Intervista a Danny Scheinmann

Danny Scheinmann
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Danny è soprattutto un attore teatrale di altissimo profilo. Ha recitato con il Royal National Theatre ed è stato in tournée in trentacinque paesi, fra cui la Siberia, la Colombia, le Filippine, la Cambogia e il Vietnam. Ha recitato nel film indipendente The West Wittering Affair, di cui è anche coautore. Ma da qualche tempo ha intrapreso anche la strada di scrittore e sceneggiatore, come ci racconta lui stesso.

Un ricercatore universitario e un soldato della I Guerra Mondiale: cosa hanno in comune due persone apparentemente così diverse?

Entrambi amano l’amore, anche se lo fanno in modi diversi: Leo vivendo una drammatica e profonda odissea interiore, Moritz intraprendendo un viaggio vero, altrettanto drammatico. Le loro storie alla fine troveranno un punto di contatto, in modo inatteso ma non troppo perché i due protagonisti del mio romanzo Piccoli gesti di amore eroico a guardarli bene non sono poi così diversi. Entrambi intraprendono la stessa ricerca.

 

È vero che la figura di Moritz Danielki è ispirata a tuo nonno?

Sì, è vero. La sua storia è simile a quella di mio nonno, che ho scoperto solo recentemente in tutti i suoi dettagli. Certo, sapevo che era stato in Siberia per tre anni, ma non sapevo dove, come, che battaglie aveva combattuto. Ci è voluto un lungo lavoro di ricerca per dare uno sfondo coerente alle vicende che l’hanno visto protagonista, ma era una storia troppo incredibile per non raccontarla, mi pareva assolutamente pazzesco che un membro della mia famiglia, una persona a me così vicina avesse vissuto avventure simili, da film!

 

Perché la scelta di scrivere un libro romance come romanzo d’esordio?

Per me l’amore è davvero importante, e quindi mi è venuto spontaneo. E poi comunque Piccoli gesti di amore eroico non è ‘soltanto’ un libro romantico: c’è la storia della I Guerra Mondiale e dei primi anni del comunismo in Russia, c’è il dolore, c’è la comunicazione tra le persone.

 

Cosa ha portato la tua lunga esperienza di attore nel tuo modo di scrivere?

Se non fossi stato un attore non avrei mai potuto scrivere questo libro. Essere un attore mi ha permesso infatti di ‘entrare’ nei personaggi fino in fondo, di ragionare e agire come loro. Certo, forse essendo un po’ il ‘dio’ del romanzo, l’essere che decide del destino di tutti, avrei dovuto avere un atteggiamento più distaccato, ma invece non ho potuto fare a meno di vivere ogni emozione al fianco dei miei personaggi.

 

Cosa intendi per storytelling? So che addirittura tieni dei corsi sull’arte della narrazione...

Per storytelling si intende la tecnica del raccontare storie davanti a un pubblico. Perchè l’atto di raccontare e ri-raccontare cambia una storia, la arricchisce ogni volta, e raccontarla a un pubblico ancora di più, perché adattarla a un’audience diversa ogni volta è esattamente l’atto che trasforma la narrazione tradizionale in teatro.

 

Hai degli scrittori che consideri dei modelli a cui fare riferimento in questa tua nuova avventura professionale?

No, non ho dei veri e propri modelli. Anzi, cerco di stare lontano dai modelli perché voglio rimanere me stesso, e non scimmiottare nessuno. Naturalmente ci sono scrittori che reputo immensi: Gabriel García Márquez, Lev Tolstoj. Questi li amo, per esempio.

 

I libri di Danny Scheinmann

 

 

 

 
 
 
 
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