Intervista a Daniele Cellamare

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Dalle sue parole e dalla sua scrittura trasudano due grandi passioni: quella per la storia e quella per le tecniche militari. Sì, perché Daniele Cellamare è autore di numerose pubblicazioni di storia contemporanea e collabora con “Rivista Militare”. È, inoltre, docente presso “Sapienza” - Università di Roma e il Centro Alti Studi della Difesa. Materia d’insegnamento, neanche a dirlo, Storia delle Istituzioni Militari.




Gli ussari alati tratta dell’assedio di Vienna del 1683 e della Lega Santa. Come nasce l’interesse verso questo avvenimento storico?
Sono sempre stato incuriosito da quelle pagine di storia che in genere i manuali riassumono in poche e frettolose righe. Ogni volta che mi è capitato di approfondire l’argomento ho scoperto tematiche particolarmente affascinanti e ricche di passione. In particolare, l’assedio di Vienna è stato un momento molto importante sia per la storia della cristianità che per quella del nostro continente.


E poi gli ussari alati, questo leggendario reparto di cavalleria…

Un fantastico reparto di cavalleria che ha sempre vinto tutti gli scontri che ha sostenuto, ed ogni volta con un rapporto di inferiorità numerica con il nemico. Era composto esclusivamente da giovani nobili polacchi e questa unità è passata alla storia militare come la formazione più temibile e al tempo stesso la più leggendaria di tutte le varie epoche. Votati al culto di Maria Vergine, indossavano sulle uniformi di colore rosso (in ricordo del sangue versato dal Cristo) delle lunghe e pittoresche ali che presumibilmente avevano il compito di terrorizzare il nemico con una immagine di maestosa potenza. Inoltre, caricavano all’urlo di “Gesummaria!”, come se invocassero la vittoria con l’aiuto e per la gloria del Signore. Sembra che il loro semplice apparire sulla scena della battaglia fosse sufficiente a creare il panico tra le fila avversarie, senza contare l’addestramento molto accurato e le importanti innovazioni tattiche che introdussero contro le pericolose picche che usava la fanteria per contrastarli.


Nel romanzo spiccano diverse personalità. Quale di queste ti ha affascinato maggiormente?

Ogni personaggio del libro è in effetti provvisto di una personalità particolare, così come sempre succede realmente nei grandi accadimenti storici. Qui passiamo dalla debolezza caratteriale di Leopoldo I d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, alla sfrenata ambizione di conquista di Kara Mustafà, il gran visir dell’Impero Ottomano che ha guidato il più grande esercito mussulmano mai visto all’interno del territorio europeo. Ma la determinazione e l’abilità diplomatica del frate cappuccino Marco d’Aviano rimangono sicuramente gli aspetti più complessi ed affascinanti. Si tratta di un predicatore che riesce ad intrecciare trame, talvolta oscure, per condizionare gli eventi di re e principi cattolici che sono riluttanti ad intervenire con le armi per difendere non solo Vienna ma l’intera cristianità. In definitiva, un semplice frate ha dimostrato capacità tipiche non solo di un abile diplomatico, ma anche di un sofisticato agente segreto.


Eserciti e tecniche militari sono il tuo pane quotidiano. Quali sono stati, secondo te, gli eserciti più potenti della storia, eccettuando quello romano?
Più che di eserciti parlerei di unità di combattimento, o meglio dei grandi reggimenti che hanno lasciato un’impronta significativa nella storia militare. Dopo gli Ussari alati potrei citare gli Ulani, che con i loro compiti di esplorazione proteggevano le armate in movimento ed erano in grado di penetrare in territorio nemico per parecchi chilometri. Ma anche la Vecchia Guardia di Napoleone o i Corazzieri prussiani di von Seydlitz, che hanno scritto pagine memorabili. L’elenco potrebbe continuare, ma vorrei ricordare i nostri Caimani del Piave, gli uomini che dopo la disfatta di Caporetto assicurarono i collegamenti tra le due sponde del Piave con un allenamento che prevedeva l’immersione in acque gelide sino a sedici ore consecutive.


La croce e la mezzaluna: un eterno conflitto. Sempre attuale…
La battaglia per la liberazione di Vienna è stata combattuta l’11 settembre 1683 e anche se nel libro non faccio riferimento a quella data è stato facile collegare i due eventi…


Ormai da qualche anno a questa parte in Italia si assiste ad un incremento di romanzi storici. Cosa ne pensi?
Ho quasi sempre riscontrato nei romanzi storici pubblicati in Italia, sia di autori italiani che stranieri, un profondo limite. In altre parole, la storia viene spesso usata per creare una cornice importante per semplici trame avventurose o sentimentali, relegandola in questo modo ad un ruolo del tutto marginale. Nel mio romanzo mi sono invece sforzato di rappresentare il periodo storico attraverso il tipo di vita dei cittadini, le abitudini e il modo di pensare di quell’epoca. Mi piacerebbe che il lettore, alla conclusione del libro, possa ritenere di aver acquisito informazioni utili senza dover fare ricorso ad un saggio particolarmente qualificato sull’argomento.


Dopo Gli ussari alati affronterai altri periodi storici in altri romanzi?
Si, le pagine di storia che mi affascinano sono davvero tante. Purtroppo per realizzare un mio romanzo impiego almeno due anni di ricerche, senza contare un altro anno per trasformare i miei studi in una lettura scorrevole e avvincente. Posso anticiparti che il mio prossimo lavoro riguarderà un periodo storico poco conosciuto, ovvero la Povera Milizia di Cristo, il nome che ha anticipato i futuri Templari, gli uomini che hanno combattuto per la difesa della cristianità e che sono stati accusati di pericolose complicità con la dottrina islamica.

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