Intervista a Dmitry Glukhovsky

Articolo di: 

Lo vedi e ti domandi come farebbe a scendere negli spaventosi tunnel della metropolitana della Mosca post-atomica del 2033 – nella quale ha ambientato il romanzo che l’ha reso una star internazionale – senza sgualcirsi il completo firmato che sfoggia con palese compiacimento. Del resto Dmitry è giovane, nella sua Russia fa il giornalista e sa utilizzare con maestria e coraggio tutti i mezzi che questa era della comunicazione totale gli mette a disposizione. Blog, pubblicazione open-source, social network, multimedialità, scrittura collettiva, videogame. Ma anche un bel sorriso, per dire.




Perché proprio la metropolitana? Da che nasce questo incubo che farebbe impallidire persino Dante Alighieri e il suo inferno?
Per me la metropolitana di Mosca è qualcosa di molto personale. Potrei quasi chiamarla casa mia: da ragazzo ci passavo due ore al giorno, andando a scuola e tornando a casa. Sono circa 3500 ore solo nei miei anni di scuola. L’idea di Metro 2033 mi è venuta quando ho letto che la metropolitana di Mosca in realtà è stata progettata come il più vasto bunker antiatomico del pianeta, che è collegata mediante tunnel segreti a una Metro-2 governativa da utilizzare in caso di emergenza militare, che ha almeno 200 passaggi nascosti che portano ad altrettanti bunker militari. Poi ho messo la mia immaginazione al lavoro... e ancora mi sorprendo di quanto lontano mi ha portato! Se poi vuoi sottolineare il simbolismo religioso del mio romanzo – allora sì, è un aspetto che c'è: la metropolitana di Mosca è l’ultimo rifugio, una specie di arca di Noè per coloro che sono sopravvissuti all’olocausto radioattivo. Ed è anche un Purgatorio: chi è sopravvissuto è esiliato sottoterra e deve pagare i peccati di coloro che con le loro scelte dissennate hanno distrutto il mondo. Dopo vent’anni di sofferenze, una nuova prova viene a testare se l’umanità ha imparato qualcosa dai suoi tragici errori.

Metro 2033 è stato pubblicato dapprima online, e successivamente è diventato addirittura un romanzo “interattivo”: qual è la tua relazione con il web, credi possa rappresentare una valida alternativa ai canali editoriali tradizionali?
Ho messo online gratis tutti i miei libri, Metro 2033 compreso. E ho anche invitato musicisti ed artisti a collaborare per trasformare i siti dei libri in progetti artistici multimediali. La maggior parte degli autori oggi ha paura della pirateria informatica, dell’effetto negativo che può avere sulle vendite. Io dico: è l’opposto. Non siate avari, fate in modo che chi non se lo può permettere possa leggere il vostro libro! A lungo termine sarà una strategia vincente, e vi dimostrerà se il vostro libro ha davvero qualcosa di interessante per il pubblico. Ora faremo lo stesso con la traduzione italiana del romanzo – probabilmente sarà la prima volta che accade nel vostro paese: con Multiplayer.it, il mio editore italiano, abbiamo deciso di creare un sito, www.metro2033.it, e pubblicarci il testo integrale del romanzo, gratuitamente per tutti. Nel bel mezzo del dibattito sugli ebook e sul copyright che infuria in Italia abbiamo deciso di fare qualcosa di fresco. Non vedo l’ora di sapere con quali risultati! Viviamo nell’epoca di Internet, dei progetti open-source, di Facebook, dei videogame. E la letteratura giovane incamera questo zeitgeist: gli ebook non potranno rimpiazzare i libri cartacei, non ora, almeno. Ma il web è il medium perfetto, la piattaforma perfetta per coloro che vogliono iniziare a conquistare il mondo della comunicazione di quello che stanno facendo: non riesco a pensare a un modo migliore per un giovane musicista/scrittore/artista per mostrare al mondo cosa si fa ed essere apprezzati. Viva Internet!

