Intervista a Daniele Locchi

Daniele Locchi
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Studente ribelle, redattore di una radio libera, organizzatore di concerti, gestore di locali. Ne ha fatte tante il fiorentino Daniele Locchi, così tante che ha pensato bene di raccontarle in un libro. La passione per la scrittura in lui ci confessa è sempre esistita ma si è concretizzata in un romanzo solo da poco.

Nella tua vita hai fatto diverse esperienze e diversi lavori. Come sei arrivato alla scrittura e cosa ti ha spinto proprio a raccontare la storia di Controradio e del mancato concerto dei Rolling Stones?
Ho sempre scritto, da quando ho imparato a farlo. All'inizio erano canzoni, composte e scritte per gli amici, i compagni, le ragazze, i mal di pancia, i mal di cuore, i mal di vivere....poi erano scritti disperati, a malapena  leggibili e intelliggibili, fantasiosi e visionari....poi sono diventati racconti scritti per me, che non facevo leggere a nessuno, perché non avevo nessuno a cui farli leggere, visto che vivevo come un alieno avrebbe vissuto in incognito sulla terra....poi e'arrivato internet. E allora ho deciso che il mondo poteva, anzi doveva starmi a sentire. Quantomeno a leggere. Piano piano quelle canzoni sono diventate poesie, non certo le stesse di vent'anni prima, ma lo spirito era quello, esprimere il sentimento, sussurrare e urlare al mondo quello che avevo dentro e quello che mi dava dentro. Continuavo a scrivere anche racconti, perché a differenza delle poesie, scrivere un racconto voleva dire " stare fuori un po' di tempo in più", liberarmi dagli orpelli dell'azione-reazione, costruire una vera e propria relazione con il mio sentire ed essere e il resto del mondo. Creavo, ed era - ed e' - letteralmente " fantastico ". Scenari, storie, momenti costruiti a partire dal reale, certo, ma animati e vissuti come io li animavo e li vivevo.


Nel tuo libro 80.doc racconti nel dettaglio l'atmosfera che si viveva nei primi anni '80 a Firenze, un'atmosfera che par di capire è stata spesso anche mitizzata e di cui metti in evidenza anche alcuni "lati oscuri". Ritieni davvero che l'alone a volte leggendario che circonda quel periodo è forzato, eccessivo e che non metta in luce tutte le loro caratteristiche?
80.doc nasce proprio da un'idea, quella di essere un ragazzo di vent'anni adesso, perseguitato in mezzo alle difficoltà di vivere da un leitmotiv scandito da un fratello maggiore o da un padre, come una litania : " peccato per te, non ti diverti, non ti appassioni, non raccatti, non ti appaghi... peccato, noi invece negli anni 80..." Ecco. Questi anni ‘80 raccontati mi puzzavano di mistificazione, o comunque di mitizzazione. Proprio un bel veleno, per chi deve conquistarsi il paradiso in questo inferno. E allora mi e' venuto in mente che forse la cosa che potevo e che volevo fare era di raccontare non gli anni 80' ma la mia storia, che negli anni 80 aveva avuto una serie di collegamenti per così dire "condivisibili" e facilmente verificabili, visto che aveva coinciso con la fine e la nascita di cose " pubbliche" come lotta continua, Controradio, il Tenax, eccetera. Più che di lati oscuri parlerei di lati scomodi, controversi, e quindi molto utili per essere conosciuti, analizzati e utilizzati per fornire spunti di riflessione, partendo dal presupposto di essere veritieri e "laici"... Smontando i facili miti, comodi, quanto inutili e fuorvianti. Io racconto soltanto la mia verità, scomoda forse ma sicuramente utile.


Ovviamente i personaggi del tuo libro sono tutti realmente esistiti, sono le persone con cui hai condiviso avventure e scorribande di quel periodo; semplicemente hai cambiato solo il loro nome, suppongo. Quali sono state le loro sensazioni nel rileggersi in questo modo, come si sono rivisti nel tuo romanzo?
Sì, ho cambiato solo i nomi o alcuni soprannomi, per non urtare suscettibilità e non violare giuste riservatezze. E' stato molto divertente, e molto gratificante, in primis perché lo sforzo creativo mi ha soddisfatto nel risultato, e poi perché quando ho sottoposto il mio lavoro, mi sono sentito dire " potevi anche lasciare il mio nome vero", il che equivaleva ad una adesione forte a quanto avevo raccontato. Del resto, una delle mie più grandi soddisfazioni e' venuta da persone, presenti nel racconto, con le quali avevo avuto forti momenti di tensione in quei frangenti e che, una volta letto il libro, mi hanno detto: "bravo, sei stato onesto! ".


Riproduci in maniera molto precisa i dialoghi, le espressioni che usavate allora, i modi di dire: è una tattica che ti è costata fatica o semplicemente hai ancora tutto in testa come se fosse allora?
I  dialoghi sono ovviamente completamente inventati, se la vuoi vedere in forma razionale. In realtà la cosa e' molto più divertente. Quando scrivo, viaggio, torno e vivo li'. E allora e' molto facile scrivere i dialoghi. Li vivi, li scrivi.


Si capisce che vuoi proseguire nella scrittura, raccontando le vicissitudini che seguirono a Controradio e al concerto mancato: c'è già qualcosa in cantiere, ci puoi dare della anticipazioni?
Esatto. 80.doc è solo il primo capitolo di una storia che ho intenzione di ri-scrivere e de-scrivere. Il prossimo e' già in cantiere, uscirà presumibilmente il prossimo anno, e racconterà la new wave di quegli anni...del resto io proprio in quegli anni sono stato direttore artistico del Tenax, dove ho organizzato decine di concerti, da Ginger Baker ai Tuxedomoon, agli Stranglers, ai Killing Joke e promoter italiano di numerosi gruppi musicali inglesi - come gli Psichedelic Furs, i Talk Talk, i Cult... Ma non posso raccontarti tutto adesso... Anche perché forse prima  ci sarà un' altra sorpresina.

I libri di Daniele Locchi

 

 

 
 
 
 
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