Intervista a Dan Brown

Articolo di: 

Unico blindatissimo appuntamento con la stampa per mister Dan Brown: Mangialibri risponde presente. L’inavvicinabile scrittore americano si materializza a Firenze nella splendida Sala dei Gigli a Palazzo Vecchio, sala che non può non strappargli un’entusiastica esclamazione di meraviglia. E di meraviglie a Firenze lui ne ha trovate veramente tante: non solo a Firenze, a dire la verità. Al nostro Paese deve oggettivamente molto, e per fortuna lo sa.




Perché proprio Dante Alighieri?
Quando avevo diciotto anni ero un giovanissimo studente di italiano, mi capitò di studiare una versione semplificata de La Divina Commedia, una versione che andasse bene ai novellini di italiano come noi, e mi colpì  immediatamente la freschezza, la modernità, la bellezza di quest’opera che nonostante avesse settecento anni non li dimostrava assolutamente e  davvero questa fu la cosa che mi si fissò in mente già quando ero giovane ed è la cosa che mi ha spinto ad amarla sempre. Poi scrissi Il Codice da Vinci, e studiando la storia della Chiesa mi sono reso conto di quanto Dante avesse  davvero influenzato attraverso la sua visione estremamente moderna quella che era la visione dell’inferno. L’inferno era già stato descritto precedentemente nella Bibbia e anche in alcune opere della mitologia classica però Dante Alighieri fu quello che attraverso La Divina Commedia mi colpì in modo assolutamente vivido per la sua descrizione strutturata, vivida, codificata e terribile, che è quella che d’altro canto ci portiamo dentro noi oggi. Possiamo davvero dire che Dante fu l’inventore dell’inferno così come lo concepiamo noi e mi ricordo molto bene la mia prima visita al battistero qui a Firenze, quando alzai la testa e vidi quell’enorme mosaico con un demone a tre teste e pensai che forse anche Dante stesso aveva avuto lo stesso tipo di sensazioni che stavo avendo anche io quando lo vide, probabilmente per la prima volta da bambino. Quindi io credo davvero che La Divina Commedia sia un po’ come la Gioconda, sono quelle opere assolutamente immortali che trascendono il loro periodo e che permettono di capire quella che è l’idea permeante della cultura, e che ti fanno rimanere sempre a bocca aperta.

Ma quanto di Inferno deriva direttamente dall’opera di Dante?
In effetti ci ho passato molto tempo su La Divina Commedia, e in particolare sull’Inferno, mentre stavo scrivendo questo libro ed è assolutamente importante che vi rendiate conto che io ho sempre tenuto presente in tutto questo processo il fatto che ci sono studiosi che hanno passato la loro intera vita a studiare La Divina Commedia e a dare una certa interpretazione dell’opera di Dante, io invece Dante l’ho fatto un pochino a pezzi, nel senso che ho cercato di riordinare la visione del cattivo e la visione del male come se fosse stata scritta attraverso gli occhi di Dante e quindi dare questa nuova interpretazione in modo tale che il mondo di questo scrittore potesse incuriosire i miei lettori, spingerli a riscoprire  quello che di fatto ancora di Dante non conoscono.

Protagonista del tuo romanzo Inferno sembra essere il male, ma qual è la sua concezione del male: un’intelligenza superiore o un’assoluta banalità?
Quello che mi affascina del male è parlare del male, del concetto del cattivo come colui che ha fatto qualcosa di sbagliato ma per una serie di motivazioni giuste e soprattutto è una cosa che mi permette di far sì che il lettore si identifichi in questo tipo di concezione vale a dire che quando chiudi il libro, quando hai finito di leggere, devi sempre chiederti se il cattivo è stato davvero il cattivo o forse è stato un eroe, un eroe nel senso di qualcuno che ha fatto qualcosa di drastico, ma sempre con un senso.

Nei vari romanzi dei quali è protagonista Robert Langdon si scontra spesso con il concetto di sacro, e anche quest’ultimo libro non fa eccezione. Che cosa è sacro per Dan Brown?
Cosa è sacro per me? Devo dire che questa è una domanda molto personale, molto personale per chiunque a cui questa domanda venga rivolta. Devo dire che dal punto di vista della religione io sono cresciuto un po’ in due mondi, nel mondo scientifico e nel mondo religioso, quindi ho messo un piede un po’ dall’una e un po' dall’altra parte, la cosa devo dire non ha chiarito molto le mie idee anzi me le ha confuse un pochino, nel senso che quello che io penso della scienza e della religione è che più o meno siano la stessa cosa: né l’una né l’altra riescono a dare delle risposte a tutte quelle domande che in generale uno si fa nel corso della vita. Quindi se le devo dire che cosa sia per me il sacro, direi che il sacro per me equivale al rispetto, rispettare per esempio ciò in cui gli altri credono, ammettere che ciascuno di noi lavora, sta lavorando, sta andando avanti, e la nostra vita è un po’ come un work in progress. Spesso non ci riusciamo a trovare le risposte ai nostri quesiti, ma quello che è importante è farsi le domande e non necessariamente pretendere di trovare le risposte.

