Intervista a Claudio Camarca

Claudio Camarca
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Cineasta, giornalista e scrittore, Claudio è uno che ama la chiarezza, la sincerità che sconfina nella durezza. E non si spaventa a trattare temi 'tosti' come il disagio sociale, la pedofilia, la violenza, il terrorismo. Lo abbiamo incontrato in un bar romano nei pressi della stazione Termini, tra un gran frastuono di tazzine e bicchieri e il via vai ininterrotto di un mare sterminato di gente. Roba che nemmeno in un romanzo di Camarca.

La Roma del tuo romanzo Nel nome di Dio è davvero una metropoli disperata, violenta e spettrale, molto diversa dai luoghi comuni della multietnicità...

...Ma più vera. Se ti fai una passeggiata vicino alla stazione Termini non vedi nessun melting pot, nessuna integrazione (peraltro parola orrenda) casomai solo inclusione. Di poveracci che si sono infilati negli angoli lasciati scoperti, inventandosi un mercato là dove potevano. Cioè quello della microcriminalità e dello spaccio.

 

Qual è la chiave del fascino che il tema del Jihad e le figure dei kamikaze esercitano sugli scrittori di tutto il mondo?

Veramente quando iniziai a ipotizzare questo romanzo mi colpì invece la strana assenza del tema dal lavoro degli scrittori italiani, una scarsa attenzione all'attualità che mi sorprese molto. Eppure è interessante questo ritrovare un'identità attraverso la religione, che ha dato a questi disgraziati un senso d'appartenenza magari non profondo, ma che a te autore, a te intellettuale (e qui mi tiro fuori) deve far scattare un meccanismo, la voglia di raccontare. Avendo frequentato i centri d'accoglienza e le strutture umanitarie anche nei Balcani e nel Mahgreb avevo la possibilità di raccontare uno sguardo dall'interno a questa realtà. Mi interessava soprattutto mettere sotto il microscopio la Caritas. Personalmente - da cattolico - trovo assurdo che lo Stato deleghi e appalti a società private, di area religiosa o meno, funzioni eminentemente pubbliche che non riesce o non vuole svolgere. 

 

Tornerà in un prossimo libro l'ispettore Faddi?

Nel nome di Dio è il secondo romanzo con protagonista Faddi, il primo è stato Ordine pubblico. Ora sì, sto ragionando su come rendere possibile una terza storia, vorrei farlo tornare facendolo confrontare con i suoi fantasmi, stavolta. Magari tornando al passato, alla bambina che tormenta la sua memoria e che potrebbe farlo confrontare con la questione pedofilia, che già ho trattato in un mio libro-inchiesta precedente. Trovo che un uomo come Faddi sia paradossalmente talmente umano da avere abbastanza disumanità da affrontare situazioni al limite. Situazioni nelle quali la sfida è rimanere indenni da tanto orrore. 

 

Quanto c'è del Camarca cineasta nel Camarca scrittore?

La passione per la letteratura e quella per il cinema si compenetrano. Scrivo in modo 'cinematografico' (che è ben altra cosa che "scrivere romanzi che assomigliano a sceneggiature", come sostengono certi critici), per immagini: ritengo sia l'unico linguaggio possibile, perché senza movimento una storia non funziona, e i personaggi perdono energia, rimangono figure indefinite e deboli, senza un vissuto che venga fuori.


I libri di Claudio Camarca

 

 

 
 
 
 
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