Intervista a Daria Colombo

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“Con una mia amica abbiamo fatto un patto: ci diciamo regolarmente e a vicenda frasi pro-autostima. Un esempio: Ma quanto sei figa? Lo sai che sei proprio figa?”. È così che inizia una splendida chiacchierata con Daria Colombo. Più che un’intervista, un confronto (rigorosamente tra donne) sul valore della vera amicizia al femminile, quella pratica, quella che non ti aspetti. Foto di Michele Sepalone.




Daria, sarò l’ennesima a sottolinearlo, ma è inevitabile. Il tuo romanzo Alla nostra età, con la nostra bellezza è evidentemente al femminile e le “tue donne”, Alberta e Lisa, sono completamente opposte e complementari. Cosa rappresentano l’una per l’altra?
Hai colto esattamente quello che volevo evidenziare. Alberta e Lisa rappresentano l’estrema diversità. Una diversità culturale, caratteriale, oltre che anagrafica. Diciamo che tutto parte da un apparente scontro iniziale, prima della nascita di una grandissima amicizia tra donne. Quello che volevo raccontare, oltre al valore della vera amicizia, è anche che le differenze non sono altro che arricchimento. Non è tutto bianco o nero, bisogna imparare a mediare. Dopo 15 anni, per esempio, troviamo Alberta e Lisa molto cambiate, quasi “trasbordate” l’una nell’altra. Questo per dire che confronto e scontro significano crescita.

Alberta e Lisa quindi non sono altro che l’incarnazione della vera amicizia, un valore che difficilmente troviamo in giro, forse perché a volte in un rapporto di amicizia tra donne possono subentrare “agenti esterni”, piccole gelosie…
Quando subentra questo non è vera amicizia. Quella tra Lisa e Alberta lo è. E lo è perché si sostengono praticamente nella loro quotidianità, superando insieme difficoltà e dolori. Non esiste una vita completamente fortunata. Anche quelle che sembrano tali, in realtà non lo sono. Il segreto è non affrontare queste difficoltà da sole. Viverle insieme a un’amica, quella vera, significa alleggerire il carico e superarle. Per questo mi piace parlare del mio romanzo dicendo che ho voluto raccontare la forza delle donne, che è la stessa che dimostriamo a partire dalle piccole cose.

Alberta e Lisa si conoscono nel 1994 e le ritroviamo 15 anni dopo. Come le troviamo?
Le troviamo come sempre. Quello che può cambiare è il contesto. Sicuramente con il passare del tempo, cambiano le necessità, cambiano le abitudini e il tempo si dilata. Ma la vera amicizia non si misura da quanto tempo si trascorre insieme. La vera amicizia è quella che c’è. Proprio quando ne hai bisogno.

Incontriamo pochi uomini tra le pagine del tuo libro, uno fra tutti il marito di Lisa. Che ruolo hanno nel romanzo?
Non ho nessun tipo di problema con gli uomini, anzi. In questo romanzo però ho voluto raccontare le donne, prova ne sia che, oltre alla storia principale, troviamo anche delle microstorie, che hanno sempre come protagoniste delle donne. Diciamo che dal punto di vista dello sviluppo dei personaggi ho “usato” gli uomini volutamente come spalle.

Tornando all’arco temporale in cui si svolge la storia, che ruolo ha il contesto storico-culturale nello sviluppo del romanzo?
Il tempo è proprio il terzo protagonista del romanzo. Mi piace pensare che tutto si sviluppi lungo due coordinate, quella emotiva e quella politica. E per politica intendo quella vera, cioè quell’insieme di regole che vengono create per vivere in armonia. La politica come senso civico. Dico che tempo e politica sono fondamentali perché Alberta e Lisa sono opposte anche nel loro rapporto per esempio con la politica.

Alberta e Lisa: quale delle due ti rispecchia di più?
Direi entrambe. Da ragazza ero molto Alberta, istintiva, energica, poco riflessiva. Adesso provo una grande tenerezza per Lisa.


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