Intervista a Cinthia De Luca

Cinthia De Luca
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Più medico o più poetessa? È una delle prime domande che viene da farsi conoscendo Cinthia De Luca e la sua storia. Più donna piena di sensibilità, è la risposta da darsi. La stessa sensibilità che la porta a una profonda empatia con i pazienti la conduce anche a rifiutare la vivisezione e a scrivere poesie che si sono aggiudicate una messe di premi. Un percorso coerente, anzi un unico percorso. Che ora l'ha portata a pubblicare uno sconvolgente pamphlet dedicato al tema delle stragi di cani e di gatti in una Europa solo apparentemente civile. Abbiamo raccolto la sua testimonianza per voi.




Come nasce il tuo interesse per il tema dei diritti degli animali?
Innanzitutto dalla diretta conoscenza degli “animali – non umani” e dall'aver appreso, proprio dalla loro diretta vicinanza e dalla complessità del loro universo affettivo, la sincerità del cuore. Inoltre, e non è secondario, dalla improvvisa e scioccante conoscenza, in un giorno qualunque, dell'esistenza delle Perreras Spagnole, luoghi di orrore inimmaginabile per ciascuno di noi, in un'Europa moderna che si dichiara civilizzata, in un paese che si dichiara evoluto e progressista come la Spagna. Le Perreras sono canili – gattili lager, filmati con riprese - shock anche da alcuni servizi di “Striscia la Notizia” andati in onda lo scorso anno, che sicuramente non tutti hanno potuto seguire: praticamente moderne Auschwitz, nel senso pieno della parola, sostenute  “misteriosamente” anche e soprattutto da un punto di vista economico dalle stesse Comunidades, che perpetrano, con una modalità macabra (abbastanza incomprensibile direi) in luogo della più civile sterilizzazione proposta gratuitamente da numerose associazioni animaliste, la morte sistematizzata e sadicamente programmata giornalmente dei randagi che quotidianamente vi vengono portati o abbandonati dalle stesse famiglie per i motivi più futili, pratica anche questa molto comune in Spagna. Ogni giorno vengono dunque uccisi centinaia di questi innocenti animali, nei modi più barbari e assurdi: impiccati, impalati, soffocati nelle camere a gas o più spesso ancora bruciati vivi, come documentò la stessa “Striscia la Notizia” con orrore, nei forni crematori che lavorano ininterrottamente accanto alle celle dove questi miserabili sono stipati in attesa della loro fine; sono concessi infatti, secondo le leggi delle varie Comunidades, solo dieci giorni in attesa che qualcuno li reclami, e nel frattempo spesso vengono lasciati senza cibo né acqua, feriti o agonizzanti, a nutrirsi dei loro stessi escrementi. In alcune Comunidades è addirittura lecita l'uccisione in strada dei randagi, naturalmente pagata dagli enti locali fino a 80 euro, così come pagata è inspiegabilmente ogni “esecuzione” in Perrera da parte dei veterinari comunali, con iniezioni letali. Sembra un incubo, vero? Purtroppo è pura verità ed è giusto che la verità sia conosciuta. In Spagna è già conosciuta, senza però purtroppo che questo scempio abbia provocato una sollevazione di popolo, massiva e decisiva, una sostanziale presa di coscienza che servisse ad arrestare questa “macchina di morte”; sarebbe anzi bastata una decisa petizione locale, cioè dei cittadini spagnoli, che sembrano invece indifferenti al problema, per cambiare la Legge. E' una mostruosità, una “vergogna europea” che deve aver fine. Famosa è la foto ritraente la “pila dei morti”, 6 tonnellate di cadaveri di cani e gatti nella sola Madrid, alla fine del 2010. E' stata inviata finalmente inviata al Parlamento Europeo una petizione internazionale, che forse darà i suoi frutti. Mi scuso per la crudezza delle mie parole, ma sono espressione di una verità sconosciuta ai più, che invece voglio contribuire a far conoscere completamente e a combattere con forza. Ci tenevo inoltre a sottolineare l'argomento, poiché nel mio libro Lo sterminio - La barbarie dell'uomo sugli animali non mi è stato concesso di esprimermi liberamente riguardo al problema Perreras da parte di un'Associazione che ha  trasformato la solidarietà in una gara “di competitività” senza nessuno scopo, solo per cercare di precedermi con un libro uscito poi sullo stesso argomento, impedendomi così di parlarne apertamente, convincendomi che una trattazione aperta al riguardo avrebbe potuto contribuire a compromettere le attività di salvataggio , nonostante il mio editore insistesse giustamente sulla libertà d'espressione, non essendo quindi d'accordo su questo “forzato” silenzio. Un appello dunque : la solidarietà non conosce gare, né primati. Uniamoci dunque in un unico ideale da difendere. Il mio libro è dedicato infatti ad ogni essere umano che si ritenga degno di essere tale, perchè usi la propria logica, intelligenza, sensibilità e creatività per dar vita ad un mondo migliore. Concludo citando una famosa frase di Elsa Morante, che appare sulla quarta di copertina del romanzo La storia, e che trovo altamente esplicativa: “Non c'è parola in nessun linguaggio umano che sappia spiegare alle cavie il perchè della loro morte”.

