Intervista a Emanuela E. Abbadessa

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Catanese trapiantata a Savona, Emanuela E. (la E sta per Ersilia) Abbadessa ha costruito attorno alla musica la propria carriera, spaziando dall’organizzazione di eventi musicali all’insegnamento. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo, che le è valso numerosi riconoscimenti letterari. Con l’intento di dare un seguito “all’osservazione dei rapporti di forza all’interno della coppia”, nel 2016 è arrivato per Rizzoli un secondo libro di fiction. E altri sicuramente ne seguiranno.




Dalla tua biografia mi pare di intuire che, se confrontata con quella musicale, l’attività di autrice di romanzi sia recente: cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla scrittura?
Il passo non è stato così grande dato che la mia attività di musicologa mi portava a scrivere comunque, anche se fino a qualche anno fa mi limitavo alla saggistica. L’esigenza di raccontare storie è venuta dalla solitudine. Trasferitami a Savona da Catania, non conoscevo nessuno e così ho cominciato a farlo per riempire la mia casa di personaggi che restassero un po’ con me e mi tenessero compagnia.

Tornando invece alla musica, se dovessi scegliere una colonna sonora per il tuo nuovo romanzo Fiammetta, quali canzoni o brani classici includeresti?
Sicuramente quelle che cito direttamente o indirettamente nel testo. Quindi almeno due canti popolari, uno toscano e uno siciliano in particolare, a cui faccio riferimento. E poi la musica di Bellini (che effettivamente viene eseguita a casa del compositore Bentivegna per la festa in onore di Fiammetta), di Verdi. Ma se dovessi pensare a una colonna sonora originale per il mio romanzo, mi piacerebbe fosse scritta da Germano Mazzocchetti, compositore e amico di vecchia data che stimo come artista e come uomo e che, tra tanti, sono certa coglierebbe perfettamente i suoni da dare al romanzo.

Sebbene solo una parte delle vicende raccontate in Fiammetta si svolga a Firenze, il capoluogo toscano esercita una profonda influenza su tutta la narrazione. Qual è il tuo rapporto con questa città?
Amo Firenze. Ho in Toscana molti amici e a Firenze andai anche in viaggio di nozze. Non credo si possa comunque restare insensibili davanti al fascino di questa città.

Fiammetta è decisamente un personaggio a tutto tondo: appassionata, volitiva, ma anche dolce e fragile. Quali figure femminili – letterarie e non – ne hanno ispirato la caratterizzazione?
Più che la vera Giselda Fojanesi che per prima mi ispirò la storia, scrivendo Fiammetta avevo in mente almeno tre personaggi letterari, tutte insegnanti: la maestrina dalla penna rossa di Cuore ma soprattutto un’altra donna di De Amicis, Maria Pedani, formidabile protagonista del meno noto Amore e ginnastica. Accanto a loro, Miss Brodie, la professoressa del più celebre romanzo della mia scrittrice preferita, Muriel Spark. In ultimo, Fiammetta ha qualcosa della mia indimenticabile maestra delle elementari.

Il tuo stile è molto legato alla ricchezza lessicale, all’uso di termini e costruzioni sintattiche che richiamano il romanzo ottocentesco. Quanta ricerca preliminare c’è alla base di tale scelta stilistica?
Non direi che c’è una ricerca stilistica o lessicale nel momento in cui scrivo. C’è piuttosto il mio amore per la lingua italiana e un mio vecchio divertissement che è anche un esercizio: la scrittura in stile ovvero “à la maniere de”, una cosa che mi ha sempre accompagnata e divertita molto.

Ѐ innegabile che, messe di fronte a Stefano Pucci e Mario Valastro, proprio come Fiammetta la maggior parte delle donne finirebbe per scegliere quest’ultimo. Come giudichi, anche alla luce del tuo romanzo, questa inclinazione del genere femminile per il “cattivo ragazzo”?
Temo tu lo stia chiedendo alla persona sbagliata: io amo i cattivi! Li trovo infinitamente più attraenti dei personaggi positivi e se, avessi potuto scegliere, non avrei mai trasformato Pinocchio in un bravo bambino.


I LIBRI DI EMANUELA A. ABBADESSA


 

 

 
 
 
 
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