Intervista a Carlo A. Martigli

Carlo A. Martigli
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Carlo A. Martigli, dirigente di banca per necessità e scrittore per passione, è capace di alternare le atmosfere noir dell’horror/fantasy fanciullesco, che ci fa conoscere con lo pseudonimo di Johnny Rosso, agli intrighi politici e religiosi rinascimentali dei suoi grandi successi editoriali. Un personaggio sicuramente poliedrico e pieno di sorprese che merita di essere scoperto dai giovani scrittori e dal grande pubblico non solo per il successo dei suoi romanzi, ma anche per la sua cultura “d’altri tempi” e per la sua capacità di presentarci epoche e concetti dimenticati ma di cui siamo figli, soprattutto in un momento di apparente mancanza di valori.




Johnny Rosso o Carlo A. Martigli: quali sono gli abiti letterari che ti calzano meglio?
Quelli di Martigli, senza dubbio, sono quelli del vestito interiore, quelli che appartengono alla pancia, prima ancora che al cuore o alla mente. Quelli per cui scrivere rende felici. Ironia, approfondimento psicologico, capacità di emozionarsi e di emozionare il lettore. E di porsi sempre tante domande, perché le domande aprono la mente, mentre a volte le risposte le chiudono. Johnny Rosso, il cult writer dei Superbrividi Mondadori, è invece il lato ludico per eccellenza ed è anche uno scavare tra le paure di un bambino e consentire a quelli di oggi di affrontare e superare le loro paure. Come Johnny Rosso mi capita spesso di sentirmi ringraziare dai genitori, perché aver stimolato la voglia di leggere ai loro figli.


Cosa ti ha spinto ad accettare la “sfida impossibile” di diventare uno scrittore di successo?
Il desiderio di realizzare un sogno, a qualunque costo. Il volerci provare, anche se le probabilità erano contro. Ma c'era una possibilità, e ho rischiato quasi tutto, quantomeno una vita tranquilla ed economicamente sicura. Dal primo giorno delle mie dimissioni da dirigente ho scoperto però quanto sia meraviglioso spegnere la luce, alla sera, dopo avere letto, e invece di sbarrare gli occhi, addormentarsi pensando a come risolvere una scena, un dialogo, o riflettere su un'idea. E svegliarsi con la voglia di lavorare. Scrivere è come il Graal o Santiago di Compostela, non è tanto importante arrivare alla meta (anche se ci sono arrivato, per merito e fortuna) quanto percorrere la strada. Una volta Mastroianni disse che era davvero fortunato, avrebbe fatto il cinema anche gratis, da quanto gli piaceva, eppure lo pagavano pure. Nell'ambito della scrittura, posso dire la stessa cosa.


Nei tuoi romanzi hai trattato molto le grandi religioni ed il rapporto dell’uomo con il suo dio. Quanto è importante l’aspetto sacro nella vita dell’uomo 2.0?
Nell'uomo 2.0 Dio manca. Non tanto il Dio che sta nei cieli, sempre che ci stia, quanto il Dio interiore, quello fatto di principi, di valori, di etica e di comportamenti conseguenti. Più penso alla religione, in senso lato, più mi rendo conto che l'uomo ha fatto Dio a propria immagine e somiglianza, a seconda delle varie culture, della posizione geografica, della storia e delle conquiste. Questo Dio può cambiare volto o non averlo affatto, ma in noi è presente e simile, se non uguale, in tutte le razze e i continenti. La sacralità è nell'uomo, poi esiste il salto irrazionale della fede, legittimo e auspicabile anche, ma che non deve diventare motivo di scontro ma di confronto. In realtà sono solo i fanatici e i fondamentalisti di ogni religione che provocano i conflitti, e sono a loro volta strumenti consapevoli o inconsapevoli di interessi economici e politici. Come la scritta Gott mit Uns, Dio è con noi, che nata con l'Ordine Teutonico ai tempi della Terza Crociata alla fine del XII secolo, e arrivata sul braccio delle SS naziste: in suo nome sono sempre commesse le peggiori atrocità. 


Se Pico Giovanni Conte della Mirandola fosse vissuto oggi, avrebbe un segreto da rivelare, capace di cambiare la visione del mondo moderno?
Credo di sì, anche se temo sarebbe inascoltato anche oggi. La sua ricetta era semplice: unificare le religioni, in nome della pace universale e della fratellanza di tutti gli uomini. Più o meno le stesse cose che aveva detto Gesù, millecinquecento anni prima. Il quale non è mai stato "cristiano", non ha mai fondato una religione in contrapposizione alle altre. Un po' come Marx che alla fine della sua vita disse che "non sono mai stato e non sarò mai marxista". Fu Engels a inventare il marxismo, così come Paolo di Tarso fece con il Cristianesimo.


