Intervista a Cristina Zagaria

Cristina Zagaria
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Ti trovi davanti un viso gentile, un sorriso aperto e due grandi, enormi occhi azzurri. E capisci subito che quello di Cristina Zagaria è uno sguardo addestrato a cogliere al volo la complessità  di una situazione a partire dai particolari. Uno sguardo acuto, curioso, appassionato di realtà . E non ti stupisci allora, che oltre al fiuto per la notizia e all'esperienza da giornalista, abbia anche la capacità di rendere i suoi libri non solo palpabilmente reali ma anche vibranti di emozioni da condividere con i suoi lettori. Ai quali è giusto dare un'occasione per conoscerla più da vicino.

Napoli è una città in cui si svolgono vicende anche più dure e drammatiche di quella raccontata in Perché no. Cosa ha colpito così tanto l’attenzione di una cronista abituata alle realtà forti di questa città, tanto da volerne fare un libro?
A Napoli, ogni anno, circa tremila ragazzi entrano nel "sistema " della camorra, secondo le stime delle forze dell’ordine. Chi sono questi ragazzi? Dove cominciano le loro storie? Qual’è la loro iniziazione criminale? Perché no parte da queste domande e da una storia vera, una rapina avvenuta al Rione Sanità lo scorso 29 gennaio. Mi piaceva l’idea di dare valore (e analizzare) a una piccola storia che nessuno racconta, una delle tremila carriere criminali che si perdono tra le notizie delle grandi retate o degli attentati urlati dai titoli dei TG.
 
Il ruolo della scuola appare veramente marginale nella vita dei ragazzi di cui si parla nel libro, eppure ci sono personaggi secondari come quello di Lucia o della piccola Titti, che grazie agli insegnanti che non si arrendono la vedono ancora come una possibilità. Senza aspirare al migliore dei mondi possibili, quanto può fare realmente l’istruzione con i mezzi a sua disposizione in realtà così difficili?
La scuola è una chiave di volta per questi ragazzi. E ci sono tante insegnati coraggiose, che spesso senza mezzi, proprio come Adriana, danno la loro vita all’istituzione scolastica e ai propri alunni. Appunto una ricetta non esiste, come non esiste un mondo perfetto, però esiste una progettualità, finanziamenti non disseminati a caso, ma mirati, servizi in rete e prima di tutto lo scatto culturale e l’assunzione di responsabilità di ogni singolo cittadino, prima che della Scuola o di qualsiasi altra istituzione.
 

Atti violenti e dimostrazioni di forza si stanno moltiplicando anche tra i figli della borghesia "bene" di città del Nord e del Centro. La mancanza di valori quindi è trasversale: parlare solo di vittime irretite da un sistema criminoso, di mancanza di esempi, di realtà degradata può essere un alibi?
Sì, quest’estate, soprattutto (e il fenomeno in genere si ripete ogni weekend e nei periodi di festa), mi sono occupata più volte delle cosiddette baby-gang dei quartieri bene. Mi viene in mente il caso della banda della linea R 601, un gruppo di ragazzini e ragazzine, per esempio, che lo scorso agosto trascorreva le notti sui bus, a caccia di immigrati da pestare, ma più che per mancanza di valori, per "noia", per mancanza di stimoli e alternative...Vagavano per la città a caccia di pariamento...di divertimento... e la notte diventava l’occasione giusta per picchiare l’immigrato, non in quanto diverso, ma in quanto più debole. Non perché era "negro", ma perché faceva ridere picchiarlo, perché , alla fine di una giornata vuota, caricava questi ragazzi di adrenalina.
 

Le presentazioni del tuo libro in giro per l’Italia sono state accompagnate da un booktrailer molto d’impatto. Come è stata accolta questa iniziativa? Ti piacerebbe portare sul grande o sul piccolo schermo o a teatro qualcuna delle tue opere?
Il booktrailer è stato registrato dai bravissimi e giovanissimi The Jackal, filmmakers napoletani. Tra noi è stata subito intesa. Dal booktrailer al cinema e alla tv il salto, però, è ampio. Diciamo che il trailer è un assaggio. Certo mi divertirebbe vedere Perchè no trasformato in un film e magari cimentarmi anche con una nuova forma di scrittura, come la sceneggiatura (dopo il giornalismo, il mondo dei blogger e la narrativa) televisiva o teatrale: perché no...
 

Le storie dei cattivi, da sempre, indignano, ci fanno inorridire, ma sono anche quelle che preferiamo leggere. Raccontare il bene è più noioso, vende meno o è semplicemente più raro imbattersi nei buoni esempi?
In Perché no c’è anche il bene. Anzi raccontare il male può essere rischioso, perché si rischia di creare dei miti. Il bene invece serve a stemperare, a rendere tutto più vero...proprio perché non esistono due entità separate e contrapposte, ma personaggi doppi, giornate e attimi di frontiera. E gli stessi protagonisti di Perché no, Daniele e Francesco, nel corso di una sola mattinata oltrepassano più volte da un lato ed all’altro il confine tra il bene e il male (che non è poi mai così netto) fino a cadere, chi più chi meno consapevolmente.
 
I libri di Cristina Zagaria

 

 

 

 
 
 
 
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