Intervista a Domenico Cosentino

Domenico Cosentino
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Disoccupato scansafatiche, un po' per scelta un po' per necessità, Domenico Cosentino sfrutta lo sfondo di una Napoli senza speranze per farne poesia decadente e incazzata. Cinico come i suoi versi, si concede in un'intervista dai toni scanzonati, in cui ci parla del titolo censurato della sua opera prima e molto altro ancora.




Pur giudicando il tuo libro d'esordio molto buono, trovo il titolo Meglio per tutti dare la colpa a me decisamente poco azzeccato, non avete mai pensato ad altro prima della pubblicazione? 
In realtà il titolo iniziale era diverso, inerente al mio modo di pensare ed in simbiosi con la copertina. “ … e i suoi peti odorarono di gelsomino”, una metafora della vita. Un uomo che finalmente capisce di essere un fallito e vuole rialzarsi, le sue scurreggie cambiano odore diventando soft (non chiedermi perché proprio all’aroma di gelsomino, reminescenze infantili), lo puoi leggere sul dorso del volume, per un errore di stampa è ancora presente. Il titolo che avevo scelto fu ritenuto  volgare dalla editor (in quanto il mio libro poteva arrivare all’aristocrazia napoletana, avere una diffusione così ampia da far storcere il naso ad anziane educande frigide) e così pensai al titolo attuale(che è un verso di una poesia che ritrovi nel libro). Ho scelto quella frase perché sono un lettore accanito di Daniel Pennac e spesso mi rivedo nelle gesta del suo Malaussene, capro espiatorio di aziende varie. L’unica differenza sta nel fatto che io non vengo pagato per prendermi la colpa di tutto.
 
L’opera si apre con una citazione di Charles Bukowski, anche lo stile delle tue poesie ha molto in comune con l’autore, che ruolo ha avuto nella tua formazione? Quali sono le opere che preferisci di Hank? 
Spesso vengo criticato per avere uno stile simile a quello di Hank. Indubbiamente rimasi folgorato dalla sua opera, adoro le sue poesie, ma non disdegno le raccolte di racconti, Taccuino di un vecchio sporcaccione è la mia preferita. Ho letto diversi autori, non copio lo stile bukowskiano, semplicemente mi risulta facile scrivere in quel modo, ispirato dalle mie esperienze di vita, dalle sfortune che mi sono capitate in tutti questi anni. Credo che la vita influenzi il tuo modo di scrivere, no?
 
Certamente, infatti i tuoi versi parlano di sofferenza, povertà, umiliazione, sesso. Com’è la vita di un under 30 a Napoli e provincia? 
Difficile, ma non voglio fare del vittimismo. Posso parlarti della mia esperienza, di ciò che capita ogni giorno ai miei amici. Una situazione insopportabile, esci di casa e rischi di fare un incidente in strada, di notte c’è sempre una rissa che finisce (nel migliore dei casi) con una coltellata. Ultimamente la situazione è diventata insostenibile, le persone impazziscono per poco, per uno sguardo, per un parcheggio. L’anno scorso andai a trovare un amico che viveva in una periferia bolognese, mi disse che era pericolosa, piena di immigrati (come se la colpa della decadenza fosse tutta loro) ad un napoletano poteva invece sembrare un paradiso, giostrine per bambini, prati all’inglese, bar e negozi, c’era anche una stazione della polizia.
Bisognerebbe visitare una periferia napoletana e poi dire cosa sia lo squallore.
 
Pensi che questa pubblicazione cambierà qualcosa della tua vita? E’ concretamente una possibilità per emergere?  
No. Nulla è cambiato, non mi sento uno scrittore, non mi gongolo. Emergere è difficile e lo sai anche tu. L’editore sparisce lasciandoti il peso di tutto. La distribuzione è nulla, la gente non comprerebbe mai un libro di un autore sconosciuto. L’unica soddisfazione che mi rimane sono le telefonate e le e-mail dei vari lettori che mi dicono: “ Nico continua così, vogliamo leggere altro!” Spero di lasciare qualcosa ai lettori, emozioni, sensazioni. Poter spiegare che la vita non è solo shopping e locali. Racconto la mia vita e quella delle persone che condividono le mie esperienze mixando il tutto con crudezza e realtà.
 
Allontanandoci un po’ dal contesto letterario, come credi che possa cambiare la situazione del meridione? Ci sono delle possibilità di miglioramento? 
Non migliorerà mai, la situazione qui è come un cane che si morde la coda, un ciclo. Bisognerebbe cambiare la mentalità delle persone, dei napoletani, ed è impossibile. I pochi che hanno dei risparmi o le palle, emigrano. L’unica possibilità che rimane ai meridionali che hanno davvero voglia di fare è trovare un luogo che li accolga. Napoli è una città sbagliata, la politica qui è sbagliata, ma è solo un frammento di specchio che riflette l’attualità italiana.

I libri di Domenico Cosentino

 

 

 
 
 
 
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