Nel 1500 “scelta” voleva dire essere insolito o pericoloso. Oggi è più facile essere diversi? Chi sono per te gli “eretici”?
Scelta in greco si traduce con Airesis, eresia. L'eretico, il titolo del nuovo romanzo edito da Longanesi, non significa altro che "colui che sceglie". Una parola meravigliosa alla quale, agli inizia della lingua italiana, i due grandi poteri, il papato e l'impero, affibbiarono quell'accezione negativa che dura tuttora. E ancora oggi è estremamente difficili essere "eretici", ovvero compiere delle scelte in autonomia di pensiero e in libertà. Tutto il sistema attuale, con il consumismo, la televisione spazzatura che spinge la coscienza ai più bassi livelli, gli esempi del vivere facile attraverso il denaro e il potere, sono limitazioni dell'eresia. Perfino la attuale legge elettorale detta "porcellum" è un macroscopico impedimento a esercitare una scelta. Eretico è quindi l'uomo che agisce in piena coscienza e libertà. E può quindi anche scegliere il canone, l'ortodossia, ma non per imposizione, ignoranza o abitudine. Conosco veri cattolici che mi hanno ringraziato dopo aver letto L'eretico, dicendomi che hanno scoperto di essere eretici, nel senso che scelgono ogni giorno di vivere liberamente la loro fede. Io non voglio che la gente la pensi come me, vorrei solo che tutti fossimo eretici, ciascuno nella propria diversità 


E se non fossi diventato il Martigli autore di due bestseller, dove saresti? Qual era il tuo piano B?
Dopo le dimissioni mi ero dato tre anni di tempo, da buon manager, per riuscire a mentenermi scrivendo. Mi riservai quindi un piccolo gruzzolo, pronto ad aprire un laboratorio artigianale di mozzarelle. Era questo il piano B. Davvero, so tutto sulle mozzarelle, e avevo anche pronto il marchio: MAMO. Martigli Mozzarelle, che però sottintendeva il fatto di amarsi. Chi non si ama, non può amare gli altri e non può dare loro una gioia del palato come le vere mozzarelle!


Quali sono le tappe importanti della tua identità letteraria? Cosa non dovrebbe mancare nella nostra libreria? Per la legge di Pennac, ognuno di noi ha sul comodino qualche libro lasciato a metà. Ne hai uno? E perché?
Ho cominciato scrivendo per mia figlia due lunghe favole in endecasillabi AA BB CC, perché da piccola si divertiva tanto con la rima e gliele leggevo prima di spegnerle la luce. Furono riunite in un libro, Duelli castelli e Gemelli, Giunti Editore, illustrato da Emanuele Luzzati, un successo che dura ancora oggi a 17 anni dalla prima edizione. Poi ci sono stati due romanzi fantasy/storici con Mondadori, alcuni saggi, compreso il mio canto del cigno, che oggi sembra profetico, sulla crisi finanziaria (La Resa dei Conti, Castelvecchi) e uno, Miracolo! (De Agostini) sui miracoli non cattolici nel mondo. Quindi sono arrivati 999 L'ultimo custode e L'eretico, che tengo sempre entrambi sul comodino. Perché al di là di tutto e delle riflessioni sulla Storia, la Religione e la Filosofia, in un primo livello di lettura sono solo due romanzi che parlano d'amore e di storie vere, capaci di emozionarmi ancora ogni volta che ne leggo dei pezzi. Un romanzo è bello se emoziona, altrimenti è brutto. Sono insieme alla Yourcenar delle Memorie di Adriano e de L'Opera al Nero. E non manca un'edizione economica integrale delle opere di Shakespeare, che, per me, è il genio assoluto della scrittura. Libri a metà? Non sono d'accordo con Pennac. A meno di non parlare di quelli brutti, che dal comodino finiscono sotto il letto e di cui faccio pacchi omaggio per le biblioteche. Perché comunque Leggere Rende Liberi. Anche se si tratta di Dan Brown, ma mi chiedo se il mio non sia un rosicare per le copie che vende... Anche non prendersi troppo sul serio rende liberi, e quindi eretici. Un caro saluto a tutti i Mangialibri, e non solo i miei!

I libri di Carlo A. Martigli

 

 

 
 
 
 
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