Intervista a Emanuele Ponturo

Emanuele Ponturo
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Romano, avvocato penalista che si occupa spesso di microcriminalità giovanile e reati di natura sessuale, scrittore. Stiamo parlando di Emanuele Ponturo, autore del romanzo L’odio - Una storia d’amore, vicenda tratta proprio da un caso da lui stesso affrontato. Un amore nato in periferia, un adolescente vittima di una passione devastante e delle sue conseguenze che ritorna negli stessi luoghi, nella stessa periferia anni dopo, per cercare quel maledetto amore: questo in tre righe il succo del romanzo. Per sapere qualche dettaglio in più, abbiamo fatto qualche domanda allo scrittore.

Avvocato penalista con il pallino della scrittura, una passione che nasce quando e come?
A tredici, quattordici anni, nell’adolescenza. Leggevo di tutto, dai fumetti pornografici ai classici, attratto dalle storie, subito dopo è nato l’amore per la scrittura. Ricordo ancora quando prendevo il treno e andavo a Frascati dove viveva il poeta Vito Riviello, giocavo con sua figlia e in quelle stanze piene di libri, incantato, mi perdevo, con  lui che spesso correggeva quello che scrivevo. È stato lui a darmi i primi consigli sulla struttura del testo di cui ancora oggi faccio tesoro.

 

Leggo che per il tuo romanzo L'odio ti sei ispirato a una storia vera, sicuramente un caso a cui hai lavorato. Quali sono le maggiori difficoltà,se ci sono state, nel riportare sulla carta e nel raccontare "letterariamente" una storia così cruda, forte, intensa?
La scrittura è un universo differente rispetto a quello del vivere, ho cercato volutamente  un linguaggio molto basso e a volte volgare per descrivere la realtà marginale e  dura in cui si muovevano i personaggi, unitamente a uno stile lirico per descrivere l’adolescenza, l’età  dei sogni; l'adolescenza di Stefano, il protagonista del romanzo, si muove tra questi due estremi.

 

Indaghi a fondo i meccanismi psicologici che stanno alla base di quest'amore ossessione, la tua scrittura è raffinata ma nello stesso tempo concreta e accurata. Un risultato che pensi sia dovuto alla tua esperienza con casi di questo tipo?
La mia esperienza di avvocato penalista mi ha molto aiutato a capire quello che sta in fondo a molte tragedie che spesso non hanno ragione d’essere, dietro ai meccanismi psicologici, ai gesti a volte definitivi.

 

Come mai hai deciso di ambientare questa storia proprio nel quartiere romano della Magliana?
Ho preso la Magliana come simbolo di tutte le periferie nell’immaginario collettivo: si pensi alla Banda della Magliana, al Canaro, alle bande giovanili in quello che negli anni ottanta era un degradato quartiere della capitale, mentre fortunatamente oggi non è più così. 

 

Stefano, il protagonista del romanzo, non ha mai superato il trauma del primo amore adolescenziale, e, leggendo il romanzo, si scopre chiaramente il perchè. Nello stesso tempo sempre dalla lettura emergono lati oscuri della sua personalità, legati anche a un rapporto conflittuale con il padre e con il luogo in cui è nato e vive, la periferia di Roma. Com'è nato questo personaggio così particolare e controverso, nei confronti del quale i sentimenti del lettore oscillano continuamente?
Ho sentito l’esigenza di  raccontare questa storia così piena di morbosità, contraddizioni, ferite, poesia, perversione proprio per far oscillare i sentimenti del lettore. Infatti  Stefano, dopo aver subito un danno si rivale su Monica, una ragazza alla ricerca del suo principe azzurro che subirà a sua volta, da parte di Stefano, una ferita gravissima, una violenza sessuale. Però non è solo questo, non è soltanto un cuore nero, ma un carnefice dai molti risvolti.

I libri di Emanuele Ponturo

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