Dal romanzo è stato tratto un videogame di successo: cosa pensi del gioco, lo ritieni fedele allo spirito del libro?
Il fatto che il mio romanzo sia diventato un videogame così brillante è motivo d’orgoglio, un onore del tutto uguale a quello di vedere il proprio libro sullo schermo cinematografico. Gli sviluppatori del gioco hanno preservato le cose più importanti del libro: lo spirito, l’atmosfera, le emozioni, i personaggi, la storia, la filosofia. In generale, credo che trarre videogame dai libri sia un’idea eccellente: potrebbe attirare teenager e audience che comunque non leggono mai, spingerli a leggere il libro. Dai, fate un videogame di Delitto e castigo, vi prego!

In un certo senso Metro 2033 è un romanzo politico e sociale: sei d’accordo? E se sì, qual è il messaggio del libro?
Metro 2033 è un libro multistrato: sulla superficie sembra un action thriller fantascientifico. Ma se scavi un minimo più a fondo scoprirai i significati nascosti: critica sociale – una descrizione caricaturale della società russa dei primi anni 2000, dibattiti filosofici, persino satira politica. Non c’è un singolo messaggio nel libro. Ma l’idea che racchiude tutti i messaggi è che tutto è soggettivo, che il bianco può essere nero, che il nero può essere bianco, e soprattutto che quando qualcuno vi dice che esistono verità chiare, assolute e semplici dovete aver paura di questa persona.

Che ci dici del sequel del romanzo?
Metro 2034 è un tipo di libro del tutto diverso: un altro genere (più noir lento che fantascienza), personaggi diversi, linguaggio differente. Arriverà in Italia prima della fine dell’anno. Ma ho deciso anche di aprire questa saga ad altri autori: sto invitando numerosi scrittori a unirsi al progetto e a creare storie con personaggi loro ma ambientate nel mondo di Metro 2033. Le storie non devono necessariamente svolgersi nella metropolitana, e nemmeno in Russia, se è per questo. Mi piacerebbe vedere autori giapponesi descrivere la Tokyo post catastrofe del 2033, gli americani la New York, gli italiani la Roma o la Venezia del 2033. In Russia siamo già a tre libri usciti nell’ambito di questo progetto.

In che modo il tuo essere un giornalista influenza il tuo stile di scrittura?
Credo soprattutto nel fatto che so cosa è interessante da leggere per la gente, nel fatto che so come “ipnotizzare” i lettori, diciamo. Ma non utilizzo la mia esperienza di reporter nei libri, non mi pare semplicemente che si tratti di un’esperienza così speciale da essere raccontata. Mi diverto di più a inventare, a fantasticare e a condividere le mie idee con i lettori.

Qual è il tuo personaggio di Metro 2033 preferito e perché?
Senza dubbio Khan – l’uomo che si crede l'ultima reincarnazione di Genghis Khan. Le sue parole sono l’essenza del libro: può dare le spiegazioni più incredibili ai fenomeni più normali, ricordarci che a questo mondo nulla deve essere creduto ciecamente. E poi è un uomo dallo stile impeccabile...

Metro 2033 potrebbe presto diventare un film: se tu potessi scegliere l’attore che interpreta il personaggio di Artyom chi preferiresti?
Spero che le trattative senza fine che stiamo avendo con alcuni produttori cinematografici arrivino a un risultato, prima o poi. Non è importante a quel punto chi interpreta Artyom: non ci crederai ma neanche ho mai immaginato Artyom fisicamente. Guardavo attraverso i suoi occhi mentre scrivevo il romanzo, era il mio alter ego. Quindi penso possano scegliere un qualsiasi attore giovane e carino che piaccia al pubblico femminile. Ma se parliamo del personaggio di Hunter, per esempio, credo che Mickey Rourke sarebbe perfetto. Per Khan, sogno Sean Connery. Visti i tempi delle trattative, speriamo che siano ancora vivi quando Metro 2033 diventerà un film!

I LIBRI DI DMITRY GLUKHOVSKY

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER