Intervista a Barbara Di Gregorio

Barbara Di Gregorio
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Ad immaginarla da lontano, Pescara è una città di muretti presi d'assalto da adolescenti annoiati, dove le giostre sono il banale diversivo tra palazzoni quadrati senza un filo di verde. Eppure così brutta non deve essere, o qualcosa di buono deve pure averlo, se è stata terreno fertile per Barbara Di Gregorio: per il suo talento letterario, che dai primi racconti pubblicati su riviste ed antologie l'ha condotta fino al primo, vero romanzo.
La storia di Le giostre sono per gli scemi sembra profondamente radicata in Pescara, tuo paese d'origine: quanto ti ha influenzato il “suo” carattere, i riti, le abitudini?
Nella primissima stesura il libro era ambientato a Bologna, la città dei miei studi universitari. Chicco era belloccio, 24enne, graffitaro. Leonardo un trentenne in carriera rappresentante televisivo di un importante ditta di materassi a molle. Venivano però da pescara, e mi sono accorta, poco a poco, che raccontare di quando ancora ci vivevano era la cosa che mi veniva meglio di tutte. E'stato così che a un certo punto il romanzo e la città sono diventati una cosa sola: prima che arrivassero gli editor non la nominavo neppure una volta in tutto il libro. Non mi sembrava necessario, tanto era per me una presenza forte.


Come mai al centro del romanzo hai posto un lavoro tanto inusuale, un mondo particolare come quello dei giostrai?
Non si può parlare di bambini a Pescara senza parlare di giostre. Io almeno non avrei potuto, perchè i ricordi più forti degli anni delle scuole elementari sono legati alle feste dei santi e ai luna park dell'estate. Dalle nostre parti, almeno negli anni ottanta, primi novanta, le giostre erano molto popolari. I miei mi ci portavano spesso e io le adoravo. Ma a parte questo l'immagine della giostra riflette il peccato capitale di tutti i personaggi del libro: girare in tondo, piuttosto che andare avanti.


La figura di Chicco è, probabilmente, quella che più degli altri crea empatia con il lettore, fino a fargli provare una vera pena: ti sei affezionata a lui, strada facendo? In che modo sei riuscita ad immedesimarti tanto bene nei panni di un bimbo solo, triste, grasso?
Tutti che si affezionano a Chicco, ma io voglio bene solo a Leonardo. E in quanto all'immedesimazione mi tocca rispondere da scrittrice depressa: sola e triste un pò ci sono. Grassa no, almeno non a guardarmi. Ma il grasso è uno stato dell'anima.


Il tuo è uno stile molto particolare: ruvido, scarno, quasi “fastidioso”. Chi sono, o sono stati, i tuoi punti di riferimento nella letteratura?
Sul mio stile ha lavorato molto il mio editor, insegnandomi che troppe parole tolgono peso e sostanza a quelle veramente importanti. Non so se sia il caso di parlare di punti di riferimento, mentre lavoravo non avevo in mente nessun altro autore. comunque i miei preferiti al momento sono Atwood, Simak, Ishiguro, Grass, Buzzati, Dick, Dickens, Cunningham, Houllebecq e altri che non mi vengono in mente adesso. Mi piace pure molto la letteratura popolare americana degli anni 60-70-80. La  riscopro nei mercatini, quando resto senza soldi per comprare i libri nuovi. Romanzi tipo I cercatori di conchiglie della Pilcher, Uccelli di rovo di Mc Collough, Paloverde della Briskin, La rabbia degli angeli di Sidney Sheldon: sono divertenti, svuotano il cervello, e spesso hanno molto da insegnare in fatto di regia e piccoli trucchi sporchi.


Dai racconti, al romanzo: quali sono stati gli ostacoli principali, le difficoltà più grandi nel passaggio da una forma narrativa all'altra?
Nelle storie – per come la vedo io – dev'esserci un senso profondo che dia forma e forza a ogni singolo elemento. Un mio amico, studente della holden, sostiene che questo sia vero soltanto per i racconti. Io penso valga anche per i romanzi: anche se naturalmente sono opere più complesse e far ruotare tutto intorno a un unico perno è veramente difficile. Difficile senza ripetersi e senza annoiare: difficile, soprattutto, senza incastrare personaggi e fatti in una struttura troppo complicata che costringa alla fine a una soluzione narrativa forzata.

I libri di Barbara Di Gregorio

 

 

 

 
 
 
 
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