Intervista a Christian Ginepro

Christian Ginepro
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Bello scoprire insospettabili lettori, andarli a scovare in teatro, tra un impegno e l'altro, incontrarli appena prima di andare in scena e vedere come la passione per i libri ci accomuni un po' tutti. Perché Christian Ginepro si rivela un vero e proprio divoratore di libri.

Com’è il tuo approccio a un personaggio nuovo?
Dipende dal personaggio: io che non sono esattamente un bello ma piuttosto un attore brillante ho avuto approcci diversi, per esempio ho avuto un impatto durissimo con lo spettacolo "Serial killer per signora" dove avevo a che fare con un personaggio molto frustrato con un rapporto complicato con la propria madre, e interpretare questo ruolo per molto tempo mi costringeva a concentrarmi molto prima di andare in scena. Poi ci sono altri personaggi meno impegnativi, diciamo così, come Lorenzo ne "Il giorno della tartaruga", o "Vacanze romane", erano più simili a me.
 
Tu e il pubblico...
Il teatro è un’alchimia che si deve creare tra autore, attore e pubblico, c’è poco da fare. Nelle fiction ti devi affidare di più al personaggio, ma in teatro bisogna sentire il pubblico, ci si scalda al respiro reciproco. A volte il pubblico non sa quanto siano importanti i primi dieci minuti di uno spettacolo per creare un’armonia. In dieci anni di teatro ho imparato molte cose sul pubblico e mi sono accorto di come spesso ti sostenga. Durante le repliche di "Cabaret" io scendevo tra loro, e c’era una sintonia che si poteva quasi toccare. Io insegno, scrivo, recito e ho visto come il musical - quando è fatto bene - ti dia la possibilità di raccontare una storia come il teatro di prosa, anzi forse in certi casi in modo più diretto. In Italia dopo il fenomeno "Grease" e "Sette spose per sette fratelli" c’è stata una vera ondata di musical, tutti andavano a vedere tutto. Oggi è diverso, il pubblico adesso sceglie, si fida di chi propone o produce uno spettacolo e non va a vedere solo quello che è di moda. In Italia abbiamo fatto tutti i musical che potevano funzionare ora si comincia a guardare anche in casa nostra, oltre che all'estero… abbiamo l’abitudine di prendere un po’ a calci i nostri eroi, facciamo una gran fatica a parlare di loro. Io in ogni caso adesso sto scrivendo due musical: uno che si chiamerà "Colpo di scena", e un secondo ancora top secret, staremo a vedere.
 
Che tipo di scrittore sei?
Per il pubblico, sono molto legato alla tradizione della commedia musicale italiana, benché scriva alla maniera americana con sovrapposizione di piani, come autore mi affido a  quello che  il mio retaggio soprattutto filmico disneyano. Non ho grosse pretese, ma quando mi viene data la possibilità come i n Robin Hood cerco di fare uno spettacolo che abbia la magia della sorpresa, della comicità di sorpresa, gli equivoci. È bello quando si racconta qualcosa al pubblico che gli attori  in scena non sanno… crea un legame, lo spettatore si sente coinvolto ed è bene che sia così.
 
E che tipo di lettore?
Io leggo quando sono tranquillo, quando sto bene, quando faccio pace con la vita, quando sono fuori dalla giostra. Devo essere in pace col cervello. Amo il realismo magico di Marquez, L’amore ai tempi del colera, da poco ho scoperto Isabel Allende, mi piace Milan Kundera, L’Alef di Borges, sono impazzito per La Storia infinita che è tutt’altro che un libretto, poi sono bulimico di Harry Potter, amo Delitto e Castigo, leggo Woody Allen, cerco sempre libri che mi portano altrove ma non troppo lontano, in posti che raggiungo allungando la mano oltre lo specchio. In libreria vado abbastanza a botta sicura di solito entro per comprare un libro preciso, ma se non sono di fretta vado a sbirciare il settore ‘Fantastico’, ho comprato da poco Le Cronache di Narnia per vedere perché tanti hanno attinto da lì. Credo che chi fa il mio mestiere debba necessariamente andare al cinema, leggere libri, vedere spettacoli per essere costantemente informato, per sapere cosa succede intorno.
 

 

 

 
 
 
 
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