Intervista a Elia Gonella/Hector Luis Belial

Elia Gonella
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Non solo i supereroi e i mariti fedifraghi hanno un'identità segreta. Anche Elia Gonella da Arzignano, che nasceva l'anno in cui io ho fatto la Maturità (beato lui), ha frequentato finora gli scaffali delle librerie sotto le sembianze del sulfureo Hector Luis Belial. Con il suo terzo romanzo è venuta anche la scelta di gettare la maschera e metterci la faccia, letteralmente. Sarà l'inizio di una bella carriera letteraria? Non ci stupirebbe, le premesse ci sono tutte. Ma lasciamo che sia Elia a spiegarci perché e percome.




Chi è/era Hector Luis Belial? Da dove nasce la scelta di scrivere sotto pseudonimo e perché abbandonarla, se hai effettivamente deciso così?
Belial è un’invenzione ispirata agli eteronimi di Pessoa. È uno pseudonimo col quale ho firmato alcuni dei miei primi scritti editi, e anche un personaggio per il quale mi divertivo a inventare biografie fittizie. Mi firmavo Belial per un misto di gioco intellettuale, di provocazione e di timidezza. Mi firmo con il mio nome per semplici ragioni di opportunità.

 
Dall'estetica classicamente hard-boiled degli esordi il tuo stile è andato via via evolvendosi. In che direzione senti di star andando?
Mi piace affrontate generi e stili diversi. Pulp, noir, thriller psicologico, ma anche commedia, satira, grottesco. Attualmente sto lavorando a un romanzo d’avventura e a una sceneggiatura cinematografica.

 
Il tuo Alla corte del Re Cremisi sembra aver abbandonato qualsiasi ambientazione/riferimento di sapore "statunitense", un topos invece molto diffuso nella narrativa di genere, soprattutto quella noir e dintorni. Una scelta strategica precisa o un caso?
La storia è incentrata su una catena di negozi che vende organi di ricambio per il corpo umano. Ho pensato che questo presupposto surreale richiedesse, per controcanto, un’ambientazione comune e realistica. Perciò buona parte del romanzo si svolge nell’hinterland milanese.

 
Perché affronti con questa rabbia il tema del commercio degli organi sviluppati in laboratorio? In fondo non sarebbe una conquista preziosa per l'umanità?
Forse sì, se funzionassero! Nel romanzo, invece, gli organi sintetici sono dannosi e potenzialmente letali. Racconto di una multinazionale che, per profitto, nasconde le controindicazioni dietro alla promessa di bellezza e benessere.

 
Che importanza ha la musica nella tua scrittura?
Mentre scrivo mi capita di ascoltare un album dietro l’altro, per ore. Perlopiù rock, blues e jazz. Nei romanzi faccio spesso riferimento alla musica per definire il tono di una scena o, più spesso, per caratterizzare i personaggi. Infine mi interessano le vite dei musicisti; molte sono drammatiche, tragiche, a tratti anche ridicole. Sono l’agiografia del nostro tempo.

I libri di Elia Gonella

 

 

 

 
 
 
 
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