Intervista a Dominique Sylvain

Dominique Sylvain
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Dominique Sylvain, scrittrice e giornalista francese, è da diversi anni uno dei pilastri della letteratura noir e poliziesca francese, il famoso polar. Sicuri di risvegliare l’interesse dei lettori di Mangialibri, la intervistiamo per permettere a questa scrittrice eclettica di presentarsi anche al pubblico italiano e la incontriamo in una nota libreria del centro di Milano. Ci accoglie con un fedele traduttore e si presenta semplicemente con una stretta di mano e un sorriso che accompagnerà tutta l’intervista. La prima impressione è di una persona molto semplice, alla mano, ma professionale e precisa nei confronti del suo lavoro.




Nel tuo libro La guerra sporca le due donne protagoniste sono completamente all’opposto una dell’altra. Si dice che un autore tenda sempre lasciare qualche tratto autobiografico all’interno dei libri. C’è qualcosa di Dominique Sylvain nel “porcospino psichedelico Ingrid” o nella “donna vestaglia Lola” protagoniste del romanzo?
Moltissime cose sono personali, ma nonostante la simpatia delle due protagoniste io preferisco restare nascosta dietro i miei libri piuttosto che al loro interno. Oltretutto queste due donne sono decisamente all’opposto tra loro, Lola ha sessant’anni mentre Ingrid neanche trenta. Non hanno affinità culturali, non hanno la stessa sensibilità, non hanno la stessa esperienza di vita, apparentemente non hanno nulla in comune. Io compaio con i miei pensieri, i miei ricordi, il mio vissuto. Per dire la verità l’ispirazione per il personaggio di Lola l’ho avuta sia da mia suocera che da sua cugina. Mia suocera è una persona assolutamente adorabile ma con un carattere abbastanza autoritario. Le piacciono molto i puzzle e mi sono ispirata al suo appartamento per descrivere quello di Lola. Mentre da sua cugina ho preso ispirazione per il carattere e la determinazione. Anche lei è una donna puntigliosa e forte, infermiera nella guerra del Vietnam, sindaco di un piccolo paese, perennemente a contatto con posizioni e uomini di potere. Mi sono ispirata anche alla forte amicizia tra queste due donne, parenti e amiche tra di loro, per descrivere il rapporto tra Lola e Ingrid. Ingrid invece è un punto di domanda. Non ho idea dell’esatta provenienza del personaggio. Sicuramente mi sono ispirata a Claire Danes, una attrice americana da cui ho preso spunto per la descrizione fisica e caratteriale.


Un libro che non deve mancare mai sulla scrivania dei giovani scrittori che intendono iniziare la professione?
C’è un saggio molto bello di un autore giapponese, Murakami Haruki, che si intitola L'arte di correre. Mi ha sempre colpito come Murakami sia riuscito a creare un parallelismo tra la corsa e l’arte di scrivere libri rendendo le due attività complementari. La sedentarietà della scrittura, infatti, ha bisogno di essere in qualche modo bilanciata da una attività in grado di risvegliare la mente ed allenare il corpo, rendendolo forte e sano. La corsa, in quanto sport solitario, permette anche la riflessione e la disciplina che richiede è per alcuni versi molto simile alla determinazione dello scrittore che si impegna per terminare un romanzo. E’ un saggio formidabile perché l’autore non ritiene che la scrittura sia qualcosa solamente di cerebrale ma anche di fisico e che tutto il corpo venga coinvolto in questo processo. Per ottenere buoni risultati quindi vale la vecchia regola di “mens sana in corpore sano” e questo è il primo consiglio che posso dare. Ma forse i giovani scrittori, già in buona forma fisica, non hanno bisogno di Murakami quanto del confronto costante con gli autori del loro genere preferito. Per chi fosse interessato al poliziesco o noir, consiglio due autori. Il primo è Manuel Vázquez Montalbán per la sua visione del mondo e il secondo è Elmore Leonard, per le storie, per i dialoghi e per la narrazione in genere.


Una domanda per i lettori di Dominique Sylvain che hanno fame di sapere "cosa succederà dopo": possiamo avere qualche anticipazione sul futuro di Ingrid e Lola. Il finale de La guerra sporca non volge certo a favore di Ingrid...
Molti dei miei fan, infatti, hanno scritto sui blog “ma cosa è successo … non può essere … “! In generale la fine del libro è stata accompagnata da reazioni molto forti. Bene, penso che non sia proprio come sembra. La fine che i lettori troveranno non è certo definitiva, tanto che le due protagoniste saranno presenti anche nel prossimo romanzo della trilogia L’arcangelo del caos. In realtà nel secondo libro Ingrid non sarà presente se non per un video del suo ultimo spettacolo a Pigale ma si troveranno insieme nel terzo libro, pronte per nuove avventure.


