Intervista a Eliselle

Eliselle
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"Cooosa? Intervistare Eliselle che passa da Roma per una presentazione? No dai David, ti prego...ma manda una ragazza, scusa! No, dico l'hai letto il suo ultimo romanzo? La protagonista tiene in casa un uomo ridotto a schiavitù che dorme ai piedi del suo letto! Come, che c'entra: alla prima domanda sbagliata quella mi mozza un orecchio e lo spedisce alla redazione di Mangial...clik!" (David m'ha riagganciato). Mi accarezzo un orecchio mentre attendo Eliselle per l'intervista in un bar di Roma. Non so neanche com'è fatta fisicamente. Aspetto a ordinare qualcosa, non vorrei passare da maleducato. Getto un occhio al marciapiede e vedo una ragazzina moolto carina che mi fissa con gli occhi grandi tipo cerbiattone. Mi accenna un sorriso quando incrocio il suo sguardo. Eccola che si avvicina, sarà il mio charme irresistibile? La spiegazione, come avrete intuito, è un'altra...

Ecstasy Love più che un romanzo è il ritratto di una generazione: quella dei diciassettenni degli anni ‘90 alle prese con le prime esperienze fuori famiglia e con la voglia di trasgressione. Da dove nasce l’idea di questo libro?

L’idea è nata all’improvviso, proprio mentre mi trovavo in una delle discoteche descritte nel romanzo, una estate di otto anni fa. Mi sono ritrovata in mezzo a un gruppo di ragazzi che non facevano parte della mia compagnia, e uno di loro ad un certo punto è crollato a terra sotto l’effetto dell’ecstasy, in preda a un trip. I suoi amici, che un attimo prima ballavano insieme a lui, si sono volatilizzati fregandosene completamente. È una cosa che mi è rimasta dentro per un sacco di anni e mi ha fatto riflettere. L’ho lasciata decantare e l’ho poi messa insieme con esperienze vissute sulla mia pelle, con quelle di altre persone che hanno vissuto lo stesso periodo, e ho inventato la storia di Francesca. Così è nato Ecstasy Love.

 

Nei tuoi libri analizzi quel limite sottile che separa la 'retta' via dalla trasgressione, l’amore dal tradimento, il divertimento dallo sballo. Un limite che a te è capitato mai di oltrepassare?

Sono stata tentata di farlo. Credo che sia una cosa naturale, la tentazione, soprattutto in età adolescenziale quando vuoi sentirti grande e forte. L’ho capito dai racconti di chi quel limite l’ha oltrepassato senza porsi troppi dubbi e domande. Però la razionalità ha sempre preso il sopravvento sulla tentazione. A posteriori, sono contenta che sia andata così.

 

Carlo Lucarelli ha definito la location del tuo libro - ovvero la zona di Reggio Emilia - come una Los Angeles nostrana, un'unica metropoli di 2 milioni di abitanti che si spinge da Bologna a Parma fino alla riviera romagnola. Cosa ne pensi di questa definizione? Che mondo è il tuo mondo?

La definizione di Lucarelli è sicuramente azzeccata. Ma mi sono piaciute molto anche le descrizioni che ha fatto dell’Emilia dello scrittore Andrea Villani, partendo proprio dall’arteria principale, la via Emilia, e definendola “una scuola di pensiero, un fiume fatto di luce e di asfalto”. Io l’ho percorso e lo percorro tante volte, questo fiume di luce e asfalto, ma oggi lo vivo diversamente da allora: quella di allora era la ricerca di una ragazza giovane che amava divertirsi con gli amici, quella di oggi è un altro tipo di ricerca, dedicata alla riscoperta dei luoghi e delle storie che in qualche modo fanno parte anche della mia esistenza, pure inconsapevolmente.

 

Ti senti parte del fenomeno delle scrittrici-blogger italiane? E come lo vedi, in generale?

A dire il vero no. Certo, ho iniziato pubblicando racconti sul web, era l’unico modo per iniziare un percorso, farmi leggere e migliorare, ma non ho mai tenuto una tipologia di blog che possa farmi rientrare nella categoria dei blogger. Il mio è un blog più di promozione che altro. Preferisco occuparmi di informazione col portale Delirio.NET dove parlo delle cose che attirano la mia attenzione. Il fenomeno delle scrittrici-blogger a volte porta a delle belle scoperte, altre volte invece sono semplici bolle di sapone, ma fa parte del corso naturale delle cose. La visibilità che regala la rete è un’opportunità che si può, e a mio avviso si deve cogliere. Il talento, se c’è, in qualche modo trova la strada per uscire, e internet in fondo è così accessibile... sta lì per questo, no?

 

C’è una scrittrice/scrittore che più ti rappresenta in ambito internazionale? E quali sono gli altri tuoi scrittori preferiti?

Io sono una lettrice onnivora, leggo davvero di tutto. Se dovessi citare gli autori che ammiro o che spero un giorno di emulare, sarebbero troppi da elencare. In ordine sparso, tra i contemporanei citerei Ellis e Welsh, Follett e V.M. Manfredi, Wendy Holden e la Bushnell. Ma sono solo i primi che mi vengono in mente!

 

Che libro sarà il tuo prossimo libro?

Il prossimo sarà un libro divertente in uscita a maggio per la collana Anagramma della Newton Compton. Si intitola Fidanzato in affitto e racconta la storia di Cristal, una ragazza accecata dall’amore e sottomessa al fidanzato, che viene mollata, combina un casino e si ritrova da sola a dover risarcire una cifra esorbitante. Non ha soldi e non ha prospettive di trovarli, ma le viene in aiuto una sua cara amica che lavora in ambito fetish e s/m, che le consiglia di prendersi... uno schiavo. Vista la natura remissiva di Cristal, le (dis)avventure e le risate sono ovviamente assicurate. È un genere che mi riporta al mio esordio, al mio amore per la chick-lit e per le situazioni “scomode” raccontate con allegria. Ogni tanto staccare la spina lo trovo necessario, per respirare meglio.

 

I libri di Eliselle
 

 

 

 
 
 
 
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