 

Quali principi afferma la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale e come cambierebbe il mondo se venissero applicati?
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale è stata proclamata il 15 Ottobre 1978, presso la Sede dell'Unesco a Parigi. Il suo testo è stato redatto, nel corso di riunioni internazionali, da personalità appartenenti al mondo Scientifico, Giuridico e Filosofico ed alle principali Associazioni Mondiali di protezione animale, provenienti da tutto il mondo. Rappresentò innanzitutto uno splendido esempio di collaborazione interculturale ed interreligiosa, allora pienamente sentita, anche come punto di approdo ad un'umanità pacificata, rinnovata, oggi naturalmente totalmente sconfessata  dai nuovi principi distruttivi sostenuti dai nuovi regolamenti e legislazioni applicati. Tale dichiarazione, a mio avviso insostituibile, peraltro mai smentita o decaduta, costituisce una significativa ed inalienabile presa di posizione etico – filosofica regolante i rapporti tra la specie umana e le altre specie in un'ottica presente e futura, in una logica di reciproco rispetto, difendendo appieno il “diritto alla vita” di tutte le specie nell'ambito dell'equilibrio naturale e tutelandone così la “dignità all'esistenza”. La Vita non appartiene solo alla specie umana, ma all'intero mondo vivente e, smantellando punto per punto la logica antropocentrica nella quale viviamo, la Dichiarazione Universale smentisce quei criteri utilitaristici secondo i quali l'uomo, si arroga e si arrogherà sempre il diritto e la pretesa di creatore e detentore della vita stessa. Chiaramente, se fosse applicata, in linea con i principi dichiarati e finalizzati ad ottenere un mondo migliore e privo di violenza, è consequenziale pensare ai grandi cambiamenti che essa, con piccoli gesti, porterebbe.  
 
Cosa bolle in pentola  in UE riguardo a interventi legislativi che raccomandino la sterilizzazione in luogo dell'eutanasia per la popolazione canina e felina?
Grandi promesse che speriamo ardentemente siano mantenute, sostenute dalla famosa petizione cui accennavo nella precedente domanda, petizione che non ha precedenti, è infatti la più cospicua che sia mai raggiunta in materia, presentata al Parlamento Europeo alla fine dello scorso anno e consistente in più di 112.683 firme. Inoltre il 14 ottobre scorso è stata firmata una dichiarazione scritta riguardante “future politiche etiche” per la gestione della popolazione canina e felina nell'UE. Con il supporto dell'Europarlamentare Andrea Zanoni, l'OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) ha chiesto che venga riconsiderato l'articolo 13 dell'argomento Trattato di Lisbona, altro pilastro fondamentale per la regolamentazione internazionale, che riconosce gli animali quali “esseri senzienti” e la messa in atto di un programma d'azione Comunitario perchè sia emanata prossimamente (Strategia 2012 – 2015) una Direttiva che obblighi tutti i Paesi Membri dell'UE a  mettere in pratica misure di prevenzione come sterilizzazione massiva, informazione e sensibilizzazione. Ognuno di noi si auspica che tutto ciò possa avvenire più a breve.

 

