Intervista a Cécile Benoist

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Scrittrice e giornalista, Cécile Benoist è una giovane autrice francese che ha molto a cuore l’ambiente e la lotta al cambiamento climatico, elementi preponderanti nei suoi libri. L’ultimo, edito in Italia da Gallucci, parte da una bellissima carrellata di racconti su alberi famosi per tornare all’uomo e a come potrebbe convivere pacificamente con la natura. L’abbiamo incontrata a Roma, in occasione di Più Libri Più Liberi 2019. Ecco cosa ci ha detto.




Parli sempre molto dell’ambiente e del rapporto tra uomo e natura nelle tue opere. Credi che questo legame stia cambiando?
Non so se sta cambiando in questo momento, ma credo che tutti stiano prendendo sempre più consapevolezza dell’impatto che le nostre azioni, le azioni umane, hanno sulla terra e sull’ambiente. Soprattutto i giovani, in effetti. Prendi ad esempio il movimento Friday for future. I ragazzini sono sempre più consapevoli di quanto sta succedendo e hanno voglia di inventare una nuova relazione con il pianeta. Una relazione che non sia di dominazione, ma armoniosa. Cercano quindi di capire come si possa vivere nel mondo senza distruggerlo, con uno sguardo benevolo rivolto alla natura.

Credi che esempi come quello di Greta Thunberg possano essere utili? E se sì, come?
Greta per me è un personaggio davvero interessante. Secondo me ha un lato anche punk, lei. Ha questo modo di dire ciò che pensa in maniera diretta, entrando subito nel vivo dell’argomento senza farsi scrupoli. E questo suo lato, questo modo di dire ai politici ciò che deve senza troppi problemi, ce l’ha probabilmente perché è una ragazza. Ha sedici anni, è molto giovane. Mi ha colpito che abbia smesso per un anno di andare a scuola proprio perché per lei la cosa più importante è parlare del pianeta. Ovviamente molti l’hanno criticata per questo, ma lei ha detto “la scuola è importante, sì, ma la salvaguardia del pianeta lo è di più”. Insomma, a che serve andare a scuola, dice giustamente, se poi il pianeta viene distrutto? Ecco, ammiro moltissimo questo suo approccio franco e sincero. Certo, ci sono persone più ricettive a questo riguardo attraverso un approccio più scientifico, altre attraverso un approccio emotivo, come lei. E per me sono tutti validi. Anzi, abbiamo bisogno della diversità di approcci perché i messaggi passino veramente. Ciò che trovo interessante, tra l’altro, è che Greta non dica niente di nuovo, gli scienziati hanno lanciato l’allarme trent’anni fa: la differenza tra lei e gli altri è che ha proprio un modo schietto, dice le cose in modo semplice e le dice in faccia.

Hai scelto di trattare la questione ambientale parlando degli alberi nel tuo splendido albo illustrato Gli alberi e le loro storie. Perché gli alberi?
Beh, perché no? L’idea mi è venuta anni fa in una piccola isola del Senegal, lì ho visto un’anziana donna che faceva delle offerte a un albero. Loro lo chiamano il bosco sacro, e in realtà erano tre alberi di tre specie diverse intrecciati tra loro. Ho chiesto alle persone cosa stesse facendo la donna e mi hanno spiegato che quell’albero rappresenta l’unione delle tre religioni presenti sull’isola. In Senegal il novanta percento delle persone è musulmana, ma su quell’isola la situazione è particolare: metà popolazione è cattolica, l’altra metà musulmana, e tutti sono animisti. Quell’albero è tanto importante perché rappresenta proprio l’armonia di queste tre religioni che convivono serenamente. Appunto, sono partita da questo albero che mi aveva molto colpita e mi è venuta voglia di cercare altre storie di alberi che parlassero non solo della natura, ma anche del rapporto tra alberi e uomo. Ne conoscevo già altre, come ad esempio quella di Wangari Maathai che è nata in Kenya ed è stata premio Nobel. Quella di Francis Hallé, un grande botanico che ha creato la cosiddetta zattera delle cime. E quella di Julia Hill e dell’albero Luna. Avevo un po’ di storie da cui partire, insomma, ma quelle che mi interessavano di più erano quelle che parlassero attraverso gli alberi dell’uomo.

Per agire sull’ambiente sono gli adulti che devono fare qualcosa, ma l’educazione dei ragazzini è ovviamente molto importante. Credi che non ci sia più la possibilità di educare questa generazione, quella degli adulti, ed è per questo che scrivi libri per ragazzi?
Non credo che solo gli adulti possano agire per salvare il pianeta. I bambini che sono entrati in contatto con il mio libro ne hanno poi parlato con gli adulti che avevano intorno, ad esempio, ed ecco perché i bambini hanno un così grande potere di influenzare gli adulti. Sono un tramite molto potente. L’emergenza è adesso ed è adesso che si deve agire. I libri li scriviamo, pensiamo alle generazioni future, ma dobbiamo agire ora. Per me è molto bello che i movimenti dei giovani, come appunto quello di Greta, stiano prendendo le cose in mano. Anche il fatto che loro scendano in centinaia di migliaia a manifestare è un’azione di grande potere perché è il loro modo di richiamare l’attenzione degli adulti. Se riprendiamo l’esempio di Greta, lei all’età di circa undici anni ha convinto i genitori a smettere di mangiare carne e non prendere più l’aereo, ecco che influenza ha avuto sugli adulti.

Hai qualcosa in cantiere? Stai scrivendo qualcosa?
Sì, sto scrivendo un libro con lo stesso concetto di questo sugli alberi, ma sugli animali famosi. Come per esempio quelli partiti per lo spazio o quelli usati come regali diplomatici. Tutte storie vere!

I LIBRI DI CÉCILE BENOIST



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