Intervista a Carmela Cammarata

Carmela Cammarata
Articolo di: 
Chi ha detto che gli autori esordienti devono essere per forza giovani? Carmela Cammarata ha esordito a 54 anni con un romanzo, che racconta un pezzo della sua Napoli, dove è nata e dove vive, e che ha come protagonista indiscusso il mondo delle donne. Ecco come Carmela si racconta, donna timida e riservata (così è apparsa all'edizione 2010 di Più Libri Più Liberi), madre di due figlie e impiegata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, artigiana e scrittrice per passione.
Perché nel tuo romanzo I santi padri hai scelto di utilizzare il dialetto?
Il dialetto è la condizione essenziale per una espressività che, altrimenti, sarebbe stata sicuramente meno incisiva. Il contesto culturale come l’estrazione sociale la raccontano meglio certe espressioni che non una descrizione dettagliata.  Certo, sono elementi che vengono percepiti maggiormente da chi conosce la realtà nella quale ci si muove.


La tua protagonista sembra avere una certa nostalgia per la Napoli del passato. Tu come la ricordi la Napoli di ieri? E come vedi quella di oggi?
Ho provato nostalgia in un solo evento: quando è sparita la mia gatta. Andavo in giro per casa piangendo nel rivedere i posti dove lei amava rifugiarsi per tendermi agguati. Era il nostro gioco preferito. Per temperamento non sono nostalgica, mi incuriosisce molto il futuro e le infinite sorprese che può riservare, infatti ho pubblicato nell’età in cui si comincia a pensare alla pensione. Napoli di ieri la ricordo bella, ariosa perfino nei vicoli bui. Anche se il filtro dell’infanzia aliena il giudizio critico, nel senso che agli occhi del bambino non sempre giungono le difficoltà  che un territorio come Napoli ha sicuramente sempre avuto. Come la vedo oggi? Abbastanza alla deriva, rappresentativa di un disastro nazionale dal quale tutta la classe politica sembra prendere le distanze. Corta memoria di chi dimentica di avere contribuito. 


Come mai all'inizio o alla fine di un capitolo citi spesso la Smorfia napoletana? Qual è il tuo numero fortunato?
Ricordi di infanzia, quel dare senso ad ogni evento magari con la speranza di trarne un beneficio, la filosofia positiva di andare comunque avanti, oltre l’evento stesso. Non ho numeri fortunati, non escluderei però il 13  e il 17, ma per cortesia, per non lasciarli accantonati.


Ne I santi padri gli uomini sono tutt'altro che santi. Anzi, ritrai un universo maschile molto negativo. Perché ce l'hai tanto con noi?
Al contrario, li tengo talmente in conto da esserne stata ispirata. E spesso si attende un’udienza che non sempre è concessa. Perciò i santi padri.


Come la vedi in Italia, la situazione delle donne?
Faticosa sotto ogni profilo, triste per quante devono a tutti i costi essere all’altezza di molteplici situazioni, finendo nella trappola dell’emulazione maschile. Sarei per la parità di diritti senza prescindere dalla diversità. Viceversa toccherà sempre alle donne l’onere più grosso. Stando ai fatti attuali, non condivido che siano dati posti di responsabilità a donne che hanno avuto il solo merito della disponibilità. Condivido la libertà di proporsi come meglio si ritiene, ma la professionalità e l’indipendenza ideologica andrebbero perseguite per decoro personale. Se il tutto poi ha un peso sui contribuenti, ancora meno elegante.

 
Nel romanzo citi alcune canzoni di Gaber, di Vecchioni, di Pino Daniele. Perché proprio loro?
Collocano un periodo e forniscono una risoluzione. Ascoltarle contestualmente alla lettura è proprio starci dentro.


Da napoletana forse sei superstiziosa, puoi dirci se hai in serbo un altro romanzo o è meglio di no, se no porta sfortuna?
Non sono superstiziosa, voglio scrivere molte altre cose, anzi non vorrei fare che quello. Perciò,  parliamone! Ma tanto.

I libri di Carmela Cammarata

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER