Intervista a Bertrand Gatignol

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Conosco Bertrand Gatignol durante il festival Lucca Comics & Games 2018, dopo l’incontro con i lettori allo stand BAO Publishing. È sera, piove forte. Fa nulla, dice, ad Angoulême (città francese in cui si svolge un importante festival del fumetto) il tempo è ancorae peggio. Classe 1977, si specializza in Design, Grafica e Interior Design e in direzione artistica nella scuola parigina Penninghen. Nei primi anni Duemila lavora nel campo dell’animazione, creando il character design di molte serie animate per la TV prima di approdare al fumetto e all’illustrazione. Un ringraziamento speciale a Eugenia Martinez Tagliavia, risorsa interna al LC&G, per la traduzione simultanea dal francese e per la sua disponibilità. La foto è di Emiliano Billai.




Il libro che presenti qui a Lucca, Gli Orchi-Dei ‒ Piccolo, parla di giganti. Le mostruose creature di Rabelais, Gargantua e Pantagruel, ti hanno ispirato in qualche modo?
Sì, soprattutto per l’atmosfera. Siamo partiti da lì. Mi sono ispirato molto alle illustrazioni di Gustave Doré.

Chi sono i giganti de Gli Orchi-Dei, cosa rappresentano?
Rappresentano gli adulti, il peso delle relazioni familiari e di quelle generazionali. In questo senso possono esser visti come una metafora.

La sceneggiatura di questa storia è di Hubert, come è nata la vostra collaborazione?
Ci siamo incontrati qualche anno fa nel mio studio a Parigi, e ora siamo amici. A quanto mi ha raccontato, ha avuto l’ispirazione per Gli Orchi-Dei una notte, dopo aver scoperto alcune cose sulla sua famiglia. Passò la notte in bianco; la scoperta di tutti problemi che c’erano all’interno della sua famiglia gli hanno suggerito la storia.

Qualche anno fa hai disegnato la serie animata francese ispirata a Il Piccolo Principe. Qual è la principale differenza fra animazione e illustrazione?
Se vogliamo essere ancora più precisi, l’illustrazione è ancora differente da ciò che faccio. Io non mi occupo di illustrazioni, ma di animazioni. Il fumetto è, proprio come l’animazione, un’arte sequenziale. Nel fumetto ogni immagine di una storia non ha senso se non in rapporto all’immagine che la precede e a quella che la segue. Per me l’illustrazione è più vicina al campo della fotografia e in parte del cinema perché non rappresenta che un momento, proprio come una foto. Tutto si compie in un’immagine. Nel fumetto è il contrario, perché se si fa un’illustrazione in una sola pagina il fumetto non è riuscito, dobbiamo creare delle immagini che si susseguono e una sorta di disequilibrio che porta all’immagine seguente.

Recentemente hai pubblicato in Italia anche il fumetto per ragazzi Pistouvi: il tuo linguaggio grafico cambia a seconda del target, o pensi che il disegno possa arrivare con facilità sia ai grandi che ai più piccoli?
È davvero difficile rispondere, perché grafica e linguaggio sono strettamente legati a quello che si racconta. Disegno allo stesso modo per i ragazzi e per gli adulti, ma è il fondo della storia che cambia. Se dovessi trovare un paragone linguistico o puramente narrativo per ciò che disegno, penso che per i più giovani le frasi sarebbero le stesse, ma con un vocabolario un po’ più sempice. Ma non perché non sono capaci di comprendere,ma perché per gli adulti è necessaria una complessità a più strati. Quello che cerco di inserire nei disegni, quando li faccio per degli adulti, è un maggiore grado di malessere o disagio. Ad esempio, si può tranquillamente disegnare, anche in un fumetto per bambini o ragazzi, un personaggio sexy: capiscono benessimo la sensualità del personaggio, non ci sono problemi a riguardo, ma per gli adulti scopro un po’ più di pelle, aumento la scollatura. Eppure è la stessa cosa, o meglio, non cambia molto. Mia figlia, che ha due anni e mezzo, guarda i disegni de Gli Orchi-Dei. Ho una figlioccia di cinque anni che lo guarda sul suo letto, da sola, con una torcia e senza capire i dettagli, capisce comunque la storia. I bambini intuiscono che è come un vaso di Pandora, vedono qualcosa, afferrano che c’è qualcosa da capire, ma non sanno esattamente cosa sia. È come per il Capitano Haddock di Tintin , quando siamo piccoli capiamo benissimo che beve, ma in una storia per adulti lo si farebbe forse più sudato, più inquietante. È una domanda molto difficile a cui rispondere perché è un problema che sentono più gli adulti che non i bambini, che invece capiscono tutto. Possono non capire completamente,ma sanno benissimo, a partire dai primi anni anni che papà non è come la mamma, che papà ha il pisellino, che la la mamma ha la patatina; capiscono che c’è una differenza anche se non ne conoscono il senso. Ad esempio promuovendo Pistouvi, che è una storia per adulti, ho incontrato bambini di dieci anni che leggono molto che hanno capito tutto così come ho incontrato degli adulti che non hanno l’abitudine di leggere e che non hanno capito nulla. È per questo che spesso è molto difficile rispondere a questa domanda: è difficile essere chiaro.

Hai nuovi progetti all’orizzonte?
A priori, un volume sulla saga de Gli Orchi-Dei. In Italia è uscito solo il primo. In Francia sono stati pubblicati anche il secondo e il terzo. Insieme a Hubert stiamo riflettiamo su un possibile volume quattro. Poi ci sono degli altri progetti di cui non posso parlare, ma non ho per il momento dei progetti da solo. Mi piacerebbe molto scrivere, scrivo molto quando sono solo, ma per il momento non ho niente di definito. Per me l’importante è fare un buon libro, e ad essere sincero per il momento non sono soddisfatto di quello che faccio da solo. Preferisco mettere da parte il mio orgoglio di autore, più che pubblicare un libro interamente mio giusto per dire di averlo fatto.

I FUMETTI DI BERTRAND GATIGNOL



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