Intervista a Chiara Moscardelli

Chiara Moscardelli
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È stimolante  leggere i libri degli esordienti, magari capita un colpo di fulmine e si scopre un autore di cui si comincia a consigliare il libro a tutti e di cui non si vede l'ora di leggere altro. Curiosi di vedere se uscirà incolume dalla prova del romanzo post esordio e saprà nuovamente sorprendere per la freschezza con cui ci ha fatto “infatuare” la prima volta. A me è successo con Chiara Moscardelli, esordiente con Einaudi, a cui abbiamo rivolto alcune domande sul suo primo romanzo ma anche sullo stato di salute dell'editoria, settore che, da addetta ai lavori, conosce molto bene.
Chiara, in molti (io stessa nella mia recensione su Mangialibri) definiscono il tuo libro un chick-lit. Dimmi la verità: è una definizione che ti infastidisce o tutto sommato pensi si addica al tuo romanzo?
Non voglio tradire la mia stessa provenienza e negare che il libro faccia parte del filone chick-lit. Ma vorrei che si dicesse anche che in qualche modo se ne distacca, lo supera. La chick-lit non ha l’amarezza di fondo che c’è nel mio romanzo ed ha sempre un classico lieto fine che quel tipo di narrazione deve rispettare. Il mio è più un libro di formazione. Parlo di amori finiti male, è vero, ma soprattutto della vita, della cattiva educazione sentimentale ricevuta, del lavoro, della faticosa conquista dell’indipendenza e dell’amicizia, che per me è più forte di qualsiasi altra cosa. Il romanzo è dedicato ai miei amici, a cui devo tutto. Se sono diventata quella che sono oggi in parte lo devo a loro. E poi se per chick-lit si intende Il diario di Bridget Jones, che io ho adorato, allora l’accostamento proprio non regge. Bridget Jones è finita con Colin Firth… direi che le è andata più che bene!


Come è nato il libro? In quanto tempo l'hai scritto? Soprattutto, hai in mente un sequel, un  Volevo essere una gatta morta 2? Dopo la pubblicazione del libro so che hai aperto una fan page su Facebook che dopo soli 4 giorni aveva già 700 adesioni (e non da parte di sole donne). Evidentemente il tema della gatta morta suscita molto interesse...
Ho iniziato a scrivere in un periodo molto particolare della mia vita. Mi ero appena licenziata dal precedente lavoro ed ero in crisi. Ho sentito il bisogno di mettere ordine nella mia vita. Da qui il libro, che è una sorta di diario aperto, in cui mi metto a nudo completamente e mostro tutte le mie debolezze, che sono tante. Un sequel? Sì. Vorrei che Chiara, la protagonista del libro, avesse una vita migliore della mia, quindi sarò costretta a inventare qualcosa. Il titolo credo che un po’ penalizzi il libro, in verità. E’ vero che la fanpage sta riscuotendo molto successo (i fan sono notevolmente aumentati) ma molti credono che sia un saggio sulle gatte morte o, appunto, un romanzo chick-lit. Comunque il tema certamente è scottante: ho scoperchiato un pentolone.


Dopo aver letto il tuo libro, ho guardato a me stessa, alle amiche, alle colleghe, alle donne in generale con un occhio diverso: ma quante gatte morte ci sono in circolazione?! Appurato che, come hai detto in un'altra intervista, non ci sono armi contro di loro, non c'è nulla che possano insegnare a noi, che gatte morte non siamo, per vivercela un po' meglio?
Purtroppo hai detto bene. Contro di loro non ci sono armi. Però quello che possiamo fare è essere noi stesse e volerci un po’ più di bene, perché loro se ne vogliono tanto, noi no, questa è la differenza. Io credo fermamente che ognuna di noi ha la propria bellezza e la propria originalità che deve cercare di tirare fuori senza cercare di essere o di somigliare a qualcun altro.


Sei un' esordiente che ha sicuramente fatto centro con la sua prima opera e lavori in ambito editoriale occupandoti dell'ufficio stampa di un'importante casa editrice milanese. Ma secondo te, da addetta ai lavori, il mercato editoriale italiano come sta? Moribondo, in via di guarigione o, in barba a quanto dicono, in buona salute?
Io credo che stia benissimo. Dipende cosa s’intende per ottima salute perché quello che vedo io non mi piace. Quando ho iniziato a fare questo lavoro c’era maggiore ricerca, maggiore attenzione alla qualità letteraria. Ora si cerca il bestseller, l’adolescente che vinca lo Strega e, se non c’è, lo si confeziona appositamente. Non credo che importi più molto a qualcuno se uno scrittore sia capace di scrivere o meno, l’importante è che venda. Ci sono troppi libri e pochi lettori. Ma su questo potrei scrivere un saggio lunghissimo e noioso, quindi è meglio che mi fermi qui.

I libri di Chiara Moscardelli

 

 

 
 
 
 
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