Intervista a Barbara Gozzi

Barbara Gozzi
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Sembra che sia appena scesa da un libro - uno dei tanti a cui vive appesa - Barbara Gozzi. Atterrata per cercare un pubblico, il suo pubblico, quello non dei critici più o meno blasonati, ma delle persone, dei singoli a cui parlare, nella profonda convinzione che siano i destini personali a costruire quelli generali e non viceversa. Fin dalle prime battute emerge la sua predisposizione ad un approccio cordiale, oserei dire familiare. Ti seduce il suo tono affabile e gentile, ma raffinato e di classe. Una scrittrice consapevole dei propri limiti, ma con la volontà di migliorarsi. Come si racconta in questa intervista.

 

Da che stato d’animo è nata l’idea di scrivere La questione di JekYll e Hyde?

Avevo riletto da poco Lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde di Robert Louis Stevenson senza nessun progetto particolare in testa. Una sera, dopo cena ho 'visto' una scena, che è poi diventata uno dei primi capitoli del racconto lungo. Un uomo intento a sistemare un’enorme libreria in una mansarda, all’improvviso si ritrova tra le mani una vecchia copia proprio del romanzo di Stevenson e sfogliandola incuriosito ritrova un foglio sgualcito, scritto da una grafia a lui sconosciuta. ‘Cose che vorrei si ricordassero di me’ recita l’intestazione. Questa era la scena. Da lì, di fatto, è nata la storia, l’intreccio. Da un uomo che ama le storie, le scrive e si ritrova incastrato proprio da un libro in particolare.

 

Credi nell’ispirazione?

Credo molto nelle immagini, negli odori che attraversano all’improvviso, nelle scene vissute come spettatore. Credo nelle associazioni, nei ‘momenti giusti’ da cui si possono assorbire umori, gesti e frammenti di vita. Non so se tutto questo scateni l’ispirazione propriamente detta nel senso che per me è quasi sempre una scintilla iniziale, un’ossessione, che poi sviluppo, plasmo, modello col tempo, lo studio e i bisogni del momento. E se non riesco a scrivere di solito non è tanto perché mi manca l’ispirazione ma perché in quel momento non ho niente da dire, allora mi fermo e aspetto, o viro altrove.

 

Se il tema del dualismo costituisce il solo legame con il celebre capolavoro di Stevenson, qual è l’aspetto in cui il tuo libro maggiormente differisce?

Ci sono alcuni sottili richiami a ‘Lo strano caso’ nel racconto lungo, certe atmosfere, l’incedere finale e certamente il dualismo in alcuni suoi sfilacciamenti moderni. La differenza più evidente, invece, sono i personaggi femminili che nella storia di Stevenson praticamente non esistono, ci sono volti appena accennati (una governante, una donna per strada…) mentre nel mio racconto le donne hanno ruoli precisi, ruotano alcune angolazioni, determinano scelte e svelano pur non rubando ai personaggi maschili il cuore pulsante della storia.

 

Questo libro sembra dirci che il bene ed il male convivono nell’animo umano senza una netta linea di demarcazione. Secondo te sono maggiori i territori di intersezione o quelli di sbavatura?

È una domanda difficile, non credo di poter rispondere. Credo molto nelle percentuali (diverse per ognuno), nei chiaroscuri che racchiudono intersezioni ma anche sbavature. E quasi mai questi fattori restano immutati nel tempo, si adeguano e plasmano alle evoluzioni dell’individuo, alla sua vita insomma.

 

La letteratura dunque come strumento per andare al di là delle apparenze e dei facili moralismi ?

Per me sì, nel senso che attraverso la letteratura possiamo smettere di guardarci la punta del naso e recuperare la capacità di ragionare con la nostra testa, dimenticare il ronzio dei pensieri altrui da talk-show e le news che ci scorrono davanti a ogni ora. La letteratura è anche riflessione oltre che svago, è propensione verso altre storie che però finiscono per entrarci dentro, spingerci verso nuovi bordi. La letteratura può essere confronto, condivisione o rifiuto, anche moralismo o apparenza in realtà, ma è attraverso letture diverse che ci si può allontanare da un ‘solo’ punto di vista, una sola versione, ragionamento, teoria, logica, verità.

 

Oltre a Stevenson quali sono gli scrittori che ti hanno più affascinata sin da bambina?

La lista è molto lunga anche se negli ultimi anni mi sono scoperta più affascinata dalle singole storie piuttosto che dall’autore in particolare. Da bambina poi da ragazzina leggevo molto Agatha Christie, Stephen King e in generale i thriller americani. Terminata la scuola ho decisamente virato. Ho smesso di pormi limiti di genere o storia. Marion Zimmer Bradley, Anne Rice, Nicholas Sparks, Andrea Camilleri, Marguerite Duras, Alice Munro, Paolo Nori… Recentemente devo molto a John Berger, Imre Kertész, Iona Heath ma anche Amélie Nothomb, Andrea Di Consoli, Chuck Palahniuk, Roberto Alajmo, Giampiero Rigosi e tanti – tantissimi – autori italiani noti e soprattutto non noti.

 

Normalmente quali autori o generi leggi più frequentemente?

Sostengo sempre che un libro te lo trovi tra le mani quando è il momento giusto, quando c’è la vibrazione tra i polpastrelli e le parole. Compro spesso libri (il peggior nemico per il mio portafoglio sono le librerie o le bancarelle) poi li impilo accanto alla scrivania, e aspetto di sentirne il richiamo. A volte dipende anche da quello che sto scrivendo, dalle storie che mi frullano in testa e che hanno bisogno di letture e studio. Ma, in generale, non mi pongo limiti. Saggi, raccolte di racconti, romanzi e in quanto a generi non me preoccupo per niente. Sono alcuni anni che non leggo horror o fantascienza ma non per scelta consapevole.

 

Che cosa rappresenta per te la scrittura?

Decisamente una parte di me. Un modo per tirare fuori voci, scene, odori e colori e sapori, anche uno strumento di espressione per quello che ho dentro e si aggroviglia al buio. La scrittura è banco di prova quanto salotto accogliente. Amico, amante e confidente ma anche traditore, ossessione e demone.

 

Trovi utili i corsi di scrittura creativa?

La risposta più onesta a questa domanda per me è ‘dipende’. Dipende da chi li cura, dagli argomenti e dalla gestione. Dipende dalle conoscenze di chi partecipa, dal bisogno o meno di acquisire strumenti. Dipende dall’energia propositiva o dalla mera necessità nozionistica.

 

Come preferisci passare il tuo tempo quando non leggi o non scrivi?

Ho una particolare passione per certi telefilm ma anche per il cinema. Poi le chiacchiere con gli amici, il parco con mio figlio, le passeggiate e la musica senza la quale certi viaggi sarebbero davvero insopportabili.

 

C’è un altro romanzo nel prossimo futuro?

Spero di sì. Attualmente sto studiando per una storia molto difficile, nella tematica principale quanto negli sviluppi, ma non so ancora ‘se’ e ‘cosa’ diventerà. Poi ho anche alcuni manoscritti in viaggio, in attesa di rifiuti o quello che sarà.

 

I libri di Barbara Gozzi

 

 

 

 
 
 
 
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