Intervista a Charles Martin

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Vabbè, allora ditelo! Finora il mondo dei libri è stato un po' il rifugio per tutti quelli che la Natura non ha dotato di un fisico scultoreo e un volto da modello. Tu pensavi: ok, ho i rotolini, però leggo tanto, ho una conversazione brillante, scrivo... Poi è arrivato Charles Martin, che è un pezzo di ragazzo con una fila di denti bianchissimi che sembrano 70-80 per quanto luccicano, la mascella squadrata da divo delle soap e scrive pure libri! Mi arrendo...




Perché nella narrativa moderna c’è un po’ il tabù dei sentimenti, quasi la vergogna di raccontarli, e gli scrittori che lo fanno vengono presi di mira dai critici?

In realtà negli Usa non esiste una vera e propria discriminazione nei confronti degli scrittori che si occupano di questi temi, tantevvero che nelle librerie ci sono scaffali e scaffali dedicati al romance. Forse la cosa più sorprendente per la critica è il fatto che stavolta a raccontare questi sentimenti non ci sia una donna ma un uomo, e che ne sia capace. Questo sì, che ha fatto sensazione negli Usa...

 

Non hai paura di rimanere per sempre con l’etichetta “romance” attaccata addosso?

Tutto sommato no. Perché gli scrittori – volenti o nolenti – hanno sempre a che fare con le etichette, è inevitabile. Mi sembra più spaventoso ed emozionante che sono un ragazzo della Florida che scrive nel tempo libero sul suo pc portatile e ora si trova a Roma nel bel mezzo di un tour europeo per parlare di un suo romanzo. Se questa è la conseguenza dell’essere etichettato, ben venga!

 

Di solito chi racconta l’esperienza del cancro lo fa perché ne è stato testimone o protagonista. Anche per questo libro è andata così?

Inizialmente a dire il vero non avevo intenzione di scrivere un libro sul dramma del cancro, ma si sa come succede, i personaggi si sono evoluti da soli pian piano e così dopo un po’ è venuto naturale che il personaggio di Abbie si ammalasse di tumore al seno. Ma avevo paura di non essere in grado di affrontare come si deve un argomento come il cancro, perché è qualcosa di talmente vasto e complesso che è difficile riuscirci senza essere banali e senza ferire nessuno, e allora ho parlato con una decina di persone che hanno attraversato questa tragedia, dalla diagnosi al trattamento, e loro mi hanno molto aiutato.

 

La passione del protagonista di Dove finisce il fiume per la canoa, per il fiume e per la natura in generale è anche la tua, vero?

Sì, è anche la mia passione. Sono cresciuto sulle rive di un fiume come il protagonista di questo mio romanzo e da sempre amo vivere a contatto con la Natura e fare escursioni. Questo libro è nato proprio così: circa due anni fa stavo facendo canoa sul fiume St Marys, in Georgia, era una stupenda giornata di sole e i fitti rami degli alberi si riflettevano sull’acqua. In quel momento mi sono detto: è uno spettacolo meraviglioso, sarebbe l’ambientazione ideale per un romanzo.

 

La pittura, la natura, l’amore sono tutti strumenti che forniscono una via d’uscita dal degrado sociale, sembri suggerire nel romanzo. È davvero così nella vita reale?

Ehm... non ci ho mai pensato.

 

I LIBRI DI CHARLES MARTIN

 



 

 

 

 
 
 
 
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