Tokio, Parigi, Africa… Luoghi descritti nei tuoi libri e che hanno lasciato un segno indelebile nella tua mente. C’è un posto in particolare dove vivresti domani? Un posto ideale?
In realtà mio marito ha un mestiere che lo porta in giro per il mondo e penso che dopo Tokyo sarà il turno di Hong Kong, quindi non abbiamo molta scelta: seguirlo o fare avanti e indietro dalla Francia. Penso che lo seguiremo. Un posto ideale… non so se è esiste. C’è un autore francese che mi piace molto, Philippe Djian, e che vorrebbe nella sua città ideale il mare, la montagna, il divertimento e la tranquillità, il caldo e il freddo, la pioggia e il sole. Per me è uguale. Vorrei trovare un posto con tante caratteristiche ma credo che il luogo ideale sia principalmente con le persone che ami.


Tutti i tuoi romanzi sono molto precisi a livello di terminologia, tecnica e ricostruzione delle situazioni. Quanto è importante la preparazione di un romanzo e quanto tempo può richiedere?
All’inizio c’è un’idea che fluttua nella mente non completamente definita. E’ una cosa di cui mi rendo conto dopo. Quando ci ripenso e mi documento la prima cosa che verifico e se l’idea tiene, se è realistica ecc. Poi mi documento con libri del settore e parlando con qualcuno che possa indirizzarmi, con esperti e consiglieri. Poi divido il materiale che ho raccolto in 30-40 capitoli e solo dopo inizio a scrivere. E li deve andare tutto a posto. Deve essere come un puzzle con le caselle che si incastrano una nell’altra perfettamente. Ci sono infatti molte cose che non possono essere previste prima che sia iniziata la vera e propria stesura. Ci sono moltissimi particolari che devono avere logica e accordarsi perfettamente con i personaggi e le situazioni, azioni consequenziali che possono essere cucite su misura della storia solo quando se ne ha una visione d’insieme. E’ molto facile che succeda di dover sopprimere un personaggio perché non entra perfettamente nel meccanismo o dover riscrivere una parte intera del romanzo perché non veste bene sul personaggio. Ampia visione sulla scena di fondo ma anche sui dettagli. E’ quello che mi sta succedendo con il libro che sto scrivendo adesso, L’arcangelo del caos, nel quale le scene principali sono in una vettura della polizia. Per cui ho dovuto vivere io stessa questa esperienza prima di poter capire cosa succede intorno alla vettura di giorno, di notte ecc.


Chi è il primo lettore dei tuoi libri? Chi è il primo che può dire “mi piace” o “non mi piace”?
E’ il mio editore. Prima facevo leggere i libri a tutto il mondo, famiglia amici ecc. Ho dato fastidio a tante persone prima di rendermi conto che non tutti hanno la preparazione né l’interesse di dire che un libro non piace o per riconoscerne i difetti strutturali. Sono sempre tutti entusiasti e molto poco obiettivi. Allora ho iniziato a far leggere i libri direttamente al mio editore ma solo quando sono già quasi completamente finiti. Durante la scrittura, ci sono molte occasioni in cui ho voglia di chiamarla per chiedergli se scrivere una certa cosa o inserire un certo personaggio, ma poi mi convinco che lette in una ottica d’insieme possano rendere meglio e aspetto, rimanendo con i miei dubbi. E’ quello che è successo con il mio libro L'arcangelo del caos. E’ partito come un sequel e mi sono ritrovata a continuare una storia senza lasciare lo spazio vitale tra i due romanzi, perdendo la suspense e la voglia di stupire. Il romanzo arrivava dopo due anni e avevo paura che si fossero dimenticati di tutto. L’editore ha letto pochi capitoli e mi ha detto di riscriverlo, perché nonostante sia un sequel deve comunque contenere una storia nuova, ricca e interessante. Solo grazie a lei ho deciso di ricominciare, lasciare da parte il passato e focalizzarmi più sull’interesse del lettore rendendolo più interessato alla novità. Questa cosa ti rende felice e con una liberazione tale che ti rendi conto che è la strada giusta.

I libri di Dominique Sylvain

 

 

 
 
 
 
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