La tesi che esponi nel tuo Lo sterminio - La barbarie dell'uomo sugli animali è che dietro allo sterminio generalizzato perpetrato ai danni di molte specie animali non ci siano solo interessi economici o commerciali, ma qualcosa di più profondo. Cosa?
Credo fermamente che ci sia la profonda volontà, anche a livello governativo, in molti stati, di annichilire l'interiorità ed i sogni, di annientare ogni aspirazione di giustizia e di verità, anche attraverso una profonda “desensibilizzazione delle coscienze”, che ha sempre invece mosso l'essere umano precedentemente in varie forme e credo fermamente in ogni secolo, e tutto ciò paradossalmente sta avvenendo proprio quando l'applicazione della ricerca della giustizia rappresenterebbe la conclusione più logica e naturale di un periodo di sempre più apparente maggior consapevolezza e conoscenza. E alla “morte degli ideali” incoraggiata dalla società stessa in cui viviamo, si è sostituita una naturale “barbarie di ritorno”, caratterizzata spesso dalla voglia di fare del male, così, gratuitamente, in un tempo accelerato, fortemente autodistruttivo, in cui la nostra umanità sta scomparendo come esile ombra di un'epoca ormai finita, di un sogno perduto. Naturalmente anche gli interessi economici hanno un loro peso in tutta questa allucinante situazione. Sapevate, ad esempio, che molte marche, anche conosciute, producono i loro cibi per animali, nell'ambito della cosiddetta industria del pet – food, proprio con la carne di questi cani e gatti così brutalmente uccisi o con carne di animali malati ed addirittura “eutanasizzati” per patologia tumorale? E' utile documentarsi, per poter conoscere le tante verità nascoste; forse, chissà, questo sterminio di massa  serve ad alimentare anche l'industria del pet – food? E' stato ipotizzato anche questo e credo che in una società senza più valori tutto sia possibile.

 

Qual è la tua posizione – come medico – nei confronti della vivisezione?
La mia posizione come medico è molto chiara ed origina da un cammino tortuoso. Nelle scelte che facciamo per cercare di migliorare il mondo (è un'utopia ?) o comunque per dare testimonianza non possono esserci vie di mezzo. Ho dovuto conseguentemente rifiutare tutte le opportunità di lavoro, e sono tante, che comportavano protocolli di ricerca sulle cavie di qualsiasi genere. Devi sapere che la maggior parte dei dottorati di ricerca medica si fondano ancora sull'uso di cavie, anche se fortunatamente si stanno affacciando metodologie alternative molto più valide, come è esposto nel libro, che forse negli anni rivoluzioneranno questo settore, ce lo auguriamo fermamente. Comunque per me il primo passo è stato non scendere a compromessi; non potrei infatti torturare ed uccidere un essere vivente e senziente come me e poi avere la “coscienza pulita”. Non sarebbe nemmeno intelligente, ben sapendo che sperimentando su sistemi biologici profondamente diversi, non si otterrà mai nulla. Naturalmente anche il problema vivisezione è ampiamente trattato nel libro. Il secondo passo, fondamentale, è quello di creare più informazione possibile, attraverso volantini, opuscoli, trattati scientifici altamente attendibili, e ce ne sono; basti pensare all'attività del dott. Stefano Cagno, uno dei più preparati ed attivi medici antivivisezionisti italiani (LIMAV). Naturalmente l'informazione deve raggiungere tutti, ma forse soprattutto i colleghi, che spesso sono disinformati al riguardo e sono stati abituati a considerare gli “animali non umani” - sia per educazione che per formazione - come oggetti animati invece che come esseri viventi, senzienti. E' fondamentale inoltre proporre, soprattutto ai giovani, l'idea dell'obiezione di coscienza, ossia la possibilità di scegliere, di conoscere le mille nuove opportunità che la tecnologia propone, i mille metodi alternativi di ricerca, pienamente esistenti ed adottati già con successo in alcuni Centri sia italiani, che della Gran Bretagna, spesso invece abilmente nascosti. Un esempio per tutti è  rappresentato dalla famosa “Fondazione Grigioni” di Milano per la ricerca sul Parkinson, all'avanguardia in tutti i sensi.

 

