Intervista a Cristiana Pulcinelli

Cristiana  Pulcinelli
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Giornalista scientifica e insegnante del master in comunicazione della Scienza presso la Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati a Trieste, Cristiana Pulcinelli ha scoperto da alcuni anni il mondo dell’editoria per ragazzi, pubblicando alcuni riusciti libri di divulgazione scientifica. Uno trai più suggestivi racconta la storia di Barbara McClintock, tenace scienziata, appassionata di pannocchie e prima donna a vincere il Nobel per la Medicina senza doverlo dividere con un uomo.




Cosa ti ha affascinato di più della figura di Barbara McClintock?
Il fatto che fosse una donna libera, capace di pensare con la sua testa. Barbara è vissuta all’inizio del Novecento, quando si riteneva che la scelta giusta per una donna fosse quella di sposarsi e fare figli. L’educazione delle ragazze a quell’epoca consisteva nell’imparare a suonare il piano, ricamare e conoscere la poesia. Ma Barbara amava la scienza e si batté anche contro la sua famiglia pur di iscriversi all’università. Una volta entrata alla Cornell University, riuscì a studiare genetica in barba al fatto che era una materia destinata solo agli uomini. La moda voleva i capelli lunghi e le gonne ampie, ma Barbara si tagliò i capelli e indossò i pantaloni, perché per lei contava solo la comodità. Decise di non sposarsi per dedicare la sua vita alla ricerca. La comunità scientifica pensava che i geni non si potessero spostare, ma lei vide che non era così e continuò a mantenere le sue idee anche quando i colleghi la deridevano. E, alla fine, ha vinto lei.


Perché secondo te è importante che i ragazzi entrino in contatto con figure del mondo scientifico così originali?
Credo che sia importante capire che si può essere diversi da come ci vogliono gli altri e che si può essere felici anche sentendosi diversi. Ci vuole coraggio per superare i condizionamenti che vengono dalla società e Barbara è un esempio di donna coraggiosa. Soprattutto oggi, i modelli dominanti per le ragazze sono quelli imposti dalla televisione e dalla pubblicità: bisogna essere belle, sensuali, vestire in modo femminile. Le donne che proponiamo in questa collana dimostrano con la loro vita che si può essere diverse, che una ragazza può puntare sul suo cervello e non solo sulle doti fisiche. E, dal punto di vista della scienza, che pensare in modo diverso dalla maggior parte delle persone può portare a grandi scoperte.

 
Pannocchie da Nobel non è il tuo primo libro per bambini e ragazzi. Quali sono le peculiarità della divulgazione che si rivolge a loro? Com'è il lettore in questa fascia di età?
Ogni volta che mi trovo di fronte ai ragazzi di questa età a parlare dei miei libri mi stupisco di trovarli tanto interessati: ascoltano con attenzione e sono curiosi. Spesso mi è capitato di non saper rispondere alle loro domande perché si addentravano in particolari che neanch’io conoscevo. Non bisogna aver paura di dare anche qualche spiegazione complessa, ad esempio in questo caso sulla genetica, perché se si usa un linguaggio che non sia tecnico, loro sono comunque in grado di seguire.

 
Come ti sei preparata a scrivere questa piccola biografia? Che difficoltà hai incontrato?
Mi sono fatta spedire alcuni libri su Barbara McClintock e ho passato un anno a leggerli, anche perché erano in inglese e la loro lettura richiedeva più tempo. Poi ho cercato di immedesimarmi in Barbara, visto che il testo è scritto in prima persona, come se fosse un’autobiografia. La difficoltà maggiore è stata capire in che consistevano i suoi studi e cercare di spiegarlo a un pubblico di ragazzi.

 
 
Il libro fa parte di una collana denominata "Donne nella scienza": che ruolo hanno oggi le donne in questo campo? Come giornalista scientifica, che similitudini e che differenze vedi tra l'epoca della McClintock e la nostra?
Oggi molte più donne si iscrivono a facoltà scientifiche. Eppure sono ancora troppe quelle che poi non riescono a lavorare come scienziate. Alcune diventano ricercatrici, ma pochissime riescono a fare carriera all’interno del luogo di lavoro, tanto che si parla di un “tetto di cristallo”, un ostacolo invisibile ma che impedisce il cammino alle donne verso l’alto. C’è ancora molto da fare per garantire a tutti pari opportunità.

I libri di Cristiana Pulcinelli

 

 

 

 
 
 
 
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