Intervista a Ella Frances Sanders

Ella Frances Sanders è una talentuosa e giovanissima scrittrice ed illustratrice inglese, capace di uno sguardo tanto poetico quanto rigoroso sui misteri della parola e sulle meraviglie del mondo; in bilico tra ragione e sentimento. I suoi libri sono pubblicati in Italia da Marcos y Marcos e sono stati tradotti in molte lingue. Intervistarla a Più Libri Più Liberi 2019 è stata un’esperienza delicata e di rara poesia. Un privilegio assoluto.




Penso che il tuo Lost in translation sia una presa di posizione netta in difesa del significato di un termine, il quale inevitabilmente viene perso durante il processo di traduzione in cui spesso il senso più ampio non viene compreso. Nella traduzione viene a mancare il cuore. Come è stata per te l’esperienza di costruzione di un libro così delicato e complesso?
È interessante che tu abbia usato il termine “delicato”, perché ripensandoci, durante la sua creazione c’è stata sicuramente una sensazione di fragilità. La fragilità in termini di gestione delle parole e dei loro significati, la responsabilità di trasformarle in illustrazioni abbastanza semplici e la fragilità nel cercare di muovermi per la prima volta tra le richieste di un editore. Penso di aver esitato anche nel timore di mettere troppo di me stessa nel libro, perché all’epoca mi sembrava che la cosa avesse meno a che fare con la mia versione delle cose e più con quale potesse essere la comprensione, la visione, degli altri. Posso dire con certezza che è stata un’esperienza formativa, gratificante e snervante.

Quale è stata la tua esperienza con Ilaria Piperno, la traduttrice italiana dei tuoi libri?
Con Ilaria ho avuto solo meravigliose stimolanti conversazioni e le sono estremamente grata per aver dato a Lost in translation la sua voce italiana. C’è qualcosa di perpetuamente strano nel leggere o ascoltare parole che hai scritto tu in una lingua che non riesci a capire. Eppure la sua conoscenza intrinseca di ciò che il libro stava cercando di comunicare è stato il miglior inizio per la sua traduzione in italiano, e mi sento molto fortunata che sia stata lei a tradurre in italiano tutti e tre i miei libri.

Mi sembra che Lost in translation sia una specie di nucleo creativo di Piccolo libro illustrato dell’universo; in entrambi i libri, le illustrazioni e le parole svolgono un ruolo complementare (ma per certi versi opposto). In Lost in translation paradossalmente sembrano essere le immagini a ricoprire il ruolo principale, mentre in Piccolo libro illustrato dell’universo le parole ad essere più numerose ma comunque dense di significato. Sei d’accordo?
Hai ragione nel dire che ci sono differenze molto nette tra il primo libro, Lost in translation, e il terzo, il Piccolo libro illustrato dell’universo, e penso che questo possa essere spiegato ed elaborato in molti modi. Per prima cosa i processi che hanno portato alla loro creazione sono separati da circa cinque anni, sono certa che sapessi molte più cose di me, conoscevo meglio me stessa, quando mi accingevo a scrivere il terzo libro. Dopo l’accoglienza positiva di Lost in translation ho anche iniziato a consentire un po’ più a me stessa di entrare nel mio lavoro, in modo più personale, e questo credo si percepisca all’interno di Piccolo libro illustrato dell’universo. Inoltre, l’ampiezza della materia trattata ha fatto sì che, naturalmente, sia la scrittura sia le illustrazioni crescessero nel tentativo di contenere tutto.

Il materiale delle stelle, del DNA, degli alberi e del tempo... Piccolo libro illustrato dell’universo ha la capacità di parlare attraverso il linguaggio delle immagini e della "poesia" di alcuni dei misteri più sorprendenti e allo stesso tempo più oscuri che ci circondano. Hai attinto di più dalla scienza, dalla poesia e dalle immagini per creare questa sorta di guida?
La cosa più importante per me in questo libro è stata garantire il fatto che fosse avvicinabile, accessibile - assicurarmi che non sembrasse freddo e denso di fatti scientifici. Le cose da cui ho attinto, le illustrazioni e il linguaggio più ricco di aggettivi, sono le cose che ho creduto potessero assistermi in questo proposito: aiutare il maggior numero di persone con i background più disparati a comprendere alcune delle espressioni più complicate e meravigliosamente strane dell’universo.

“Quando si riflette sull’universo, materia invisibile – il nostro angoletto in mezzo all’infinito – credo sia importante, anzi direi saggio, tentare di trovare un equilibrio tra il riso e il pianto incontrollato”. Si legge questo nell’introduzione a Piccolo libro illustrato dell’universo a significare la celebrazione della meraviglia, la scienza di come funziona l’Universo e il mistero esistenziale dell’essere umano. Perché sei così affascinata dalla straordinaria relazione tra uomo e universo?
La citazione dall’introduzione del libro è un modo per spiegare la varietà di equilibrio che ritengo necessaria quando si parla di questioni vaste e universali. La relazione tra uomo e spazio-tempo mi affascina per la scala e la prospettiva che riesce a fornire, per l’assurdità pura. È affascinante perché ciò che viviamo e respiriamo è molto più sorprendente e significativo di qualsiasi altra cosa ci siamo messi a costruire noi stessi sulla Terra. È inimmaginabilmente grande e bizzarro, compreso e da comprendere, e penso che avremmo potuto trarre molti benefici se avessimo prestato più attenzione all’universo, usando maniere molto più gentili.

I LIBRI DI ELLA FRANCES SANDERS



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