Da dove è partita la creazione di Inferno?
Negli ultimi ottantacinque anni la popolazione mondiale è triplicata e si dice che ogni singolo giorno ci sono duecentomila nuovi individui che vengono alla luce su questa Terra. Questa della sovrappopolazione del pianeta è da sempre la mia grande preoccupazione e poi credo che sia la preoccupazione di tutti noi. Tuttavia non credo che sia stato questo il problema che io ho voluto affrontare, nel senso che so benissimo che questo è un problema e so benissimo che spesso si mettono i paraocchi se c'è un prolema che non si vuole affrontare. Però non è stato proprio questo il motivo per il quale ho scritto questo libro. L'ho fatto perché volevo occuparmi di Dante, volevo scriverlo qui a Firenze, volevo parlare di Firenze e dell’inferno perché l’inferno è una metafora a cavallo tra il vecchio e il nuovo e questo mi interessa tantissimo. Volevo che fosse un libro di contrasti, infatti parlo del Vaticano e dell’antimateria, parlo della Massoneria e delle nuove scienze bioetiche e tecnologiche, volevo che ci fosse un contrasto tra il passato e la modernità che collegasse Dante al mondo attuale. In effetti anche la figura del cattivo io la vedo piuttosto come una figura profetica, volevo un po’ che questa visione che Dante aveva dato dell’inferno, di un luogo assolutamente incredibile in cui la gente muore di fame e dolore, in cui c’è una pazzesca sovrappopolazione che genera sofferenza fosse una scusa per lanciare un monito alle persone, è come se io avessi detto: ‘‘Attenzione, se non ci comportiamo in un determinato modo finiremo tutti in un inferno dantesco’’.

Inferno ha ricevuto anche critiche feroci: basta vendere tantissime copie perché un libro possa essere considerato un buon libro?
Ad ogni scrittore piacerebbe che il libro che scrive sia amato da tutti senza avere nessuna critica, quando uno scrive, quando uno dipinge o compone musica vorrebbe che il proprio gusto diventasse una guida per i propri lettori: purtroppo non succede mai così. Io devo dire che ogni qual volta mi accingo a scrivere un libro non tengo in considerazione l’impatto che avrà sui lettori, ma scrivo un libro che fondamentalmente vorrei leggere io e poi lo metto a disposizione del mondo, lo condivido. Ci sono alcuni che amano e ameranno questo libro, altri che saranno i miei detrattori e critici semplicemente perché a loro questo libro non piacerà. È un po’ nella natura della creatività, nella natura dell’arte e poi anche molto più semplicemente, più terra terra, non si può essere amati da tutti e sinceramente neanche ci tengo. La meraviglia e la bellezza dell’editoria è proprio che ci sono una pletora di libri a disposizione, uno diverso dall’altro e non importa se tutti non amano questo o quel libro, ma io trovo che il bestseller, quello che fa grandi numeri di vendita sia anche uno strumento che aiuta l’editoria nel senso che grazie ai proventi che il mio libro porta nelle casse della Mondadori, Mondadori si può permettere di pubblicare altri scrittori, altri tipi di libri, magari qualcuno che ha un messaggio più peculiare o più particolare del mio, o avere una voce più o meno critica della mia e devo dire che io mi sento sempre molto orgoglioso, e questo non è di secondaria importanza, che grazie ai miei libri che sono bestseller io possa anche veicolare libri che altrimenti forse non verrebbero pubblicati.

Che tipo di viaggio personale hai compiuto per scrivere questo libro all’interno di Firenze?
Da un certo punto di vista l’intero processo di scrittura di questo libro è proprio come il viaggio che Dante e Virgilio hanno intrapreso negli inferi, quindi parecchio difficile. La parte più bella invece e piacevole è stata quella che ho fatto un certo numero di viaggi in Italia e non solo a Firenze ed ho passato davvero moltissimo tempo immerso nella storia del vostro Paese. Devo ammettere che io vengo da un Paese dove tutto è troppo recente, tutto è giovane: da noi se una cosa ha duecento anni diventa già un pezzo d’antiquariato, voi ci bevete il caffè in tazzine che hanno duecento anni, per voi duecento anni non sono assolutamente nulla. Devo dire che qui ho trovato davvero il sapore della storia, gli spazi, le piazze, pensare che questi luoghi sono stati frequentati da personaggi come Dante, Machiavelli, Leonardo mi ha davvero molto molto ispirato e mi ha anche ricordato una cosa che io credo sia molto importante: il nostro passato nonostante sia passato è sempre vivo, importante e rilevante e parla in un modo o nell’altro anche di noi. Credo che questo mio libro rappresenti anche la parola "grazie" che io devo dire al vostro Paese, alla vostra cultura che ha ispirato così tanti, me incluso. Poi chiudo con una nota statistica, dal punto di vista della cultura mondiale, dell’ispirazione, La Divina Commedia è seconda solo alla Bibbia in quanto libro che ha ispirato prodotti artistici, culturali, musicali, questo settecento anni dopo ha la sua importanza, direi.

Ci sarà una trasposizione cinematografica di Inferno? Cosa pensi dei film tratti dai tuoi libri?
Lascio alla Sony Pictures l’onore di annunciare l’adattamento cinematografico del mio libro. Vi svelo però un segreto (che tanto segreto non rimarrà, temo, visto il gran numero di telecamere e giornalisti presenti), e cioè che alla Sony sono davvero entusiasti di fare la trasposizione del mio libro e che se la città di Firenze ci vorrà, tra un po’ ci saranno in giro un gran numero di movie star e di telecamere in città, anche se non sarà nulla di nuovo per voi avere un po’ di attori e troupe cinematografiche intorno, ma per me è una cosa importante. Poi dal punto di vista delle trasposizioni cinematografiche dei miei libri e dei film che mi piacciono ho imparato ad essere come le mamme: le mamme sono sempre brave perché quando viene chiesto loro qual è il figlio che preferiscono, rispondono "Mi piacciono tutti, li amo tutti". Quindi devo dire che mi piacciono tutte le trasposizioni cinematografiche e tutti gli attori che ci hanno lavorato. Devo dire che sarebbe un immenso onore per me avere il grandissimo Roberto Benigni, che so essere un fan e un grande dantista. Grazie a YouTube sono riuscito a seguire il suo "Tutto Dante", le sue conferenze meravigliose sul Sommo Poeta. Non ho ancora parlato con il signor Benigni né di Dante, né di questa possibilità, ma spero di farlo presto.

Credi o hai mai creduto nell’inferno?
Io credo che ci siano sia il paradiso che l’inferno sulla Terra, spesso l’inferno e il paradiso si confondono, spesso sono presenti nello stesso tempo, nello stesso posto ed è un processo anche questo abbastanza interessante. Un’altra cosa che vorrei aggiungere sulla mia visione dell’inferno e sulla visione che si ha dal punto di vista non solo di una, ma di molte  religioni è che bisogna stare attenti a prendere la visione dell’inferno come una metafora, può essere pericoloso e fuorviante dal punto di vista sia della sacralità che della veridicità storica.

Nei tuoi libri si ricerca l’unità della narrazione classica, la storia si svolge in un massimo di ventiquattro ore… è un processo voluto?
Quello di sviluppare la storia in ventiquattro ore per me è stato un test, perché in un modo o nell’altro è una prova a cui mi sottopongo sempre quando scrivo, voglio sempre trovare un ritmo che sia giustamente incalzante e giustamente veloce, allora se mi dico "Sai scrivere una storia? E riesci a scriverla nell’arco di tempo di ventiquattro ore? La storia funziona?" e le risposte sono positive vuol dire che ce l’ho davvero fatta. E poi mi rifaccio sempre a questo proverbio: "La fantasia è nient’altro che la vita quando togli di mezzo la noia". Io cerco di attenermi sempre a questo dettato, cioè cerco sempre di descrivere le cose in modo che non siano mai noiose.

Quali fonti hai utilizzato per le ricerche per Inferno?
La principale risorsa alla quale mi sono dedicato e su cui ho fatto leva per scrivere questo libro non è stato Internet né i libri di testo, ma sono state le persone, i curatori, gli specialisti, gli studiosi, perché davvero speravo che questo fosse un libro che potesse trasmettere la grandissima passione e il grandissimo amore che io stesso ho per Dante e per la città di Firenze ma anche per tutte le altre mie passioni che possono essere l’ingegneria genetica, il transumanismo, cioè volevo che tutto il corpo di informazioni di questo libro generasse e trasmettesse ulteriore passione.

Uno degli elementi-chiave di questo libro è il Consortium: ci dici qualcosa in più?
Devo dire che so di almeno tre organizzazioni di questo genere, di dimensioni e di attività diverse, che sono a disposizione delle persone o comunque delle persone che vogliono qualche cosa. Io non me ne sono mai servito, ma devo dire che conosco persone che lo hanno fatto e sono delle organizzazioni che in generale possono “dare una mano” ad un individuo, ad aziende o addirittura a dei governi a fare cose che queste persone vogliono organizzare.

Nel romanzo viene citato un giornale, il Florentine: come lo hai conosciuto?
Ho trovato particolarmente interessante questa pubblicazione perché mi interessa sempre ciò che è insulare, di nicchia, dove si fa della cultura. Questo giornale parla della gente, è indirizzato alla gente ed è fatto per la gente. Sono venuto a sapere della sua esistenza due anni fa in occasione delle mie visite, l’ho trovato subito utilissimo e ho trovato che potesse contribuire a dare un gusto, a far capire quello che è il gusto della città per qualcuno che non la conosce e le posso garantire che non l’avrei inserito nel mio libro se non mi fosse interessato e se non l’avessi amato così tanto.

In settecento anni la Divina Commedia ha avuto alti e bassi di popolarità. Come mai secondo te in questo momento è tornata così alla ribalta? E perché delle tre cantiche proprio l’Inferno?
Perché siamo tutti spaventatissimi dal futuro. Non sono un critico letterario ovviamente, semplicemente posso parlare sulla scorta di ciò che piace a me, che è di mio gusto e devo dire che l’Inferno dei tre libri secondo me è quello più interessante. Siccome sono anche uno scrittore di gialli, amante del simbolismo, dell’horror, il fatto che sia una narrazione così vivida quella della prima cantica è la cosa che veramente mi ha spinto ad amarlo questo libro, ad usarlo come ispirazione per poter scrivere il mio.

Cos’è che possiamo definire infernale oggi?
La specie umana è molto strana, perché non ha mai prodotto un’invenzione tecnologica che non sia stata poi in qualche modo trasformata in un’arma. Prendiamo per esempio la scoperta del fuoco, nata come possibilità di prepararsi il proprio cibo, di scaldare le proprie abitazioni, immediatamente il fuoco invece che essere usato per queste cose utili per l’umanità è stato usato per esempio per mettere a ferro e fuoco interi villaggi. Oppure l’energia nucleare, che è stata creata a fin di bene e invece è stata quasi immediatamente trasformata in armamenti. E credo che oggi l’ingegneria genetica sia in assoluto lo strumento più potente e nello stesso tempo il più negativo in assoluto. Perché se è vero cosa si dice sui corsi e ricorsi storici l’ingegneria genetica sta per dare vita a un vero e proprio inferno biotecnologico.

Anche in questo romanzo c’è una dura critica alla Chiesa come ne Il Codice Da Vinci. Ci sono già state delle reazioni? Pensi che ci saranno?
Sapevo che non avrei mai potuto fare una conferenza stampa in Italia senza che qualcuno citasse il Vaticano! Eppure stavolta ce l’avevo quasi fatta! Per prima cosa quando ho scitto Il Codice Da Vinci avevo pensato di affrontare una questione molto molto semplice e pensavo che la cosa non fosse assolutamente problematica, e la domanda che volevo affrontare era questa: dal punto di vista del cristianesimo che cosa sarebbe successo se si fosse scoperto che Gesù non era un essere immortale? E credevo che questa cosa non facesse male a nessuno e soprattutto che non fosse una cosa così tremenda da chiedersi. Ma poi è successo tutto quello che voi sapete. Per me devo dire è semplicemente così, era una cosa che non poteva intaccare la grande potenza e la positività del messaggio cristiano e neanche voleva dire attaccare la fede degli altri o la mia, era semplicemente una domanda che mi ero posto. Però è finita così. In questo libro ho citato il Vaticano solo una volta e l’ho citato semplicemente per un'altrettanto semplice ragione: se nello spazio di una vita umana la popolazione mondiale è aumentata di tre volte, quando si parla del controllo delle nascite e lo si definisce un peccato, non si fa qualcosa di un po’ pericoloso? Non lo dico né da politico né con nessun altro cappello in testa, lo dico semplicemente da persona che ama la vita.

Che ruolo ha per te tua moglie, che compare tra i primi ringraziamenti del libro?
Devo dire che scrivere libri di questo genere presuppone impiegare un sacco di energie, un sacco di passione nei momenti in cui ti ci stai dedicando e mia moglie grazie alle sue conoscenze dell’arte, dell’architettura e della letteratura mi ha veramente aiutato tantissimo nella redazione e nella stesura di questo romanzo. Poi devo dire mia moglie è anche un grande baricentro che mi tiene molto con i piedi saldi per terra ed è un punto di riferimento della mia vita perché posso dire con molta tranquillità che indipendentemente dalla mia posizione nella lista dei bestseller italiani, della classifica dei libri più venduti, quando si tratta di portar fuori la pattumiera o di lavare i piatti in casa mia non si fa nessuna eccezione, che io sia uno scrittore di bestseller o no, "mi tocca". E come prova di questo, vi dico che nonostante la meravigliosa giornata e l’onore che mi avete attribuito per il fatto che io sia qui davanti a tutti voi, le ho chiesto "Perché non vieni a sentire tuo marito questa mattina?" e lei mi ha risposto: "No caro, io me ne vado agli Uffizi!".

I LIBRI DI DAN BROWN


 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER