Intervista a Cinzia Leone

Cinzia Leone
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In un assolato pomeriggio romano, non lontana da San Pietro, raggiungo casa di Cinzia Leone. Ho un indirizzo scritto su un foglietto stropicciato in tasca e in mente tante domande. Abbiamo un’amica in comune, che da quando stava per uscire il suo ultimo romanzo non faceva altro che dirmi che saremmo sicuramente andate d’accordo e che dovevamo assolutamente incontrarci, così con la scusa di un’intervista eccomi lì con un sacchetto di cioccolatini in mano. Brutto piombare in casa di qualcuno che non conosci senza nulla, davanti a un citofono… entro in casa e la sorpresa di un salotto indimenticabile mi aspetta appena dietro la porta: libri, riviste, centinaia di Smemoranda (scopro solo dopo che ha lavorato per loro a lungo), quadri e una forchetta di almeno due metri e mezzo… la mia espressione deve essere eloquente. Lei sorride, mi offre biscotti appena sfornati, una tazza di tè e il pomeriggio può partire: dopo ore di parole e sorrisi scopro che sì, abbiamo tante cose in comune, non solo un’amica.




Dove nasce l’idea delle rose nel cellophane?
Il cellophane del mio ominimo romanzo è l'elogio della trasparenza. Far trovare alla mia protagonista quando era bambina un mazzo di rose gialle avvolte nel cellophane e un biglietto, forse d'amore, aggiungeva un pizzico di mistero. Aurora è una solitaria ma anche molto curiosa. Se i sacchetti della spazzatura fossero stati trasparenti, se non avesse avuto bisogno di frugare nella spazzatura per conoscere le vite degli altri per reinventarsi la sua, la vita di Aurora sarebbe stata diversa.


Perché la scelta di ambientare la storia di Cellophane negli anni Ottanta?
È ambientata in Sicilia, a Messina, una città nera e ventosa, e negli anni '80: il decennio del trionfo delle merci e un periodo perfetto per mettere a confronto gli uomini scampati alla guerra e i figli travolti dal consumismo. Non proprio tutti. La protagonista di Cellophane, Aurora, una ragazza rifiutata, nata per rimpiazzare una sorella inghiottita da un'onda e incapace di sostituirla, non si fa travolgere dalle televisioni a colori e dai soldi inspiegabili, non si fida di un paese che corre ormai verso immagini fasulle.


La singolare mania di Aurora è inventata o hai preso ispirazione da qualcuno che ce l’ha?
Inventata. Ma nei social network molti mi hanno raccontato di fare qualcosa del genere, o di averlo fatto almeno una volta.


Rigorosa la tua giovane protagonista, ma piena di amori...
Aurora è un'ex bambina ferita con un corpo di adolescente, di quelli che fanno impazzire gli uomini. È stata rifiutata dai genitori ed è capace solo di rifiutare. Ha amori "usa e getta", da dominatrice. Le braccia del vecchio Stavros, l'amico nemico di suo padre, la eccitano nei vapori di una piscina termale. Il suo operaio Salvatore, più giovane di lei, quasi la conquista. Ma ad insegnarle ad amare sarà Tito, un cagnolino preso controvoglia, l'unico capace di rispettare la sua solitudine.


Cosa c’è nel tuo sacchetto della spazzatura, se ce lo puoi dire?
Poco, pochissimo. Tendo a conservare tutto. Soprattutto i libri.


In genere nei tuoi libri che peso hanno i personaggi e la trama?
Nei miei due primi romanzi, Liberabile e Cellophane - entrambi Bompiani - ho cercato un congegno a orologeria: la trama è la lancetta che segna i secondi e i personaggi sono le tacche delle ore. La benzina del racconto è in parti uguali il giallo, il noir, e l'amore.


Le vite, come i rifiuti, possono essere riciclate?
Tutto si può riciclare: i politici, i lavori, gli amici, persino gli amori. L'importante è riuscire a liberarsi dei vuoti a perdere: nel lavoro, in politica, con gli amici, e anche amore.

I libri di Cinzia Leone

 

 

 
 
 
 
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