Intervista a Carolina Cutolo

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Tutto si può dire di Carolina, tranne che non sia una forza della Natura. Blogger, bartender, romanziera, pasionaria impegnata in una battaglia legale e di principio contro gli editori a pagamento o comunque gli editori poco trasparenti in fase contrattuale, animatrice di un concorso letterario tra i più anticonformisti e simpatici del panorama letterario italiano. E perdipiù pischella gajarda dal sorriso contagioso. Che forse è la cosa più importante.




È arrivato il tempo dei bilanci: che esperienza è stata quella del blog Pornoromantica? Cosa ti ha lasciato dentro? Ti ci riconosci ancora?
È stata una bellissima esperienza, non solo di scrittura ma soprattutto umana. Il confronto e lo scambio con i lettori è stato molto importante per me, perché ero spinta a pormi domande che altrimenti probabilmente non mi sarei mai posta, il tutto in un'atmosfera di leggerezza e curiosità fondamentali per imparare a capire e conoscere i propri desideri possibilmente senza paura, senza complessi, senza inutili sensi di colpa, ma come attraverso un'eccitante avventura alla ricerca del piacere, in cui imparare tutto quello che il sesso può dirci di noi stessi e delle persone con cui lo facciamo.


Come ha funzionato praticamente il passaggio da blog a libro Pornoromantica? E quali sono stati i momenti più divertenti e folli del mitico tour di presentazione del libro?
Il passaggio c'è stato grazie al vertiginoso numero di contatti del blog, che prima attirò l'attenzione della stampa e poi di alcuni editori che mi hanno proposto di pubblicare un libro. Il tour di presentazione è stato pazzesco, 40 città in due mesi, una vera e propria tourneé! La cosa più bella in assoluto è stata incontrare in ogni città persone che mi avevano seguita sul blog, e quindi poter continuare il discorso di persona nelle librerie, luoghi certamente piuttosto seriosi rispetto a un dialogo divertito sulla sessualità, ma è stato bello anche per questo, scambiarsi domande, dubbi, aneddoti personali e anche perplessità, perché spesso c'erano persone scettiche, che mi ponevano domande provocatorie, ma di persona e non dietro a un monitor, dandomi quindi la possibilità di rispondere personalmente e confrontarmi anche con i moltissimi pregiudizi che creavano diffidenza verso un parlare esplicito e naturale sul sesso. La cosa più buffa era quando qualcuno poneva una domanda molto specifica premettendo la classica frase: “un mio amico ha un problema”.


Hai fatto "confluire" il tuo lavoro come bartender e la tua passione per la scrittura nel tuo romanzo Romanticidio. O era la tua passione per i cocktail e il lavoro di scrittrice? Aiuto!
In verità volevo scrivere una storia partendo dal concetto di morte ridicola, che all'epoca mi appassionava moltissimo, il morire in modo buffo e demenziale. Ho iniziato a scrivere e la protagonista mi è venuta fuori estremamente cinica e disincantata, quindi mi sembrava perfetto fosse una barman, perché questo lavoro ti porta a osservare l'eterogenea umanità che si avvicenda al bancone con uno sguardo per forza di cose distaccato, attento ai dettagli e spesso piuttosto impietoso.


Nei tuoi libri finora - di riffa o di raffa - hai sempre parlato un po' di te. Sei pronta per scrivere la storia di qualcuno che non ti assomiglia per niente (magari un uomo) oppure non ti interessa?
Ho già cominciato a farlo in effetti, sto scrivendo una vicenda comica su un protagonista maschile, raccontata per la prima volta in terza persona. Ma ho iniziato da poco, troppo presto per dire se ci riuscirò, in ogni caso è sempre un ottimo esercizio tentare nuove modalità di scrittura.


Sei tra gli animatori di Scrittori in causa: ci racconti di che si tratta, quale battaglia state portando avanti e con quali difficoltà?
Scrittori in Causa è un blog che offre informazioni e assistenza legale gratuita agli scrittori che non possono permettersi le consulenze di un avvocato, quindi li assistiamo sia nella trattativa sul contratto prima della firma, che per risolvere contenziosi con i propri editori. Quello che ci sta più a cuore è la consapevolezza negli autori dei propri diritti, ancora scarsissima, un po' perché la materia legale ovviamente è ostica, un po' perché ci sono ancora troppi autori (o aspiranti tali) che vedono l'editore, chiunque sia, come un benefattore, un mecenate, qualcuno insomma verso cui provare riconoscenza, mentre si tratta di un interlocutore professionale come un altro, con cui si contrae un accordo di lavoro. Le difficoltà maggiori sono dovute infatti da una parte proprio a questa ingenuità talvolta anche piuttosto vanagloriosa, ma dall'altra alla legge sul diritto d'autore, che risale al 1941 e allo stato attuale non risponde adeguatamente alle esigenze concrete degli autori, né li tutela come dovrebbe in un momento storico in cui moltissimi editori indegni di questo nome campano proprio sull'ingenuità e l'inesperienza degli autori, aggirando la legge (che lo permette) e incastrando gli autori in contratti capestro pieni di trappole, quando non spillandogli quattrini pur accaparrandosi al tempo stesso i diritti sulle opere.


Oh, cielo! Che cosa diavolo è il concorso "Il Racconto più Brutto"?
Il primo concorso letterario che premia finalmente il brutto vanaglorioso, e lo fa con gli autori protagonisti, che concorrono presentando racconti ignobili tra cui saranno poi selezionati 8 finalisti che disputeranno la finale e saranno giudicati dal pubblico in sala, che assegnerà al vincitore il primo premio: 100 euro da spendere in libri. È un'iniziativa che quest'anno è giunta alla quarta edizione e che mi dà moltissime soddisfazioni. In questa masnada di aspiranti scrittori che si prendono troppo sul serio e sono convinti di essere dei geni, finalmente un concorso letterario dedicato all'autoironia, alla capacità (rarissima) di autovalutarsi e al coraggio di leggere pubblicamente qualcosa di cui ci si vergogna (con risultati estremamente ridanciani). L'effetto, te lo garantisco, non c'entra nulla con i pomodori lanciati alla corrida di Corrado: il pubblico del Racconto Più Brutto, che vota i racconti e proclama il vincitore, quanto più i racconti in gara sono orrendi, tanto più adora, letteralmente, i concorrenti.


Carolina e la musica: un rapporto profondo. Scrivi ascoltando musica? Quale?
Scrivo ascoltando Chet Baker, perché mi dà la sensazione che non ci sia fretta di nulla. Vi dedico un suo pezzo che spesso ascolto appena sveglia, perché mi comunica la sensazione che vada tutto bene, non a caso è tratto da un album dal titolo “No problem”. Ve lo dedico!



I libri di Carolina Cutolo

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