Intervista a Cristina Comencini

Cristina Comencini
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E' donna, è scrittrice, sceneggiatrice, regista... in pratica fa tutto.  Mi inibisce un po' affrontare una chiacchierata con lei, ma devo mettere da parte le mie titubanze perchè scopro subito che è una persona affabile, disponibile, gentilissima: una vera signora insomma!

 

Ti sei aggiudicata il premio della Società Lucchese dei Lettori 2008, e naturalmente non si tratta della prima onoreficenza per te come scrittrice. Cosa pensi in generale dei premi letterari?

Non sono molto abituata a partecipare a premi letterari. L’ho fatto poco, a esclusione di quelli dei lettori, cioè quelli in cui decide i vincitori un gruppo più o meno esteso di lettori. Il premio Lucca è così. Ne esistono altri in Italia. Per lo scrittore è importante partecipare per due motivi. Il primo è che incontra un pubblico vero e il secondo è che spesso questi premi sono in denaro e, si sa, con la letteratura non si guadagna molto! Quest’anno, per la prima volta, ho partecipato allo Strega, forse il premio più famoso d’Italia, insieme al Campiello. Lo Strega era nato come un riconoscimento che un gruppo di scrittori decideva di dare al romanzo più interessante dell’anno. Nel tempo si è trasformato in una gara tra editori e ha perso l’autenticità e l’interesse per la scrittura. Ovviamente non ha perso popolarità e così ogni anno la contesa diventa più cruenta e vuota. Tutti speriamo che venga finalmente riformato.

 

La massima 'la parola ai lettori' è poi così vera?

Da una parte sì: chi scrive sa o desidera che qualcuno legga e dunque che ci sarà un momento in cui la parola scritta sarà affidata al lettore. Però lo scrittore mentre scrive non pensa a nessuno. Immagini, storie, personaggi, abitano la sua mente e di loro solo si cura.

 

Ultimamente i tuoi libri diventano poi sceneggiature per i tuoi film: è una 'splendida fatalità' o un progetto più strutturato?

Nessun progetto strutturato. Il progetto iniziale, durato fino a "La bestia nel cuore" era al contrario di tenere distinte le due carriere. Soprattutto i libri dovevano restare libri. Ero molto rigida su questo, forse troppo. Ora penso che la cosa essenziale sia che il mio lavoro di scrittura di romanzi sia completamente diverso – nella procedura, nell’ispirazione – da quello del cinema. A questo punto allora è d'obbligo chiedersi: L'illusione del bene diventerà un film? Non lo sapevo fino a qualche giorno fa. Ho fatto molte presentazioni del libro, una sessantina! E i lettori me lo hanno spesso chiesto, per loro doveva essere un film. Ora penso che bisogna trovare il registro giusto per fare un film in completa autonomia dal libro. Forse sì, lo farò.

 

Che rapporto hai con i personaggi che crei? E che effetto ti ha fatto vederli in carne ed ossa? Qualcuno è riuscito a stupirti?

I personaggi dei libri abitano nella mia mente per mesi, anni. Ho descritto il procedimento dell’invenzione letteraria nel mio romanzo Matrioska. Sento la loro presenza, luoghi, case e paesi dove abitano. Prendo nota e poi il romanzo si scrive, giorno per giorno, senza troppi sforzi di volontà. Solo ne La bestia nel cuore ho visto quei personaggi trasformarsi in attori. Non si sono mai confusi con gli originali, hanno portato sfumature, espressioni, modi di camminare, strade e case diverse, ma gli altri continuano a esistere dentro di me.

 

Quando decidi di raccontare una storia ti è già chiaro in partenza se sarà un soggetto cinematografico, un romanzo un testo teatrale?

Sono due procedimenti completamente diversi. Un libro, come dicevo, si forma a poco a poco, per successive stratificazioni: sogni, annotazioni, viaggi. Poi si sviluppa in qualche modo da solo. Il cinema comincia di solito con una chiacchierata col produttore, con altri scrittori. Poi si discute, si parla a lungo e alla fine si scrive a più mani. Il cinema è sempre un’arte collettiva.

 

Cosa ti diverte nella scrittura? E cosa ti fa arrabbiare?

La gioia della scrittura è la ragione per cui si scrive. C’è un bellissimo passo di Proust che parla di questo. Nessuno scrittore potrebbe sobbarcarsi il peso della solitudine, delle incertezze, della fatica, se non avesse in cambio la gioia assoluta del giorno in cui ti sembra che il personaggio vive.

 

Sei una lettrice? Come'è il tuo atteggiamento quando entri in una libreria?

Leggere è una delle più grandi fortune della vita, come fare un bambino. In libreria sono spesso disorientata dalla quantità di volumi, come quando entravo nella biblioteca di mio padre. Preferisco avere in testa un libro da comprare prima di entrarci.

 

I libri di Cristina Comencini
 

 

 
 
 
 
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