Dopo aver letto il tuo libro, cosa può fare una persona comune per lottare contro questo massacro, per cambiare le cose?
Non ci sono “persone comuni”, passami l'espressione, in quanto ognuno di noi è unico e speciale e può portare un proprio prezioso contributo personale e creativo : un primo passo sicuramente utile è collegarsi ai siti delle varie associazioni, ce ne sono di serie, personalmente consiglio l'OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), alla quale mi sono rivolta dopo tante delusioni; naturalmente questo non vuol dire che non esistano altre Associazioni serie, tutt'altro, è solo che quest'ultima ha sicuramente carattere più risolutivo; si tratta infatti di un'Associazione che cerca di risolvere sia i grandi problemi, anche a livello governativo con vari interventi, inviando anche i propri delegati sul luogo per mesi. Basti pensare alla strage canina e felina avvenuta in Ucraina in vista degli Europei di Calcio in questi ultimi due anni : sono state prese numerose iniziative in proposito, in primo luogo i delegati che combattevano, nel senso letterale del termine, a fianco della popolazione locale, che veniva anche maltrattata se mostrava di aiutare i randagi; si è arrivati più volte infatti anche allo scontro fisico con le autorità stesse che sparavano o malmenavano i cittadini inermi; poi  gli importanti incontri con le autorità locali stesse. Inoltre, per chiunque voglia, come ad esempio avveniva quest'estate per il massacro in Ucraina, è possibile la collaborazione sia attiva, con manifestazioni, che a distanza, comprensiva della possibilità di inviare “lettere preformate”, dunque già preparate, agli indirizzi governativi già indicati, che hanno costituito, ad esempio, una protesta massiva, che insieme agli altri interventi, sta mitigando un poco le cose in quei luoghi o ha contribuito a fermare completamente altri massacri che avvenivano fino a poco tempo fa in Romania. Anche per i problemi “più piccoli”, per così dire, ci sono numeri utili sempre attivi, per quanto riguarda l'abbandono, la gestione dei rifugi ed ogni tipo d'informazione utile, compresa quella dell'industria del pet – food, intorno alla quale gira un torbido mercato,  possibilità di organizzare manifestazioni, convegni informativi nelle scuole e proposta dell'obiezione di coscienza di cui parlavo prima. Queste sono le “grandi iniziative”; ma anche fermarsi a soccorrere chi ci è vicino, fare una carezza o una coccola, segnalare situazioni di pericolo e gettare un occhio anche alle associazioni più piccole, altrettanto bisognose, è un modo per poter contribuire. Ognuno di noi, se crede fermamente di poter cambiare qualcosa, anche una briciola, in questo mondo sconfinato e caotico, può trovare creativamente ed utilmente la propria o le proprie strade, basta volerlo.

 

Perché in Italia si scrive tantissima Poesia ma pochissimi la leggono e quasi nessuno la compra in libreria?
Credo che scrivere e pubblicare poesie, oggi, significhi dare voce all'anima, che, rinnegata e misconosciuta in questo inizio di millennio, nel nostro tempo non ha più voce e che invece deve “gridare forte”, indicando ad una società confusa, in cui conta prevalentemente l'apparire e non l'essere e soprattutto manifestazioni quali sport e spettacolo, espressioni nobili della nostra epoca, sicuramente, ma segno sociale di una superficialità incombente, che l'essere umano rappresenta qualcosa di più profondo ed ha qualcosa di più profondo da dire. Indubbiamente questa è un'esigenza espressiva condivisa da molti, un bisogno profondo di lasciare una traccia di sé in qualche modo scalfita nell'eternità, di ribadire la propria individualità e non è casuale se questa modalità espressiva sia cercata da molti, forse anche per ribadire, giustamente, una forma di pensiero più soggettiva, diversa da quella emergente, che tende alla massificazione dell'essere umano. In quanto poi al leggere poca poesia, credo che la responsabilità sia soprattutto del mondo letterario italiano, che tende a creare delle elìte intoccabili, anche per motivi economici, guidando le tendenze, mentre dovrebbe subire una trasformazione profonda, impegnata nella valorizzazione sostanziale delle intelligenze individuali e dei fermenti culturali, ridando in qualche modo “dignità e spessore” all'uomo, in una realtà volta invece a mercificare e mortificare tutto ciò che non sia spettacolo ed intervenendo anche con entusiasmo ed idealismo, mi riferisco sempre al mondo culturale italiano, ed allora la tanto sperata ripresa del rapporto scrittura – lettura non sarebbe più solo una vagheggiata utopia.

 
Poesia, denuncia sociale : a quando un romanzo?
A presto spero, anche se in questo momento trovo soprattutto appassionante difendere e combattere per gli ideali in cui credo, sia da un punto di vista sociale, perchè è giusto dare testimonianza riguardo a situazioni assurde e sconfortanti che ci arrecano disagio, da tutti i punti di vista ed in tutti i campi, senza ipocrisie e trovo altrettanto appassionante difendere la Poesia, “cenerentola” delle lettere, nel cui valore espressivo io credo profondamente. Come ho già detto in altre interviste, considero un privilegio aver potuto difendere con forza, in questo tempo, anche pubblicamente attraverso premi e pubblicazioni, questa profonda ed insostituibile espressione dell'animo umano, pur sapendo che il mio è un andare “controcorrente”, ma è proprio la profonda libertà d'animo che io sento nel sostenere ciò in cui credo contro qualunque convenzione, che mi dà profonda forza e motivazione.
Per tornare ad un eventuale romanzo, le idee ci sono e sono tante. Sicuramente troverà la sua luce quando la mia vita avrà smesso di essere una battaglia ed assumerà finalmente i toni del riposo.

I libri di Cinthia De Luca

 

 

 

 
 
 
 
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