radicate. Renzo Montagnoli – Non ci sono forzature, né imperativi nel procedere del testo, ma solo una sottile pacata malinconia che induce ad accogliere a braccia aperte il messaggio filosofico che lo permea. Le vele di Astrabat è un’opera di elevato valore, da leggere, rileggere, assaporare prima con il cuore e poi con la mente. Claudia Rossi – Un libro che parla di un sogno che può diventare un incubo. Un modo di narrare che commuove, ma mette anche a disagio, perché questi personaggi fantastici sono uguali a noi. Ha un che di scioccante, ma è bellissimo. Tanti complimenti a questo autore che non conoscevo. Rosaria Chinnici – Non sono campanilista, ma questo autore, siciliano come me, mi pare straordinario, una mosca bianca tra i romanzieri moderni, freddi e spesso banali. Nel leggere il libro mi sono commossa fino alle lacrime. Rosy Molteni – Scrivo questa recensione per consigliare a tutti il libro di Antonio Messina, di cui conosco bene le opere, che sono sempre un po' tristi, ma molto profonde e ci fanno pensare a come stiamo sbagliando ad agire, in modo tale da distruggere la natura e noi stessi. Maria Festa – Struggente e commovente... un mondo terribile che fotografa quello che potremmo diventare... forse... proprio bello... complimenti ad Antonio Messina... Elda Petralia – Questo libro è dolcissimo, ma tanto triste, e l'autore è stato una scoperta, per me che non ne conoscevo i libri. Bravissimo! Gianni Vigorelli – È il terzo libro che leggo di Messina, perché sono un patito di fantasy e fantascienza: finalmente un italiano che non ha nulla da invidiare agli americani. Giorgia Pasini – Sono Giorgia di Brescia. Questo romanzo me lo ha regalato mia cugina per il mio compleanno, l'altra settimana. L'ho letto di corsa per vedere come finiva, poi l'ho riletto con calma. E' una fantascienza filosofica che piace anche a me, che non amo la fantascienza, ma anche una storia d'amore. Comprerò anche gli altri due, anzi, me li farò regalare per Natale. Non riesco a credere che non conoscevo niente di Antonio. Come vedi i lettori hanno apprezzato l’opera, trovandola affascinante e comprensibile.

 

Che spazio ha e come riesce a ritagliarselo uno scrittore come te nel panorama letterario italiano?

Non saprei cosa rispondere, David. Dicono, gli esperti, che il mio genere, il fantasy filosofico e la fantascienza filosofica con contaminazioni mitologiche è un genere nuovo, forse ricorda Calvino in un determinato periodo della sua produzione, ma il paragone con il grande scrittore è improprio, nel senso che la grandezza di Calvino è smisurata, io ancora devo dimostrare il mio valore, devo 'farmi le ossa' come si dice solitamente. Comunque è un genere nuovo, una contaminazione fra fantasy, fantascienza e gotico, la ricerca di una letteratura che riscopra il mito, la leggenda, secondo la grande tradizione greca… dice Patrizia Garofalo che il rimandare La memoria dell’acqua a simbologie greche destinate ad una caduta degli Dei sembra riduttivo. Nel testo, Dei e mondi senza tempo scendono a terra, si incorporano in un laico panteismo e ci permettono di cogliere l’eternità dell’attimo che, proprio come tale, costituirà l’eterna traiettoria della vita… l’autore invece conferisce all’archetipo una veste meno consueta, affida al segno la capacità costante di esistere come “connotativo” e restituisce alla parola la comunicazione del cuore, del sogno, del meraviglioso, del sorprendente. È la parola, l’archetipo musicale che ci dona questo libro, la cura di essa come ritrovata madre… ricercata cantilena d’amore, come fotografia consumata dai sentimenti e dallo sguardo. E ogni volta, Antonio Messina, muore a se stesso… in un mondo che della parola non sa più cosa farsene, per volare ancora con essa… liberare le catene… esprimere un patto d’amore, di sincerità e di vita.

 

Raccontaci un po' la tua storia, la tua passione. Chi è davvero Antonio Messina?

Un uomo che fa fatica a vivere nel suo tempo, vedendone le brutture, un uomo che desidera elevarsi, implodere alla ricerca del significato dell’esistenza e della propria storia, un uomo che vaga smarrito, come altri uomini… Uno scrittore che vuole tentare tramite la parola di fornire una risposta ad un urgente bisogno di rifondazione del senso della vita in questo vuoto di sogni che è la contemporaneità, con la consapevolezza che la dimensione del sogno un giorno ci sarà restituita… Le mie storie nascono infatti dal bisogno di cercare il significato e il destino della vicenda umana, di comprendere la ragione del dolore e del male che imperversa ovunque, nascono da un irrefrenabile desiderio d'amore e d'armonia, di un'anima errante che tenta d'afferrare il sogno e la luce, comunque consapevole del misero destino terreno

 

Quali sono gli scrittori ai quali guardi con maggiore attenzione?

Sono quelli citati in precedenza: Asimov, Bradbury, Lewis, Lem, per quanto concerne la letteratura fantastica, poi ci sono altri autori che non cito, sarebbe troppo lungo l’elenco.

 

Hai in programma di scrivere un romanzo lungo dopo racconti e romanzi brevi? Quale sarà il tuo prossimo libro?

Uscirà per i tipi del Foglio Letterario una raccolta di poesie nella collana diretta da Fabrizio Manini, con prefazione di Patrizia Garofalo… come vedi continuo nella ricerca, spaziando, cercando, sognando: sono davvero felice d’entrare nel mondo della poesia dopo due libri come La Memoria dell’acqua e Le Vele di Astrabat… dopo l’uscita dell’opera, mi prenderò una pausa, voglio leggere, ricaricarmi, riflettere e pensare; credo che lo scrivere sia una necessità, un’urgenza dell’anima. Sono restio a scrivere romanzi lunghi, tipo Il Signore degli Anelli per intenderci, preferisco scrivere romanzi brevi, ma non so spiegarti il motivo. Comunque stavo lavorando ad un romanzo diciamo lungo, i Suonatori di Cornamusa, ma durante la revisione del testo mi sono accorto che la storia non decollava, c’erano troppi elementi disomogenei, non riuscivo a far quadrare il cerchio, così ho deciso di attendere tempi migliori… le belle storia nascono all’improvviso, per volontà del fato, nascono spinte da forze travolgenti, qualcosa di mistico e assolutamente illogico… io vivo anche per questo, attendere in silenzio, e sperare che qualcuno possa suggerirmi la storia migliore, in fondo tutto è stato scritto e divulgato, il nostro compito è quello di trasformare i segni in parole, per lasciare, come diceva Arthur Conan Doyle, "gli altri un poco più felici di come li hai trovati".

 

I libri di Antonio Messina

 

 

 
 
 
 
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